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Ambiente, il Papa annuncia messaggio congiunto con Bartolomeo

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Lo ha rivelato Francesco durante l’udienza generale. Appello per la Giornata mondiale del creato: «I potenti ascoltino il grido dei poveri». Catechesi sulla memoria che ravvia la speranza: «Non diamo retta alle persone deluse e infelici»
 
IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
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Il Papa e il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, hanno scritto insieme il messaggio sull’ambiente che il Vaticano pubblica venerdì prossimo, 1° settembre, in occasione della Giornata per la cura del creato, e che contiene tra l’altro un appello «a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici». Ad annunciarlo è stato Francesco in persona a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro. Il Pontefice ha ricordato durante la catechesi che Gesù era un «incendiario» che infiammava i cuori dei «giovani inquieti» che erano i suoi primi discepoli e sottolineando che una «dinamica fondamentale» della speranza cristiana è ricordare del «fuoco d’amore» con cui, grazie all’incontro con Gesù, «un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene» e ravvivare quel fuoco, anche se è divenuta «brace sotto la cenere».  

 

 

«Dopodomani, 1° settembre, ricorrerà la Giornata di preghiera per la cura del creato», ha ricordato il Papa a conclusione dell’udienza generale tornata questa settimana in piazza San Pietro dopo che i precedenti appuntamenti di agosto si sono svolti al chiuso nell’aula Paolo VI. «In questa occasione, io e il caro fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, abbiamo preparato insieme un Messaggio. In esso invitiamo tutti ad assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato. Facciamo inoltre appello, a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici».  

 

Il 1° settembre di due anni fa il Papa dell’enciclica Laudato si’ annunciò, in una lettera ai cardinali che guidano i Dicasteri vaticani responsabili della Promozione umana integrale e della Promozione dell’unità dei cristiani, Peter Turkson e Kurt Koch, di aver deciso di «istituire anche nella Chiesa Cattolica la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato”, che, a partire dall’anno corrente, sarà celebrata il 1° settembre, così come già da tempo avviene nella Chiesa Ortodossa». «Come cristiani vogliamo offrire il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l’umanità sta vivendo», scriveva Francesco. La crisi ecologica «ci chiama ad una profonda conversione spirituale». La Giornata «offrirà ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo». La sua celebrazione nella stessa data della Chiesa ortodossa «sarà un’occasione proficua per testimoniare la nostra crescente comunione con i fratelli ortodossi», affermava inoltre il Papa, «viviamo in un tempo in cui tutti i cristiani affrontano identiche ed importanti sfide, alle quali, per risultare più credibili ed efficaci, dobbiamo dare risposte comuni». 

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Proprio ieri, peraltro, Bartolomeo ha diramato un suo messaggio in merito all’uragano Harvey che sta colpendo Houston, in Texas (Stati Uniti), sottolineando, tra l’altro, che «siamo chiamati a partecipare alla redenzione e alla gestione responsabile del nostro mondo tanto nel lavorare ad u na migliore pianificazione ambientale per prevenire la forza distruttrice di tali uraganiquanto impegnandoci seriamente sul grave problema del cambiamento climatico e su come incide sul nostro pianeta o anche coinvolgendoci personalmente nelle attività caritatevoli che forniscono conforto e sostegno a coloro le cui vite sono così drammaticamente cambiate in un batter d’occhio».  

 

Nel corso della catechesi in piazza San Pietro, il Papa ha proseguito un ciclo dedicato alla speranza cristiana soffermandosi oggi su come essa sia alimentata dalla memoria del primo incontro con Gesù. Nei primi discepoli di Gesù la memoria del loro primo incontro con il maestro «rimase talmente impressa» che «qualcuno ne registrò perfino l’ora», come si legge nel Vangelo di Giovanni. «Gesù appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano. In quel momento aveva incontrato due giovani in ricerca, sanamente inquieti. In effetti, che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione, sono invecchiati prima del tempoÈ triste vedere giovani in pensione. E Gesù, attraverso tutto il Vangelo, in tutti gli incontri che gli capitano lungo la strada, appare come un “incendiario” dei cuori».  

 

Da qui una domanda sull’oggi: «Come si scopre la propria vocazione in questo mondo? La si può scoprire in tanti modi, ma questa pagina di Vangelo ci dice che il primo indicatore è la gioia dell’incontro con Gesù. Matrimonio, vita consacrata, sacerdozio: ogni vocazione vera inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova, e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno, cresce l’incontro con lui, e alla pienezza della gioia. Il Signore non vuole uomini e donne che camminano dietro a Lui a malavoglia, senza avere nel cuore il vento della letizia. A voi che siete in piazza domando: avete nel cuore il vento della letizia? Io ho dentro di me, nel cuore, il vento della letizia?». 

 

Certo, ha detto ancora il Papa, «ci sono prove nella vita, ci sono momenti in cui bisogna andare avanti nonostante il freddo e i venti contrari, nonostante tante amarezza. Però i cristiani conoscono la strada che conduce a quel sacro fuoco che li ha accesi una volta per sempre. Per favore, mi raccomando: non diamo retta alle persone deluse e infelici, non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita, non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita, non ascoltiamo i “vecchi” di cuore che soffocano l’euforia giovanile. Andiamo dai vecchi che hanno gli occhi brillanti di speranza. Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà».  

 

«Sognare un mondo diverso», esorta il Papa. «E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovoattingendo con speranza alla memoria delle origini. A quella brace che forse dopo una vita non tanto buona è nascosta sotto la cenerel’incontro con Gesù. Ecco dunque una dinamica fondamentale della vita cristiana: ricordarsi di Gesù, del fuoco d’amore con cui un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene, e ravvivare con questa fiamma la nostra speranza». 

 

Il Papa, che all’arrivo in piazza San Pietro ha invitato sei bambini a fare con lui il giro dei saluti dei fedeli all’interno del colonnato beniniano, ha salutato, tra gli altri, i due giocatori della squadra di calcio brasiliana Chapecoense sopravvissuti allo schianto aereo in Colombia dello scorso novembre e il resto della squadra ricostituita dopo quella tragedia. Mercoledì prossimo il Papa non presiederà l’udienza perché in partenza per il suo viaggio apostolico in Colombia (6-11 settembre). 

 
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Il Papa e il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, hanno scritto insieme il messaggio sull’ambiente che il Vaticano pubblica venerdì prossimo, 1° settembre, in occasione della Giornata per la cura del creato, e che contiene tra l’altro un appello «a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici». Ad annunciarlo è stato Francesco in persona a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro. Il Pontefice ha ricordato durante la catechesi che Gesù era un «incendiario» che infiammava i cuori dei «giovani inquieti» che erano i suoi primi discepoli e sottolineando che una «dinamica fondamentale» della speranza cristiana è ricordare del «fuoco d’amore» con cui, grazie all’incontro con Gesù, «un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene» e ravvivare quel fuoco, anche se è divenuta «brace sotto la cenere».  

 

 

«Dopodomani, 1° settembre, ricorrerà la Giornata di preghiera per la cura del creato», ha ricordato il Papa a conclusione dell’udienza generale tornata questa settimana in piazza San Pietro dopo che i precedenti appuntamenti di agosto si sono svolti al chiuso nell’aula Paolo VI. «In questa occasione, io e il caro fratello Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, abbiamo preparato insieme un Messaggio. In esso invitiamo tutti ad assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato. Facciamo inoltre appello, a quanti occupano ruoli influenti, ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici».  

 

Il 1° settembre di due anni fa il Papa dell’enciclica Laudato si’ annunciò, in una lettera ai cardinali che guidano i Dicasteri vaticani responsabili della Promozione umana integrale e della Promozione dell’unità dei cristiani, Peter Turkson e Kurt Koch, di aver deciso di «istituire anche nella Chiesa Cattolica la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato”, che, a partire dall’anno corrente, sarà celebrata il 1° settembre, così come già da tempo avviene nella Chiesa Ortodossa». «Come cristiani vogliamo offrire il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l’umanità sta vivendo», scriveva Francesco. La crisi ecologica «ci chiama ad una profonda conversione spirituale». La Giornata «offrirà ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo». La sua celebrazione nella stessa data della Chiesa ortodossa «sarà un’occasione proficua per testimoniare la nostra crescente comunione con i fratelli ortodossi», affermava inoltre il Papa, «viviamo in un tempo in cui tutti i cristiani affrontano identiche ed importanti sfide, alle quali, per risultare più credibili ed efficaci, dobbiamo dare risposte comuni». 

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Proprio ieri, peraltro, Bartolomeo ha diramato un suo messaggio in merito all’uragano Harvey che sta colpendo Houston, in Texas (Stati Uniti), sottolineando, tra l’altro, che «siamo chiamati a partecipare alla redenzione e alla gestione responsabile del nostro mondo tanto nel lavorare ad u na migliore pianificazione ambientale per prevenire la forza distruttrice di tali uraganiquanto impegnandoci seriamente sul grave problema del cambiamento climatico e su come incide sul nostro pianeta o anche coinvolgendoci personalmente nelle attività caritatevoli che forniscono conforto e sostegno a coloro le cui vite sono così drammaticamente cambiate in un batter d’occhio».  

 

Nel corso della catechesi in piazza San Pietro, il Papa ha proseguito un ciclo dedicato alla speranza cristiana soffermandosi oggi su come essa sia alimentata dalla memoria del primo incontro con Gesù. Nei primi discepoli di Gesù la memoria del loro primo incontro con il maestro «rimase talmente impressa» che «qualcuno ne registrò perfino l’ora», come si legge nel Vangelo di Giovanni. «Gesù appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano. In quel momento aveva incontrato due giovani in ricerca, sanamente inquieti. In effetti, che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono in pensione, sono invecchiati prima del tempoÈ triste vedere giovani in pensione. E Gesù, attraverso tutto il Vangelo, in tutti gli incontri che gli capitano lungo la strada, appare come un “incendiario” dei cuori».  

 

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