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Amazzonia: un Sinodo contrastato

La grandezza di questo Sinodo

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Il papa non può

Duramente critico verso il Sinodo anche il cardinale Walter Brandmüller. Per dare maggior risalto al suo pensiero ha scelto il prestigioso quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (22 luglio 2019). È convinto che nel Sinodo per l’Amazzonia non si tratterà tanto della regione latino-americana e dei suoi problemi. Nessuno che osserva attentamente l’attuale situazione della Chiesa cattolica crede seriamente che l’incontro di ottobre «riguarderà realmente il destino delle foreste amazzoniche e dei loro abitanti, ma la messa in questione del celibato e una radicale ristrutturazione (Umbau) della Chiesa voluta da papa Francesco».

A questa insinuazione ha risposto il gesuita, esperto di problemi vaticani, Bernd Hagenkord. Secondo Brandmüller – ha affermato il gesuita – sarebbe da cancellare con un tratto di penna tutto il programma stabilito per «concentrarsi sui temi eterni (quelli di sempre, ndr), in particolare sulla difesa del celibato nella sua forma attuale». Nel suo intervento Brandmüller ha scritto infatti che il celibato è un «servizio al vangelo» e non può essere abolito da un «atto legislativo del papa o di un Concilio», poiché fa parte della Tradizione fondata sulla vita di Gesù e degli Apostoli.

Ciò che scrive Brandmüller, osserva ancora Hagenkord, mostra che «per lui le altre culture, i loro problemi e le loro preoccupazioni non sono importanti»; le sue argomentazioni non costituiscono affatto una «difesa della Tradizione», ma una «distruzione del dialogo». Papa Francesco con la sua enciclica Laudato si’ ha affermato chiaramente che la difesa dell’ambiente per i cristiani non è «un fatto opzionale».

Al cardinal Brandmüller «non interessano – ha aggiunto Hagenkord – le altre culture, le loro domande e preoccupazioni, fintanto che queste non rientrano nei suoi temi». «L’Amazzonia per lui sarebbe pertanto solo l’etichetta sulla bottiglia, ma lo spirito che c’è dentro è un’altra cosa, cioè la radicale ristrutturazione della Chiesa».

Il gesuita ha poi concluso: «Se la nostra risposta fosse solo andare a discutere sul celibato, per verificare chi è favorevole e chi contrario, mi sentirei depresso».

Maturata a lungo nel cuore

Le affermazioni di Brandmüller sono contraddette anche dal card. Hummes, sempre nella sua intervista, secondo cui al cuore del Sinodo si trova il problema della creazione di una Chiesa indigena. E ha spiegato bene cosa s’intende per Chiesa indigena:

«Noi sappiamo che ora è necessario un altro passo: dobbiamo promuovere e far crescere una Chiesa indigena per le popolazioni indigene. Le comunità aborigene che ascoltano e accettano il Vangelo in questo o quel modo, che accettano cioè Gesù Cristo, devono essere messe in condizione tale che la loro fede trovi la sua espressione culturale in un processo appropriato nella loro realtà tradizionale. Quindi, nel contesto della loro cultura e identità, della loro storia e spiritualità, una Chiesa indigena in cui possano emergere i suoi pastori e ministri, sempre in unità con la Chiesa cattolica universale, ma inculturata nelle culture indigene. Nella storia delle popolazioni indigene, si trovano numerose tracce di Dio. Dio è sempre stato presente nella loro storia. Dalla loro identità e cultura, si possono cogliere chiari segni della presenza di Dio. Questi popoli millenari provengono da una radice diversa da quella dell’Europa, ma anche da quelle dell’Africa, dell’India o della Cina. In mezzo alla loro identità e spiritualità, e sulla base del loro rapporto con la trascendenza, dobbiamo creare una Chiesa con un volto indigeno».

Hummes ha infine ricordato che l’idea di un Sinodo per l’Amazzonia è frutto di un’ispirazione che è maturata un po’ alla volta nella mente e nel cuore del papa: «L’idea di un Sinodo risponde a un sogno. Già nel 2015 il Papa cominciava a dirmi: “Sto pensando di fare una riunione con tutti i vescovi dell’Amazzonia. Ancora non so che tipo di riunione o di assemblea, ma penso che potrebbe anche essere un Sinodo”. Mi ha detto: “Preghiamoci insieme”, e ha cominciato a parlare con vescovi, con le Conferenze episcopali dei Paesi amazzonici, su come fare tale assemblea, e così in lui è andata maturando l’idea del Sinodo, finché infine esso è stato convocato nel 2017. Abbiamo lavorato molto per il Sinodo, e continueremo a farlo in questo servizio così importante per il futuro della Chiesa. Il Sinodo serve per trovare e tracciare nuovi cammini per la Chiesa».

Una cosa pertanto è certa: questo Sinodo sarà diverso dagli altri.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il papa non può

Duramente critico verso il Sinodo anche il cardinale Walter Brandmüller. Per dare maggior risalto al suo pensiero ha scelto il prestigioso quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (22 luglio 2019). È convinto che nel Sinodo per l’Amazzonia non si tratterà tanto della regione latino-americana e dei suoi problemi. Nessuno che osserva attentamente l’attuale situazione della Chiesa cattolica crede seriamente che l’incontro di ottobre «riguarderà realmente il destino delle foreste amazzoniche e dei loro abitanti, ma la messa in questione del celibato e una radicale ristrutturazione (Umbau) della Chiesa voluta da papa Francesco».

A questa insinuazione ha risposto il gesuita, esperto di problemi vaticani, Bernd Hagenkord. Secondo Brandmüller – ha affermato il gesuita – sarebbe da cancellare con un tratto di penna tutto il programma stabilito per «concentrarsi sui temi eterni (quelli di sempre, ndr), in particolare sulla difesa del celibato nella sua forma attuale». Nel suo intervento Brandmüller ha scritto infatti che il celibato è un «servizio al vangelo» e non può essere abolito da un «atto legislativo del papa o di un Concilio», poiché fa parte della Tradizione fondata sulla vita di Gesù e degli Apostoli.

Ciò che scrive Brandmüller, osserva ancora Hagenkord, mostra che «per lui le altre culture, i loro problemi e le loro preoccupazioni non sono importanti»; le sue argomentazioni non costituiscono affatto una «difesa della Tradizione», ma una «distruzione del dialogo». Papa Francesco con la sua enciclica Laudato si’ ha affermato chiaramente che la difesa dell’ambiente per i cristiani non è «un fatto opzionale».

Al cardinal Brandmüller «non interessano – ha aggiunto Hagenkord – le altre culture, le loro domande e preoccupazioni, fintanto che queste non rientrano nei suoi temi». «L’Amazzonia per lui sarebbe pertanto solo l’etichetta sulla bottiglia, ma lo spirito che c’è dentro è un’altra cosa, cioè la radicale ristrutturazione della Chiesa».

Il gesuita ha poi concluso: «Se la nostra risposta fosse solo andare a discutere sul celibato, per verificare chi è favorevole e chi contrario, mi sentirei depresso».

Maturata a lungo nel cuore
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Le affermazioni di Brandmüller sono contraddette anche dal card. Hummes, sempre nella sua intervista, secondo cui al cuore del Sinodo si trova il problema della creazione di una Chiesa indigena. E ha spiegato bene cosa s’intende per Chiesa indigena:

«Noi sappiamo che ora è necessario un altro passo: dobbiamo promuovere e far crescere una Chiesa indigena per le popolazioni indigene. Le comunità aborigene che ascoltano e accettano il Vangelo in questo o quel modo, che accettano cioè Gesù Cristo, devono essere messe in condizione tale che la loro fede trovi la sua espressione culturale in un processo appropriato nella loro realtà tradizionale. Quindi, nel contesto della loro cultura e identità, della loro storia e spiritualità, una Chiesa indigena in cui possano emergere i suoi pastori e ministri, sempre in unità con la Chiesa cattolica universale, ma inculturata nelle culture indigene. Nella storia delle popolazioni indigene, si trovano numerose tracce di Dio. Dio è sempre stato presente nella loro storia. Dalla loro identità e cultura, si possono cogliere chiari segni della presenza di Dio. Questi popoli millenari provengono da una radice diversa da quella dell’Europa, ma anche da quelle dell’Africa, dell’India o della Cina. In mezzo alla loro identità e spiritualità, e sulla base del loro rapporto con la trascendenza, dobbiamo creare una Chiesa con un volto indigeno».

Hummes ha infine ricordato che l’idea di un Sinodo per l’Amazzonia è frutto di un’ispirazione che è maturata un po’ alla volta nella mente e nel cuore del papa: «L’idea di un Sinodo risponde a un sogno. Già nel 2015 il Papa cominciava a dirmi: “Sto pensando di fare una riunione con tutti i vescovi dell’Amazzonia. Ancora non so che tipo di riunione o di assemblea, ma penso che potrebbe anche essere un Sinodo”. Mi ha detto: “Preghiamoci insieme”, e ha cominciato a parlare con vescovi, con le Conferenze episcopali dei Paesi amazzonici, su come fare tale assemblea, e così in lui è andata maturando l’idea del Sinodo, finché infine esso è stato convocato nel 2017. Abbiamo lavorato molto per il Sinodo, e continueremo a farlo in questo servizio così importante per il futuro della Chiesa. Il Sinodo serve per trovare e tracciare nuovi cammini per la Chiesa».

Una cosa pertanto è certa: questo Sinodo sarà diverso dagli altri.

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