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Al Bano canta al matrimonio. Il vescovo: la liturgia non è uno spettacolo

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E’ successo ad Andria. La Curia: “Da oggi in poi si richiede a tutti: sposi, parenti, organizzatori, un comportamento consono alla cerimonia che resta un Sacramento e non uno spettacolo”

Un matrimonio in una chiesa pugliese diventa l’occasione per una performance canora del celebre Al Bano, ma al vescovo non è piaciuta la sorpresa del noto artista. Ed è scattato un vibrante richiamo ai sacerdoti per non consentire il ripetersi di esibizioni “fuori le righe” e non concordate, durante le cerimonie sacre.

L’Ave Maria di Gounod

Una colonna sonora d’altri tempi, l’Ave Maria di Gounod cantata dal vivo dalla potente voce di Al Bano, ha accompagnato il momento del «sì» pronunciato nei giorni scorsi da Alessandra e Francesco nella cattedrale di Andria (Corriere del Mezzogiorno, 9 luglio).

Se la sorpresa del cantante pugliese è stata molto apprezzata dagli sposi, lo stesso non può dirsi per la Curia che ha espresso le sue perplessità (Today, 9 luglio).

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“Non si ripetano episodi di questo genere”

Sulla performance di Al Bano (e non solo), il vescovo Luigi Mansi ha sollecitato l’ufficio stampa della Curia Vescovile, della Diocesi di Andria, a precisare che «a nessuno è concesso di usare la liturgia come palcoscenico per organizzare esibizioni di artisti di qualunque natura. Sarebbe una grave offesa alla celebrazione e al luogo sacro. Inoltre si fa presente che i sacerdoti hanno il compito di verificare il rispetto di tali norme, visto che gli organizzatori potrebbero anche non conoscerle, perché non si ripetano più episodi di questo genere».

“Situazioni che potevano diventare grottesche”

«Aver tollerato, per buon senso, alcuni comportamenti che poi si son rivelati irrispettosi per il luogo sacro – si legge nella nota della Curia che allude al caso di Al Bano senza mai citarlo – per la santa liturgia e per la Comunità cristiana non vuol dire aver fatto dei favoritismi, ma semplicemente aver evitato situazioni che potevano divenire grottesche». 

«Ma da oggi in poi – conclude la nota del vescovo – si richiede a tutti: sposi, parenti, organizzatori, un comportamento consono alla cerimonia che resta un Sacramento e non uno spettacolo. I sacerdoti sono esortati ad adoperarsi per far comprendere la specificità del momento liturgico. Se proprio si vuole gli artisti possono essere fatti esibire durante la festa nella sala ricevimenti» (Diocesi di Andria).

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Originale: Aleteia.org
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Un matrimonio in una chiesa pugliese diventa l’occasione per una performance canora del celebre Al Bano, ma al vescovo non è piaciuta la sorpresa del noto artista. Ed è scattato un vibrante richiamo ai sacerdoti per non consentire il ripetersi di esibizioni “fuori le righe” e non concordate, durante le cerimonie sacre.

L’Ave Maria di Gounod

Una colonna sonora d’altri tempi, l’Ave Maria di Gounod cantata dal vivo dalla potente voce di Al Bano, ha accompagnato il momento del «sì» pronunciato nei giorni scorsi da Alessandra e Francesco nella cattedrale di Andria (Corriere del Mezzogiorno, 9 luglio).

Se la sorpresa del cantante pugliese è stata molto apprezzata dagli sposi, lo stesso non può dirsi per la Curia che ha espresso le sue perplessità (Today, 9 luglio).

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Sulla performance di Al Bano (e non solo), il vescovo Luigi Mansi ha sollecitato l’ufficio stampa della Curia Vescovile, della Diocesi di Andria, a precisare che «a nessuno è concesso di usare la liturgia come palcoscenico per organizzare esibizioni di artisti di qualunque natura. Sarebbe una grave offesa alla celebrazione e al luogo sacro. Inoltre si fa presente che i sacerdoti hanno il compito di verificare il rispetto di tali norme, visto che gli organizzatori potrebbero anche non conoscerle, perché non si ripetano più episodi di questo genere».

“Situazioni che potevano diventare grottesche”

«Aver tollerato, per buon senso, alcuni comportamenti che poi si son rivelati irrispettosi per il luogo sacro – si legge nella nota della Curia che allude al caso di Al Bano senza mai citarlo – per la santa liturgia e per la Comunità cristiana non vuol dire aver fatto dei favoritismi, ma semplicemente aver evitato situazioni che potevano divenire grottesche». 

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«Ma da oggi in poi – conclude la nota del vescovo – si richiede a tutti: sposi, parenti, organizzatori, un comportamento consono alla cerimonia che resta un Sacramento e non uno spettacolo. I sacerdoti sono esortati ad adoperarsi per far comprendere la specificità del momento liturgico. Se proprio si vuole gli artisti possono essere fatti esibire durante la festa nella sala ricevimenti» (Diocesi di Andria).

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