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Home Rubriche Risponde il teologo Affittare una casa a nero, il teologo: "un atto moralmente scorretto"

Affittare una casa a nero, il teologo: “un atto moralmente scorretto”

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

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Affittare a nero è un peccato? Il docente di teologia morale dice che è “un comportamento illegale e gravemente scorretto dal punto di vista morale per più motivi”

Affittare al nero non è un peccato? E cosa possiamo dire se ad affittare locali a nero, e non a norma, è un sacerdote? E se succede qualcosa? Cos’è consigliabile fare in un caso come questo? Abbiamo bisogno di buone parole!

Lettera firmata

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

Certamente affittare a nero è un comportamento illegale e gravemente scorretto dal punto di vista morale per più motivi. Si tratta in effetti di un atto di evasione fiscale (e le tasse vanno pagate); si tratta inoltre di una mancanza di dovuto rispetto dell’affittuario che non sarebbe pienamente tutelato da un contratto regolare che garantisca che i locali siano a norma (soprattutto se, come ipotizza il lettore, dovesse succedere «qualcosa»). C’è da tener presente, oltretutto, che una totale assenza di contratto comporterebbe un venir meno anche all’obbligo, previsto dalle norme antiterrorismo, di segnalare le locazioni abitative, anche di breve durata, alle autorità di pubblica sicurezza. Nel caso che ad affittare a nero sia un prete si può aggiungere che, se a essere affittati fossero beni immobili di proprietà della parrocchia o dell’ente di cui il prete è responsabile, saremmo di fronte anche a una violazione dei diritti della diocesi. Ricordiamoci infatti che il permesso della diocesi è vincolante per poter affittare locali di proprietà ecclesiastica. Che cosa è consigliabile fare? Direi che si potrebbe innanzitutto far presente l’irregolarità della situazione per persuaderlo a sanarla. Ma se l’interessato non si dimostrasse disponibile a sanare la situazione con un contratto regolare (ed eventualmente con la messa a norma dei locali abitativi) si prospettano allora due possibilità. Qualora gli ambienti affittati fossero di proprietà della parrocchia o di altro ente ecclesiastico si dovrebbe segnalare l’irregolarità ai competenti Uffici amministrativi diocesani. Qualora invece gli ambienti fossero di personale proprietà del prete si dovrebbe segnalare comunque il fatto al vicario generale della diocesi o al vicario per il clero perché il prete che sbaglia commettendo una illegalità ha il diritto di essere corretto per il bene suo e del popolo che gli è affidato. Inoltre hanno diritto ad essere tutelate soprattutto le persone si troverebbero penalizzate da un affitto a nero ed eventualmente (e peggio) da un ambiente abitativo non a norma.

Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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Certamente affittare a nero è un comportamento illegale e gravemente scorretto dal punto di vista morale per più motivi. Si tratta in effetti di un atto di evasione fiscale (e le tasse vanno pagate); si tratta inoltre di una mancanza di dovuto rispetto dell’affittuario che non sarebbe pienamente tutelato da un contratto regolare che garantisca che i locali siano a norma (soprattutto se, come ipotizza il lettore, dovesse succedere «qualcosa»). C’è da tener presente, oltretutto, che una totale assenza di contratto comporterebbe un venir meno anche all’obbligo, previsto dalle norme antiterrorismo, di segnalare le locazioni abitative, anche di breve durata, alle autorità di pubblica sicurezza. Nel caso che ad affittare a nero sia un prete si può aggiungere che, se a essere affittati fossero beni immobili di proprietà della parrocchia o dell’ente di cui il prete è responsabile, saremmo di fronte anche a una violazione dei diritti della diocesi. Ricordiamoci infatti che il permesso della diocesi è vincolante per poter affittare locali di proprietà ecclesiastica. Che cosa è consigliabile fare? Direi che si potrebbe innanzitutto far presente l’irregolarità della situazione per persuaderlo a sanarla. Ma se l’interessato non si dimostrasse disponibile a sanare la situazione con un contratto regolare (ed eventualmente con la messa a norma dei locali abitativi) si prospettano allora due possibilità. Qualora gli ambienti affittati fossero di proprietà della parrocchia o di altro ente ecclesiastico si dovrebbe segnalare l’irregolarità ai competenti Uffici amministrativi diocesani. Qualora invece gli ambienti fossero di personale proprietà del prete si dovrebbe segnalare comunque il fatto al vicario generale della diocesi o al vicario per il clero perché il prete che sbaglia commettendo una illegalità ha il diritto di essere corretto per il bene suo e del popolo che gli è affidato. Inoltre hanno diritto ad essere tutelate soprattutto le persone si troverebbero penalizzate da un affitto a nero ed eventualmente (e peggio) da un ambiente abitativo non a norma.

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