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Al via l’Ostensione della Sindone, in attesa della visita del Papa

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Le parole di Monsignor Nosiglia, arcivescovo di Torino e Custode Pontificio dell Sindone

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A cinque anni dall’ultima ostensione, la Sindone torna ad essere esposta al pubblico nel Duomo di Torino, da oggi 19 aprile al 24 giugno prossimo, in occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco. “L’amore più grande” è il motto dell’ostensione 2015 nel corso della quale Papa Francesco visiterà il capoluogo piemontese, il 21 e 22 giugno. L’Ostensione inizia questa domenica mattina con la celebrazione eucaristica delle 11 nel Duomo presieduta dal custode pontificio della Sindone, mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Le visite al Sacro Telo cominciano nel pomeriggio, con accesso gratuito, aperto a tutti e con prenotazione obbligatoria. Oltre un milione i visitatori finora prenotati.

San Giovanni Paolo II definì la Sindone “specchio del Vangelo”, ma anche “provocazione per l’intelligenza”. Non a caso, questa nuova esposizione al pubblico, la terza dal 2000, del lenzuolo che secondo la tradizione fu adoperato per avvolgere il corpo di Gesù, ripropone la discussione sull’autenticità di questa reliquia. Uno strumento per l’evangelizzazione, sul quale però il dibattito scientifico resta aperto. Il commento dell’arcivescovo Cesare Nosiglia:

R. – Io vorrei richiamare a questo proposito le parole di San Giovanni Paolo II, dette  nel 1998, nel discorso che ha fatto sulla Sindone: “Non trattandosi di materia di fede la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tutte le ricerche che storici e scienziati fanno sulla Sindone. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite che diano per scontati risultati che tali non sono”. Quindi, la Chiesa su questi aspetti non pone nessun limite ma neanche li assolutizza, perché a noi quello che interessa è che questo Telo comunque corrisponde in modo così evidente ai Vangeli. E’ come se invece di leggere il Vangelo scritto, tu leggi il Vangelo e lo vedi lì presente in questa Sindone. E’ uno strumento che ti aiuta a entrare dentro il mistero grande della Passione e morte del Signore e ti accorgi allora con quanta grandezza questo amore più grande ti ha amato. Per questo la gente davanti alla Sindone a volte si commuove. L’ostensione si fa per questo, non si fa per dire: “E’ vero” o “Non è vero”… Questi sono discorsi ad extra.

Negli ultimi decenni il Magistero pontificio ha distinto chiaramente i ruoli di scienza e fede nel rapporto con la Sindone. Ma la storia delle dispute sulle origini del Sacro Telo ha avuto una svolta alla fine dell’800, come conferma Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino:

R. – La questione relativa all’autenticità è relativamente moderna. Questa esigenza così forte comincia a farsi sentire nel momento in cui un certo razionalismo e una certa critica alle reliquie comincia a farsi strada anche all’interno della Chiesa, ma sicuramente il punto critico di rottura è la fotografia del 1898, che rivelando il comportamento di negativo fotografico dell’impronta sulla Sindone, da una parte metteva in seria difficoltà alcune ipotesi di un qualcosa di costruito in epoca medievale ma, dall’altro canto, apriva una serie di interrogativi sostanzialmente ancora aperti sul capire come si possa essere formata questa impronta.

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D. – Quindi studiare la storia della Sindone vuol dire ripercorrere anche la devozione, la pietà popolare verso questo oggetto?
R. – Soprattutto, la storia della Sindone è una storia di pietà e di devozione; e il fondamento della Sindone, per cui si esporrà di nuovo la Sindone, è proprio per proporre questa immagine, perché chi si pone davanti alla Sindone, si pone davanti a quella immagine e, attraverso quell’immagine, può meditare su tante cose, ma soprattutto sul mistero dell’Incarnazione e del sacrificio di Gesù, non disgiunto anche da una riflessione sulla Risurrezione. La storia e le testimonianze della gente lo hanno dimostrato: non si va con l’assillo dell’autenticità o meno; si va sulla scia di milioni di persone prima di noi, per avere questa esperienza, attraverso quell’immagine che la Provvidenza in ogni caso ha lasciato – io credo – sulla strada degli uomini, riuscire ad attraversarla e ad andare a ciò che c’è di reale dietro questa immagine, che è Gesù.

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A cinque anni dall’ultima ostensione, la Sindone torna ad essere esposta al pubblico nel Duomo di Torino, da oggi 19 aprile al 24 giugno prossimo, in occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco. “L’amore più grande” è il motto dell’ostensione 2015 nel corso della quale Papa Francesco visiterà il capoluogo piemontese, il 21 e 22 giugno. L’Ostensione inizia questa domenica mattina con la celebrazione eucaristica delle 11 nel Duomo presieduta dal custode pontificio della Sindone, mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Le visite al Sacro Telo cominciano nel pomeriggio, con accesso gratuito, aperto a tutti e con prenotazione obbligatoria. Oltre un milione i visitatori finora prenotati.

San Giovanni Paolo II definì la Sindone “specchio del Vangelo”, ma anche “provocazione per l’intelligenza”. Non a caso, questa nuova esposizione al pubblico, la terza dal 2000, del lenzuolo che secondo la tradizione fu adoperato per avvolgere il corpo di Gesù, ripropone la discussione sull’autenticità di questa reliquia. Uno strumento per l’evangelizzazione, sul quale però il dibattito scientifico resta aperto. Il commento dell’arcivescovo Cesare Nosiglia:

R. – Io vorrei richiamare a questo proposito le parole di San Giovanni Paolo II, dette  nel 1998, nel discorso che ha fatto sulla Sindone: “Non trattandosi di materia di fede la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tutte le ricerche che storici e scienziati fanno sulla Sindone. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite che diano per scontati risultati che tali non sono”. Quindi, la Chiesa su questi aspetti non pone nessun limite ma neanche li assolutizza, perché a noi quello che interessa è che questo Telo comunque corrisponde in modo così evidente ai Vangeli. E’ come se invece di leggere il Vangelo scritto, tu leggi il Vangelo e lo vedi lì presente in questa Sindone. E’ uno strumento che ti aiuta a entrare dentro il mistero grande della Passione e morte del Signore e ti accorgi allora con quanta grandezza questo amore più grande ti ha amato. Per questo la gente davanti alla Sindone a volte si commuove. L’ostensione si fa per questo, non si fa per dire: “E’ vero” o “Non è vero”… Questi sono discorsi ad extra.

Negli ultimi decenni il Magistero pontificio ha distinto chiaramente i ruoli di scienza e fede nel rapporto con la Sindone. Ma la storia delle dispute sulle origini del Sacro Telo ha avuto una svolta alla fine dell’800, come conferma Gian Maria Zaccone, direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino:

R. – La questione relativa all’autenticità è relativamente moderna. Questa esigenza così forte comincia a farsi sentire nel momento in cui un certo razionalismo e una certa critica alle reliquie comincia a farsi strada anche all’interno della Chiesa, ma sicuramente il punto critico di rottura è la fotografia del 1898, che rivelando il comportamento di negativo fotografico dell’impronta sulla Sindone, da una parte metteva in seria difficoltà alcune ipotesi di un qualcosa di costruito in epoca medievale ma, dall’altro canto, apriva una serie di interrogativi sostanzialmente ancora aperti sul capire come si possa essere formata questa impronta.

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D. – Quindi studiare la storia della Sindone vuol dire ripercorrere anche la devozione, la pietà popolare verso questo oggetto?
R. – Soprattutto, la storia della Sindone è una storia di pietà e di devozione; e il fondamento della Sindone, per cui si esporrà di nuovo la Sindone, è proprio per proporre questa immagine, perché chi si pone davanti alla Sindone, si pone davanti a quella immagine e, attraverso quell’immagine, può meditare su tante cose, ma soprattutto sul mistero dell’Incarnazione e del sacrificio di Gesù, non disgiunto anche da una riflessione sulla Risurrezione. La storia e le testimonianze della gente lo hanno dimostrato: non si va con l’assillo dell’autenticità o meno; si va sulla scia di milioni di persone prima di noi, per avere questa esperienza, attraverso quell’immagine che la Provvidenza in ogni caso ha lasciato – io credo – sulla strada degli uomini, riuscire ad attraversarla e ad andare a ciò che c’è di reale dietro questa immagine, che è Gesù.

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