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Asia Bibi e il desiderio dell’Eucarestia

Testimonianza di vita cristiana

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La donna cristiana condannata a morte per blasfemia in Pakistan, al suo nono Natale dietro le sbarre, chiede la visita di un sacerdote e non perde la speranza
 
PAOLO AFFATATO
ROMA
 

A Natale il sogno di Asia Bibi è ricevere l’Eucarestia. La donna che, da innocente, trascorrerà per il nono anno consecutivo il Natale dietro le sbarre, accusata ingiustamente di blasfemia e condannata a morte, «è forte nel corpo e nello spirito», e ha tanto desiderio di quel «cibo spirituale», nutrimento per l’anima del credente. Lo racconta a Vatican Insider Joseph Nadeem, responsabile della Renaissance Education Foundation di Lahore, che cura il ricorso legale di Asia, giunto al terzo grado davanti alla Corte Suprema, e che garantisce ospitalità alla famiglia della donna e istruzione ai suoi figli. 

 

 

Nelle ultime settimane Nadeem ha ricevuto diversi permessi per fare visita ad Asia, nel carcere femminile di Multan. Con lui il marito Ashiq, le due figlie Eisham and Esha e, circa un mese fa, anche il suo avvocato, il musulmano Saifool Malook.«Vedere questa donna, reclusa da oltre otto anni, in buono stato di salute fisica, ma anche animata da fede, coraggio, vitalità di spirito, è un vero miracolo», rileva Nadeem. 

 

Lui e i familiari hanno avuto l’occasione di vederla anche la vigilia di Natale, condividendo con lei un incontro di circa 40 minuti, segnato dal dialogo e da un commosso abbraccio, ma anche da una momento di festa e di auguri, accompagnati da un dolce natalizio (eccezione, questa, consentita solo per feste particolari).  

 

Non è mancata, riferisce Nadeem, una preghiera comune. È la fede il fondamento solido che regge la vita di una donna che, a 50 anni, ha visto passare quasi un decennio della sua esistenza in solitaria prigionia, privata di relazioni umane ma accompagnata costantemente dalla relazione con Dio, divenuta, giorno dopo giorno, sempre più forte e profonda. Tanto che oggi i familiari di Asia si meravigliano nel constatare che – paradosso della fede – è la stessa donna a incoraggiarli e sostenerli (e non il contrario, come ci si aspetterebbe). È lei ad asciugare le lacrime delle due figlie che avvertono il vuoto della mancanza della madre; è lei a parlare della «strada provvidenziale di Dio» nella sua storia; è lei a rassicurare tutti sull’esito del processo che la riguarda, forte della convinzione che «Dio non mi abbandona». 

 

Questo Natale è segnato anche da un desiderio che per anni Asia ha portato nel cuore e che oggi esprime senza timori: la donna chiede la visita di un prete che possa confessarla e donarle l’Eucarestia. «Le abbiamo detto che la Chiesa cattolica in Pakistan celebra l’Anno dell’Eucarestia, come si vede dai poster che campeggiano davanti a tutte le Chiese cattoliche», spiega Nadeem. Asia ha espresso questo desiderio per alimentare la comunione con un Dio che oggi si incarna nella sua vita di innocente perseguitata. 

 

E poi non può fare a meno di chiedere a Papa Francesco e a tutti cristiani nel mondo di pregare per lei, per la sua salvezza e per la sua libertà. Nella sua grande fede, Asia crede fermamente nella forza della preghiera e nel sostegno di tutti i fedeli che, ad ogni latitudine, possono affidarla alle braccia onnipotenti dell’Altissimo. Quell’abbraccio del Padre celeste, accanto all’abbraccio virtuale di tutta l’umanità che le è vicina, ha il potere di alleviare la sua sofferenza, di purificarla e redimerla. È questo lo spirito eucaristico con cui Asia Bibi sta vivendo la sua reclusione. Come «agnello condotto al macello», narrato dal profeta Isaia, che, figura di Cristo, «non aprì bocca» contro i suoi persecutori né alimenta sentimenti di vendetta, odio o rancore. 

 

«I fedeli cattolici in Pakistan affrontano molteplici sfide, di carattere sociale culturale e religioso. In tale cornice, l’Anno dell’Eucaristia sarà fonte di pienezza di vita e di gioia», ha spiegato l’arcivescovo Joseph Arshad, di recente nominato da Papa Francesco alla guida dell’Arcidiocesi di Islamabad-Rawalpindi e presidente della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan. L’Anno dell’Eucaristia, aperto il 25 novembre con una solenne celebrazione eucaristica a Karachi, «sarà per i cattolici del Pakistan un momento di crescita spirituale e di rinnovamento interiore, per condividere l’amore di Cristo con tutta l’umanità e per rinnovare il servizio al nostro paese». 

 

Papa Francesco, in un messaggio inviato per l’occasione, ha invitato i battezzati «a vivere una condivisione più profonda del mistero della morte e Risurrezione di Cristo, in modo da offrire una testimonianza ancora più forte della presenza del Signore in Pakistan». Asia Bibi si rispecchia pienamente e incarna in queste parole. E, nei primi giorni del nuovo anno, potrebbe avere la gradita sorpresa di un sacerdote che viene a donarle l’Eucarestia. 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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A Natale il sogno di Asia Bibi è ricevere l’Eucarestia. La donna che, da innocente, trascorrerà per il nono anno consecutivo il Natale dietro le sbarre, accusata ingiustamente di blasfemia e condannata a morte, «è forte nel corpo e nello spirito», e ha tanto desiderio di quel «cibo spirituale», nutrimento per l’anima del credente. Lo racconta a Vatican Insider Joseph Nadeem, responsabile della Renaissance Education Foundation di Lahore, che cura il ricorso legale di Asia, giunto al terzo grado davanti alla Corte Suprema, e che garantisce ospitalità alla famiglia della donna e istruzione ai suoi figli. 

 

 

Nelle ultime settimane Nadeem ha ricevuto diversi permessi per fare visita ad Asia, nel carcere femminile di Multan. Con lui il marito Ashiq, le due figlie Eisham and Esha e, circa un mese fa, anche il suo avvocato, il musulmano Saifool Malook.«Vedere questa donna, reclusa da oltre otto anni, in buono stato di salute fisica, ma anche animata da fede, coraggio, vitalità di spirito, è un vero miracolo», rileva Nadeem. 

 

Lui e i familiari hanno avuto l’occasione di vederla anche la vigilia di Natale, condividendo con lei un incontro di circa 40 minuti, segnato dal dialogo e da un commosso abbraccio, ma anche da una momento di festa e di auguri, accompagnati da un dolce natalizio (eccezione, questa, consentita solo per feste particolari).  

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Non è mancata, riferisce Nadeem, una preghiera comune. È la fede il fondamento solido che regge la vita di una donna che, a 50 anni, ha visto passare quasi un decennio della sua esistenza in solitaria prigionia, privata di relazioni umane ma accompagnata costantemente dalla relazione con Dio, divenuta, giorno dopo giorno, sempre più forte e profonda. Tanto che oggi i familiari di Asia si meravigliano nel constatare che – paradosso della fede – è la stessa donna a incoraggiarli e sostenerli (e non il contrario, come ci si aspetterebbe). È lei ad asciugare le lacrime delle due figlie che avvertono il vuoto della mancanza della madre; è lei a parlare della «strada provvidenziale di Dio» nella sua storia; è lei a rassicurare tutti sull’esito del processo che la riguarda, forte della convinzione che «Dio non mi abbandona». 

 

Questo Natale è segnato anche da un desiderio che per anni Asia ha portato nel cuore e che oggi esprime senza timori: la donna chiede la visita di un prete che possa confessarla e donarle l’Eucarestia. «Le abbiamo detto che la Chiesa cattolica in Pakistan celebra l’Anno dell’Eucarestia, come si vede dai poster che campeggiano davanti a tutte le Chiese cattoliche», spiega Nadeem. Asia ha espresso questo desiderio per alimentare la comunione con un Dio che oggi si incarna nella sua vita di innocente perseguitata. 

 

E poi non può fare a meno di chiedere a Papa Francesco e a tutti cristiani nel mondo di pregare per lei, per la sua salvezza e per la sua libertà. Nella sua grande fede, Asia crede fermamente nella forza della preghiera e nel sostegno di tutti i fedeli che, ad ogni latitudine, possono affidarla alle braccia onnipotenti dell’Altissimo. Quell’abbraccio del Padre celeste, accanto all’abbraccio virtuale di tutta l’umanità che le è vicina, ha il potere di alleviare la sua sofferenza, di purificarla e redimerla. È questo lo spirito eucaristico con cui Asia Bibi sta vivendo la sua reclusione. Come «agnello condotto al macello», narrato dal profeta Isaia, che, figura di Cristo, «non aprì bocca» contro i suoi persecutori né alimenta sentimenti di vendetta, odio o rancore. 

 

«I fedeli cattolici in Pakistan affrontano molteplici sfide, di carattere sociale culturale e religioso. In tale cornice, l’Anno dell’Eucaristia sarà fonte di pienezza di vita e di gioia», ha spiegato l’arcivescovo Joseph Arshad, di recente nominato da Papa Francesco alla guida dell’Arcidiocesi di Islamabad-Rawalpindi e presidente della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan. L’Anno dell’Eucaristia, aperto il 25 novembre con una solenne celebrazione eucaristica a Karachi, «sarà per i cattolici del Pakistan un momento di crescita spirituale e di rinnovamento interiore, per condividere l’amore di Cristo con tutta l’umanità e per rinnovare il servizio al nostro paese». 

 

Papa Francesco, in un messaggio inviato per l’occasione, ha invitato i battezzati «a vivere una condivisione più profonda del mistero della morte e Risurrezione di Cristo, in modo da offrire una testimonianza ancora più forte della presenza del Signore in Pakistan». Asia Bibi si rispecchia pienamente e incarna in queste parole. E, nei primi giorni del nuovo anno, potrebbe avere la gradita sorpresa di un sacerdote che viene a donarle l’Eucarestia. 

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