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Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti.

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“Quando il marito e l’amante sono la

stessa persona, forse si perde parte del divertimento, ma rimane più tempo per guardare i film. Mi piace guardare i film …”

(cap.: Amore duraturo;

citazione  da  Afrodita)

wVorrei  presentare  questo libro per tre ragioni. Mi libero subito della prima in quanto sicuramente è la più irrilevante e cioè che apprezzo e seguo questa autrice ormai da venti anni e ho letto tutte le sue opere.   La seconda è perché credo che nel grande panorama della letteratura  sud – americana questa  autrice non sia conosciuta a tutti, non solo perché ha girato il mondo mentre altre sue colleghe sono rimaste in patria, ma soprattutto perché il suddetto continente fortemente machista tende a mettere in ombra tutto il femminile che esula dalla “funzionalità” al sistema patriarcale importato dai colonizzatori europei con il cristianesimo. Infine perché proprio in questi anni, in cui la cronaca nera mondiale e non di meno la letteratura, ci offre con sempre maggiore insistenza notizie sull’incalzante fenomeno del femminicio questo libro può donarci una ventata di aria fresca sui rapporti intimi che “naturalmente” sorgono e possono crescere senza svilire – o addirittura distruggere – uno dei due partner.

Isabel Allende nasce in Perù a Lima il 2 agosto 1942. Di nazionalità cilena (è nipote dell’ex presidente Salvador Allende), Isabel mostra fin da piccola una precoce vocazione artistica. Inizia a scrivere per professione nei primi anni sessanta: una rubrica umoristica sulla rivista femminile “Paula”, pubblicata in Cile, Venezuela e Messico.  Dopo il golpe di Pinochet, nel ’73, va in esilio a Caracas assieme alla sua famiglia (il marito Miguel e i due figli Paula e Nicolas). In gioventù ha  vissuto anche in Libano e, successivamente, dopo il divorzio negli Stati  Uniti. Con il suo primo romanzo La Casa degli Spiriti del 1982, si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Il suo lavoro è stato percepito in un primo tempo come la voce delle donne cilene, poi come la voce del Sud America e adesso, anche perché vive ed insegna negli Stati Uniti, ha acquistato una dimensione universale. Con la Feltrinelli ha pubblicato praticamente tutta  la sua produzione letteraria: D’Amore e ombra 1985, Eva Luna 1988, Eva Luna racconta 1990, Il Piano Infinito 1992, Paula 1995, Afrodita. Racconti,ricette e altri afrodisiaci. 1998, La figlia della fortuna 1999, Ritratto in seppia 2001, La città della Bestie 2002, Il mio paese inventato 2003, Il Regno del Drago d’oro 2003,  La Foresta dei  pigmei 2004, Zorro. L’inizio di una leggenda 2005, Ines dell’anima mia 2006, La somma dei giorni 2008, L’Isola sotto il mare 2009, Il quaderno di Maya 2011 e Le Avventure di Aquila e Giaguaro 2012, Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti  2013.

“La mia vita sessuale è iniziata presto, più o meno a cinque anni, all’asilo delle suore Orsoline a Santiago del Cile”. Così inizia l’introduzione di Isabel Allende – scanzonata e nel tono lieve de La somma dei giorni – a questa raccolta delle sue più belle pagine dedicate all’amore. Il libro è deliziosamente suddiviso in capitoli che ripercorrano tutta la vita di un essere umano ; dal risveglio alla maturità, passando per il primo amore, la passione, la gelosia, gli amori contrastati, l’eros e l’umorismo, la magia dell’amore e infine l’amore duraturo.

La nostra autrice prima introduce e poi sintetizza la visione di quel particolare aspetto della relazione, contestualizza i brani prescelti e ne approfitta per ripercorrere la sua autobiografia in materia amorosa, aggiungendo nuovi aneddoti all’affresco della sua vita intima.

Tutte le opere della Allende riportano dei temi comuni e ne sono un mix mirabile e pulsante, rendendo ciascuna opera unica. Credo che valga la pena presentare la nostra autrice anche sotto quest’aspetto più ampio permettendo così di comprendere anche meglio i brani che lei stessa ha selezionato all’interno di tutta la sua opera trentennale per donarci questa suo ultimo gioiello letterario.

Figlie ed orfane. L’abbandono o il re indirizzamento emozionale da parte della madre è un incidente che turba l’equilibrio e la serenità delle protagoniste. L’assenza della madre le rende al tempo stesso orfane di affetto e d’identità. È così che la “mancanza” diventa motore di una azione anzitutto interiore tesa alla conquista dell’equilibrio minato fin da quel giorno tragico. La bambina privata della mano che guida i suoi passi  e gettata in un baratro di oscuri incubi destinati a perseguitarla per sempre e deve aggiungere, al pianto mai consolato della recisione del cordone ombelicale, la disperazione causata dall’occultamento dell’oggetto dell’amore primario. In questo caso il raggiungimento dell’età adulta e l’inserimento nella società sono conseguenza di esperienze innanzitutto interiori che fondano l’identità a partire dal livello più profondo. La protagonista non ha bisogno di un’educazione, bensì di cure che contribuiscono a rimarginare per quanto possibile quella ferita.  Se quell’evento tragico non avesse avuto luogo, non esisterebbe il romanzo. Allo stesso modo non deve stupire il fatto che l’esito delle avventure di queste donne sia una trasformazione definitiva della sorte di tutto il genere femminile. Non stanno inventando un destino nuovo, stanno solamente realizzando quanto nella loro autentica natura è, da sempre, in divenire.  La Figlia è finalmente pronta a diventare lei stessa Madre.

Il culto della Dea Madre – Terra. L’immortale madre di ogni essere vivente, archetipo occidentale che si richiama all’idea di un dominio femminile precedente il sistema patriarcale. Nei romanzi l’adesione all’idea di un atavico dominio del matriarcato non è l’unica a conferire autorità alla sfera femminile; confluisce nella stessa intenzione il riferimento ai culti preispanici, in virtù dello stretto rapporto degli uomini con l’ambito naturale. L’incontro di tali immagini trova compattezza dando luogo ad un saldo sincretismo , alimentato anche dal comune destino di naufragio provocato in entrambi i casi dallo stesso nemico: il cristianesimo, frutto della civiltà patriarcale, è la sterile religione che sbarca sulle terre d’America e che getta ombra sul radioso idolo femminile per imporre simboli in grado solo di diffondere l’oscura tristezza di una ritualità fondata sulla privazione, cui segue la punizione di chi infrange tale legge per gratificare l’istanza nodale che rende l’uomo creatura terrestre.  Solo dopo secoli di arido oscurantismo oggi si può ritrovare l’autentica identità “degli esistenti” a patto di rendere alla donna la sua posizione di supremazia in quanto dea della vita, terra creatrice e soprattutto liberandola da ogni inganno e mortificazione.

La retorica del perdente. Al consueto elemento chiave  donna-natura-magia si aggiunge quello del trionfo del bene, e tale fusione si realizza con l’adesione a un modello retorico famigliare alla tradizione occidentale, fondamento della stessa iconografia cristiana. È il topos del perdente che serba il segreto della felicità, del principio positivo ingiustamente trascurato in virtù del potere ufficiale che si catalizza sugli agenti della distruzione e del disfacimento. L’urto tra le luci della Civiltà e le ombre della Natura nelle Foreste. È il prezzo del progresso che si lascia dietro una scia di scarti, oggetti e modi non perfettamente efficienti, lenti ed improduttivi. Dis–abili che si trasformano per il quieto vivere in dis–valori. Ma la fine del secolo, post-atomica, perplessa si volge timidamente indietro: c’è qualcosa che non convince. Nasce una nuova coscienza collettiva. L’occidente diventa umanitario ed ecologista. Vengono spazzati via i disvalori di una logica “selettiva” tipicamente maschile e patriarcale.

I romanzi della foresta, le forze della natura. La foresta è spazio “agito” dall’uomo bianco. I romanzi riflettono l’atteggiamento generalizzato della Civiltà, la quale sente di avere nei confronti della selva il potere di salvare o travolgere la massa naturale inerte, incapace di reagire ai colpi subiti, o comunque passiva nel ricevere ausili di sopravvivenza. Si è già ricordato come sia la stessa dicotomia di partenza a porre la donna nel dominio delle forze della natura e del caos, e come sia semplice servirsi di tale modello a vantaggio della sfera del Femminile. E inoltre logico, se non quasi scontato, che per motivi di ordine storico le donne non percepiscano come salda la loro appartenenza alle strutture dell’ordine patriarcale costituito, e si sentano libere dai suoi vincoli. Infine, l’adesione alla sfera materna, favorisce il consenso dell’autrice  richiamando con urgenza la loro brama di fusionalità, il lato di ogni essere umano in eterno lutto per la prima separazione. Ricongiungersi all’origine, alla dea madre, significa vivere in simbiosi con un’entità più potente, e dunque perdere l’arbitrio delle proprie azioni. Il prezzo della fine della solitudine è la privazione dell’autonomia. L’autrice, attraverso le protagoniste, non mostra difficoltà a superare tale scoglio, e regala alle sue protagoniste  l’opportunità di entrare ed uscire dalla zona materna a loro piacimento, infrangendo le regole poste dai  colleghi. Nell’autrice la ricerca di comunione non teme la perdita dell’identità personale, prezzo che la maggior parte dei colleghi uomini non sembra disposta a pagare.

La magia, mirabilia ed exempla, l’opposizione tra cattolicesimo e animismo degli indios. Isabel Allende ha ben compreso la lezione “del realismo magico” e sfrutta con scioltezza quella linea di confine dove i colori della realtà si sfumano o assumono tinte strabilianti, dove si rimane attoniti di fronte a ciò che le percezioni comunicano, e utilizza quei giochi per introdurre il pubblico nel suo paradiso d’origine macchiato eppure ammaliatore. Il potere di persuasione di un romanzo mira ad accorciare la distanza che divide la finzione dalla realtà e così fa vivere al lettore quella menzogna come se fosse verità, quella illusione la più consistente e solida descrizione del reale.  L’atmosfera mitica che pervade la donna e il suo regno è volta a ottenere un’inversione di tendenza nei parametri dell’azione degli individui. Mirabilia – motivi di stupore – come veicoli di exempla – modelli di comportamento – . L’istanza mitica nelle opere della Allende è qualcosa di diverso da un semplice riferimento che genera autorevolezza.  Vigorosamente salda fin nelle fondamenta della struttura narrativa, essa richiama intenzioni e mete nati in tempi lontani, fissando in maniera ancor più solida il legame con il passato per produrre cambiamenti radicali nel mondo di domani.

 

Un giorno per riscattare una vita e il prezzo della riconciliazione. La luce mitica di cui rifulgono i mondi di Isabel  Allende, comunque, non comporta il sacrificio dell’elemento quotidiano, il quale anzi, secondo il progetto onnicomprensivo dell’autrice, acquisisce magnificenza proprio grazie all’enorme potere affidato all’ideale. Il personaggio è il suolo sacro in cui il prodigioso incontro si compie. La madre gestisce i riti quotidiani  con cura, non permette che l’impazienza turbi l’armonia della vita che score senza singhiozzi.

La Madre si incontra nella Casa. Un’associazione simbolica antichissima collega l’utero con la casa, poiché il ventre materno è per ogni essere vivente l’originaria e più piacevole dimora, ma nella tradizione culturale occidentale l’immagine della madre come regina dello spazio domestico non si limita ad essere solo una figura ricorrente. Essa infatti è oggetto di forti tensioni poiché su di essa poggiano in buona parte le fondamenta degli schemi culturali del patriarcato: la donna rappresenta “in sé” il valore domestico, staticamente ne perpetua il significato attraverso i riti compiuti ogni giorno; questi non possono essere definiti come azioni,  poiché non sono legati a una logica di sviluppo, ma sono interamente votati a ribadire la loro stessa esistenza per l’eternità. L’autrice attraverso il valore assegnato alla figura materna come simbolo del quotidiano, le accorda nuova vita nello spazio mitico rivalutandone il ruolo nella storia, assegnandole un posto d’onore tra i valori riconosciuti come positivi, e non rinunciando all’immagine tradizionale di amore materno. Due imperativi ugualmente irrinunciabili ma inconciliabili cercano una tregua. La figlia non deve essere abbandonata e la madre deve essere libera di scegliere la sua strada, anche se la porta lontana dalla sua creatura. Nello universo narrativo della Allende che si è  delineato finora si è trascurata una componente fondamentale, la quale sottende un altro motivo di forti tensioni. Si tratta del rapporto con l’entità maschile, colmo di una forte carica ansiogena a causa di un conflitto di ordine sentimentale ad attribuire totalmente all’immagine canonica – perché ampiamente sostenuta dal colonialismo cattolico – del machismo. Così l’uomo diventa parte in causa che condivide la responsabilità dell’infelicità della donna, sia essa figlia o compagna. La madre rappresenta il confronto rispetto all’ordine dell’identità: la madre è lo specchio; mentre l’uomo assume e configura l’Alterità. La nostra autrice in ogni opera conferisce alle protagoniste lo spessore di cercare costantemente la riconciliazione con l’Alterità, cioè il maschio sinonimo d’opposizione.

Tutto questo è genialmente condensato in Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti.

Il  pubblico  di Isabel Allende è decisamente eterogeneo grazie alla grande poliedricità della nostra autrice. Al grande fenomeno di Harry Potter lei ha risposto – affatto priva di validi argomenti  a sostegno –con una meravigliosa trilogia per ragazzi ambientata nell’esotica e incantata Amazzonia. Il romanzo storico- saga familiare è felicemente delineato dalla sua trilogia La casa degli Spiriti, Il mio paese inventato e La somma dei giorni. Il romanzo storico biografico è invece coperto dalle opere Zorro. L’inizio di una Leggenda, Ines dell’anima mia e Il quaderno di Maya. Il romanzo autobiografico é mirabilmente rappresentato dalle opere Il Piano Infinito e Paula.

Egidia Simonetti

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti.

  

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“Quando il marito e l’amante sono la

stessa persona, forse si perde parte del divertimento, ma rimane più tempo per guardare i film. Mi piace guardare i film …”

(cap.: Amore duraturo;

citazione  da  Afrodita)

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wVorrei  presentare  questo libro per tre ragioni. Mi libero subito della prima in quanto sicuramente è la più irrilevante e cioè che apprezzo e seguo questa autrice ormai da venti anni e ho letto tutte le sue opere.   La seconda è perché credo che nel grande panorama della letteratura  sud – americana questa  autrice non sia conosciuta a tutti, non solo perché ha girato il mondo mentre altre sue colleghe sono rimaste in patria, ma soprattutto perché il suddetto continente fortemente machista tende a mettere in ombra tutto il femminile che esula dalla “funzionalità” al sistema patriarcale importato dai colonizzatori europei con il cristianesimo. Infine perché proprio in questi anni, in cui la cronaca nera mondiale e non di meno la letteratura, ci offre con sempre maggiore insistenza notizie sull’incalzante fenomeno del femminicio questo libro può donarci una ventata di aria fresca sui rapporti intimi che “naturalmente” sorgono e possono crescere senza svilire – o addirittura distruggere – uno dei due partner.

Isabel Allende nasce in Perù a Lima il 2 agosto 1942. Di nazionalità cilena (è nipote dell’ex presidente Salvador Allende), Isabel mostra fin da piccola una precoce vocazione artistica. Inizia a scrivere per professione nei primi anni sessanta: una rubrica umoristica sulla rivista femminile “Paula”, pubblicata in Cile, Venezuela e Messico.  Dopo il golpe di Pinochet, nel ’73, va in esilio a Caracas assieme alla sua famiglia (il marito Miguel e i due figli Paula e Nicolas). In gioventù ha  vissuto anche in Libano e, successivamente, dopo il divorzio negli Stati  Uniti. Con il suo primo romanzo La Casa degli Spiriti del 1982, si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Il suo lavoro è stato percepito in un primo tempo come la voce delle donne cilene, poi come la voce del Sud America e adesso, anche perché vive ed insegna negli Stati Uniti, ha acquistato una dimensione universale. Con la Feltrinelli ha pubblicato praticamente tutta  la sua produzione letteraria: D’Amore e ombra 1985, Eva Luna 1988, Eva Luna racconta 1990, Il Piano Infinito 1992, Paula 1995, Afrodita. Racconti,ricette e altri afrodisiaci. 1998, La figlia della fortuna 1999, Ritratto in seppia 2001, La città della Bestie 2002, Il mio paese inventato 2003, Il Regno del Drago d’oro 2003,  La Foresta dei  pigmei 2004, Zorro. L’inizio di una leggenda 2005, Ines dell’anima mia 2006, La somma dei giorni 2008, L’Isola sotto il mare 2009, Il quaderno di Maya 2011 e Le Avventure di Aquila e Giaguaro 2012, Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti  2013.

“La mia vita sessuale è iniziata presto, più o meno a cinque anni, all’asilo delle suore Orsoline a Santiago del Cile”. Così inizia l’introduzione di Isabel Allende – scanzonata e nel tono lieve de La somma dei giorni – a questa raccolta delle sue più belle pagine dedicate all’amore. Il libro è deliziosamente suddiviso in capitoli che ripercorrano tutta la vita di un essere umano ; dal risveglio alla maturità, passando per il primo amore, la passione, la gelosia, gli amori contrastati, l’eros e l’umorismo, la magia dell’amore e infine l’amore duraturo.

La nostra autrice prima introduce e poi sintetizza la visione di quel particolare aspetto della relazione, contestualizza i brani prescelti e ne approfitta per ripercorrere la sua autobiografia in materia amorosa, aggiungendo nuovi aneddoti all’affresco della sua vita intima.

Tutte le opere della Allende riportano dei temi comuni e ne sono un mix mirabile e pulsante, rendendo ciascuna opera unica. Credo che valga la pena presentare la nostra autrice anche sotto quest’aspetto più ampio permettendo così di comprendere anche meglio i brani che lei stessa ha selezionato all’interno di tutta la sua opera trentennale per donarci questa suo ultimo gioiello letterario.

Figlie ed orfane. L’abbandono o il re indirizzamento emozionale da parte della madre è un incidente che turba l’equilibrio e la serenità delle protagoniste. L’assenza della madre le rende al tempo stesso orfane di affetto e d’identità. È così che la “mancanza” diventa motore di una azione anzitutto interiore tesa alla conquista dell’equilibrio minato fin da quel giorno tragico. La bambina privata della mano che guida i suoi passi  e gettata in un baratro di oscuri incubi destinati a perseguitarla per sempre e deve aggiungere, al pianto mai consolato della recisione del cordone ombelicale, la disperazione causata dall’occultamento dell’oggetto dell’amore primario. In questo caso il raggiungimento dell’età adulta e l’inserimento nella società sono conseguenza di esperienze innanzitutto interiori che fondano l’identità a partire dal livello più profondo. La protagonista non ha bisogno di un’educazione, bensì di cure che contribuiscono a rimarginare per quanto possibile quella ferita.  Se quell’evento tragico non avesse avuto luogo, non esisterebbe il romanzo. Allo stesso modo non deve stupire il fatto che l’esito delle avventure di queste donne sia una trasformazione definitiva della sorte di tutto il genere femminile. Non stanno inventando un destino nuovo, stanno solamente realizzando quanto nella loro autentica natura è, da sempre, in divenire.  La Figlia è finalmente pronta a diventare lei stessa Madre.

Il culto della Dea Madre – Terra. L’immortale madre di ogni essere vivente, archetipo occidentale che si richiama all’idea di un dominio femminile precedente il sistema patriarcale. Nei romanzi l’adesione all’idea di un atavico dominio del matriarcato non è l’unica a conferire autorità alla sfera femminile; confluisce nella stessa intenzione il riferimento ai culti preispanici, in virtù dello stretto rapporto degli uomini con l’ambito naturale. L’incontro di tali immagini trova compattezza dando luogo ad un saldo sincretismo , alimentato anche dal comune destino di naufragio provocato in entrambi i casi dallo stesso nemico: il cristianesimo, frutto della civiltà patriarcale, è la sterile religione che sbarca sulle terre d’America e che getta ombra sul radioso idolo femminile per imporre simboli in grado solo di diffondere l’oscura tristezza di una ritualità fondata sulla privazione, cui segue la punizione di chi infrange tale legge per gratificare l’istanza nodale che rende l’uomo creatura terrestre.  Solo dopo secoli di arido oscurantismo oggi si può ritrovare l’autentica identità “degli esistenti” a patto di rendere alla donna la sua posizione di supremazia in quanto dea della vita, terra creatrice e soprattutto liberandola da ogni inganno e mortificazione.

La retorica del perdente. Al consueto elemento chiave  donna-natura-magia si aggiunge quello del trionfo del bene, e tale fusione si realizza con l’adesione a un modello retorico famigliare alla tradizione occidentale, fondamento della stessa iconografia cristiana. È il topos del perdente che serba il segreto della felicità, del principio positivo ingiustamente trascurato in virtù del potere ufficiale che si catalizza sugli agenti della distruzione e del disfacimento. L’urto tra le luci della Civiltà e le ombre della Natura nelle Foreste. È il prezzo del progresso che si lascia dietro una scia di scarti, oggetti e modi non perfettamente efficienti, lenti ed improduttivi. Dis–abili che si trasformano per il quieto vivere in dis–valori. Ma la fine del secolo, post-atomica, perplessa si volge timidamente indietro: c’è qualcosa che non convince. Nasce una nuova coscienza collettiva. L’occidente diventa umanitario ed ecologista. Vengono spazzati via i disvalori di una logica “selettiva” tipicamente maschile e patriarcale.

I romanzi della foresta, le forze della natura. La foresta è spazio “agito” dall’uomo bianco. I romanzi riflettono l’atteggiamento generalizzato della Civiltà, la quale sente di avere nei confronti della selva il potere di salvare o travolgere la massa naturale inerte, incapace di reagire ai colpi subiti, o comunque passiva nel ricevere ausili di sopravvivenza. Si è già ricordato come sia la stessa dicotomia di partenza a porre la donna nel dominio delle forze della natura e del caos, e come sia semplice servirsi di tale modello a vantaggio della sfera del Femminile. E inoltre logico, se non quasi scontato, che per motivi di ordine storico le donne non percepiscano come salda la loro appartenenza alle strutture dell’ordine patriarcale costituito, e si sentano libere dai suoi vincoli. Infine, l’adesione alla sfera materna, favorisce il consenso dell’autrice  richiamando con urgenza la loro brama di fusionalità, il lato di ogni essere umano in eterno lutto per la prima separazione. Ricongiungersi all’origine, alla dea madre, significa vivere in simbiosi con un’entità più potente, e dunque perdere l’arbitrio delle proprie azioni. Il prezzo della fine della solitudine è la privazione dell’autonomia. L’autrice, attraverso le protagoniste, non mostra difficoltà a superare tale scoglio, e regala alle sue protagoniste  l’opportunità di entrare ed uscire dalla zona materna a loro piacimento, infrangendo le regole poste dai  colleghi. Nell’autrice la ricerca di comunione non teme la perdita dell’identità personale, prezzo che la maggior parte dei colleghi uomini non sembra disposta a pagare.

La magia, mirabilia ed exempla, l’opposizione tra cattolicesimo e animismo degli indios. Isabel Allende ha ben compreso la lezione “del realismo magico” e sfrutta con scioltezza quella linea di confine dove i colori della realtà si sfumano o assumono tinte strabilianti, dove si rimane attoniti di fronte a ciò che le percezioni comunicano, e utilizza quei giochi per introdurre il pubblico nel suo paradiso d’origine macchiato eppure ammaliatore. Il potere di persuasione di un romanzo mira ad accorciare la distanza che divide la finzione dalla realtà e così fa vivere al lettore quella menzogna come se fosse verità, quella illusione la più consistente e solida descrizione del reale.  L’atmosfera mitica che pervade la donna e il suo regno è volta a ottenere un’inversione di tendenza nei parametri dell’azione degli individui. Mirabilia – motivi di stupore – come veicoli di exempla – modelli di comportamento – . L’istanza mitica nelle opere della Allende è qualcosa di diverso da un semplice riferimento che genera autorevolezza.  Vigorosamente salda fin nelle fondamenta della struttura narrativa, essa richiama intenzioni e mete nati in tempi lontani, fissando in maniera ancor più solida il legame con il passato per produrre cambiamenti radicali nel mondo di domani.

 

Un giorno per riscattare una vita e il prezzo della riconciliazione. La luce mitica di cui rifulgono i mondi di Isabel  Allende, comunque, non comporta il sacrificio dell’elemento quotidiano, il quale anzi, secondo il progetto onnicomprensivo dell’autrice, acquisisce magnificenza proprio grazie all’enorme potere affidato all’ideale. Il personaggio è il suolo sacro in cui il prodigioso incontro si compie. La madre gestisce i riti quotidiani  con cura, non permette che l’impazienza turbi l’armonia della vita che score senza singhiozzi.

La Madre si incontra nella Casa. Un’associazione simbolica antichissima collega l’utero con la casa, poiché il ventre materno è per ogni essere vivente l’originaria e più piacevole dimora, ma nella tradizione culturale occidentale l’immagine della madre come regina dello spazio domestico non si limita ad essere solo una figura ricorrente. Essa infatti è oggetto di forti tensioni poiché su di essa poggiano in buona parte le fondamenta degli schemi culturali del patriarcato: la donna rappresenta “in sé” il valore domestico, staticamente ne perpetua il significato attraverso i riti compiuti ogni giorno; questi non possono essere definiti come azioni,  poiché non sono legati a una logica di sviluppo, ma sono interamente votati a ribadire la loro stessa esistenza per l’eternità. L’autrice attraverso il valore assegnato alla figura materna come simbolo del quotidiano, le accorda nuova vita nello spazio mitico rivalutandone il ruolo nella storia, assegnandole un posto d’onore tra i valori riconosciuti come positivi, e non rinunciando all’immagine tradizionale di amore materno. Due imperativi ugualmente irrinunciabili ma inconciliabili cercano una tregua. La figlia non deve essere abbandonata e la madre deve essere libera di scegliere la sua strada, anche se la porta lontana dalla sua creatura. Nello universo narrativo della Allende che si è  delineato finora si è trascurata una componente fondamentale, la quale sottende un altro motivo di forti tensioni. Si tratta del rapporto con l’entità maschile, colmo di una forte carica ansiogena a causa di un conflitto di ordine sentimentale ad attribuire totalmente all’immagine canonica – perché ampiamente sostenuta dal colonialismo cattolico – del machismo. Così l’uomo diventa parte in causa che condivide la responsabilità dell’infelicità della donna, sia essa figlia o compagna. La madre rappresenta il confronto rispetto all’ordine dell’identità: la madre è lo specchio; mentre l’uomo assume e configura l’Alterità. La nostra autrice in ogni opera conferisce alle protagoniste lo spessore di cercare costantemente la riconciliazione con l’Alterità, cioè il maschio sinonimo d’opposizione.

Tutto questo è genialmente condensato in Amore. Le più belle pagine di Isabel Allende sull’amore, il sesso, i sentimenti.

Il  pubblico  di Isabel Allende è decisamente eterogeneo grazie alla grande poliedricità della nostra autrice. Al grande fenomeno di Harry Potter lei ha risposto – affatto priva di validi argomenti  a sostegno –con una meravigliosa trilogia per ragazzi ambientata nell’esotica e incantata Amazzonia. Il romanzo storico- saga familiare è felicemente delineato dalla sua trilogia La casa degli Spiriti, Il mio paese inventato e La somma dei giorni. Il romanzo storico biografico è invece coperto dalle opere Zorro. L’inizio di una Leggenda, Ines dell’anima mia e Il quaderno di Maya. Il romanzo autobiografico é mirabilmente rappresentato dalle opere Il Piano Infinito e Paula.

Egidia Simonetti

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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