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«Accelerare verso l’unità della Chiesa»

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Dieci domande sul viaggio ma anche su altri temi (Brexit, diacone, papa emerito, Lutero, gay e così via) hanno chiuso la visita di papa Francesco in Armenia. Un pellegrinaggio finalizzato a rafforzare il cammino ecumenico con la locale Chiesa apostolica. A ribadire la stima e la vicinanza alla prima “nazione cristiana” della storia. A confermare nella fede il piccolo gregge di cattolici, il 10% dei tre milioni di abitanti. Il pontefice durante il viaggio dir itorno, domenica pomeriggio, ha risposto per più di un’ora ai giornalisti che lo hanno seguito nella sua tre giorni caucasica.

Partendo dal risultato del referendum sulla Brexit ha invitato a evitare secessioni che possono portare a una “balcanizzazione” aggiungendo però che serve una nuova Ue, “meno massiccia”, perché «c’è qualcosa che non va nell’Unione Europea, ci vuole creatività e fecondità».

Sul genocidio degli armeni, senza entrare in polemica col viceministro turco che lo ha accusato di avere una “mentalità da crociata” ha spiegato che da quando era in Argentina ha sempre usato questo termine per definire lo sterminio compiuto nel 1915 dall’impero ottomano, ma comunque, ha aggiunto: «Mai ho usato la parola con l’animo offensivo».

Sul conflitto tra Armenia e Azerbaigian (dove si recherà in autunno per una seconda tappa caucasica) sulla questione del Nagorno Karabakh ha auspicato che raggiungano presto ad un accordo perché “non fare la pace per un pezzettino di terra è oscuro”.

Sull’idea di un ministero papale «condiviso» ha puntualizzato che “non ci sono due papi”, e che Benedetto “è il Papa emerito, non il 
secondo Papa, che è fedele alla sua parola, che è un uomo di Dio, è molto intelligente, e per me è il nonno saggio a casa”.
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La conferenza stampa in aereo

Sull’annunciata commissione per studiare il tema delle diacone ha rivelato di avere sul suo tavolo le proposte di nomi di membri che gli sono arrivate dall’Unione internazionale superiore generali e dalla Congregazione per la dottrina della fede.

Sul Grande Concilio Ortodosso di Creta ha espresso un giudizio “positivo” nonostante l’assenza di quattro primati su 14 (“è stato fatto un passo in avanti, non il cento per cento, ma un passo avanti”). In vista dell’anniversario dell’affissione delle famose 95 tesi a Wittenberg e del programmato viaggio in Svezia ha convenuto che le intenzioni di Lutero “non erano sbagliate”, ma “forse i metodi non erano giusti”.

Riguardo poi all’idea lanciata dal cardinale tedesco Reinhard Marx in tal senso ha notato che la Chiesa “non solo deve chiedere scusa ai gay” per averli emarginati, “ma deve 
chiedere perdono anche ai poveri, alle donne stuprate, ai 
bambini sfruttati nel lavoro, deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi”. E ha ribadito che i gay “non vanno discriminati, devono essere rispettati, 
accompagnati pastoralmente”.

Infine interpellato sul prossimo viaggio per la Gmg in Polonia con tappa ad Auschwitz, ha anticipato di voler “andare in quel posto di orrore senza discorsi, senza gente, solo con il necessario, senza guardare a questo o quello. E in silenzio”.

La lunga conferenza stampa “volante” è arrivata al termine della terza giornata del viaggio in Armenia. Segnato dalla partecipazione di Papa Francesco alla divina liturgia presieduta dal catholicos di Echmiadzin (il catholicos è il capo della Chiesa nazionale armena, ortodossa, ndr).
papa600LapresseFo_51651261.jpg

Il pontefice ha sottolineato come questo momento è stato il “culmine” della visita. Ha auspicato che “in tutti sorga un forte anelito” ad una unità che non sia né “sottomissione” né “assorbimento”, ma piuttosto “accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno”.

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E infine ha invitato ad “accelerare” il passo, chiedendo a Karekin II “di benedirmi, di benedire me e la Chiesa cattolica, di benedire questa corsa verso la piena unità”.

In precedenza il Pontefice aveva avuto un breve e intenso incontro con ivescovi armeni cattolici giunti anche dalla diaspora. Mentre nel pomeriggio insieme al catholicos Karekin II ha solennemente firmato una dichiarazione comune. In essa si ricorda il “genocidio” armeno e si auspica una “soluzione pacifica per il Nagorno-Karabakh”. Si denuncia che in Medio Oriente e altrove “minoranze etniche e religiose sono diventate l’obiettivo di persecuzioni” e che “i martiri appartengono a tutte le Chiese” e la loro sofferenza costituisce un “ecumenismo di sangue”.

Il viaggio di Francesco in Armenia si è concluso con la visita al Monastero di Kohr-Virap, luogo sacro della Chiesa Armena.
papa600LapresseFo_51654650.jpg
Nessun discorso, ma la preghiera davanti al pozzo che imprigionò San Gregorio Illuminatore e il significativo gesto di liberazione delle colombe verso il biblico Monte Ararat in segno di pace.

Quindi il volo verso Roma dove prima di rientrare in Vaticano, come ormai di tradizione, ha visitato la basilica di santa Maria Maggiore per ringraziare la Vergine della buona riuscita del suo pellegrinaggio.

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«Accelerare verso l’unità della Chiesa»

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Partendo dal risultato del referendum sulla Brexit ha invitato a evitare secessioni che possono portare a una “balcanizzazione” aggiungendo però che serve una nuova Ue, “meno massiccia”, perché «c’è qualcosa che non va nell’Unione Europea, ci vuole creatività e fecondità».

Sul genocidio degli armeni, senza entrare in polemica col viceministro turco che lo ha accusato di avere una “mentalità da crociata” ha spiegato che da quando era in Argentina ha sempre usato questo termine per definire lo sterminio compiuto nel 1915 dall’impero ottomano, ma comunque, ha aggiunto: «Mai ho usato la parola con l’animo offensivo».

Sul conflitto tra Armenia e Azerbaigian (dove si recherà in autunno per una seconda tappa caucasica) sulla questione del Nagorno Karabakh ha auspicato che raggiungano presto ad un accordo perché “non fare la pace per un pezzettino di terra è oscuro”.

Sull’idea di un ministero papale «condiviso» ha puntualizzato che “non ci sono due papi”, e che Benedetto “è il Papa emerito, non il 
secondo Papa, che è fedele alla sua parola, che è un uomo di Dio, è molto intelligente, e per me è il nonno saggio a casa”.
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La conferenza stampa in aereo

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Sul Grande Concilio Ortodosso di Creta ha espresso un giudizio “positivo” nonostante l’assenza di quattro primati su 14 (“è stato fatto un passo in avanti, non il cento per cento, ma un passo avanti”). In vista dell’anniversario dell’affissione delle famose 95 tesi a Wittenberg e del programmato viaggio in Svezia ha convenuto che le intenzioni di Lutero “non erano sbagliate”, ma “forse i metodi non erano giusti”.

Riguardo poi all’idea lanciata dal cardinale tedesco Reinhard Marx in tal senso ha notato che la Chiesa “non solo deve chiedere scusa ai gay” per averli emarginati, “ma deve 
chiedere perdono anche ai poveri, alle donne stuprate, ai 
bambini sfruttati nel lavoro, deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi”. E ha ribadito che i gay “non vanno discriminati, devono essere rispettati, 
accompagnati pastoralmente”.

Infine interpellato sul prossimo viaggio per la Gmg in Polonia con tappa ad Auschwitz, ha anticipato di voler “andare in quel posto di orrore senza discorsi, senza gente, solo con il necessario, senza guardare a questo o quello. E in silenzio”.

La lunga conferenza stampa “volante” è arrivata al termine della terza giornata del viaggio in Armenia. Segnato dalla partecipazione di Papa Francesco alla divina liturgia presieduta dal catholicos di Echmiadzin (il catholicos è il capo della Chiesa nazionale armena, ortodossa, ndr).
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Il pontefice ha sottolineato come questo momento è stato il “culmine” della visita. Ha auspicato che “in tutti sorga un forte anelito” ad una unità che non sia né “sottomissione” né “assorbimento”, ma piuttosto “accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno”.

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E infine ha invitato ad “accelerare” il passo, chiedendo a Karekin II “di benedirmi, di benedire me e la Chiesa cattolica, di benedire questa corsa verso la piena unità”.

In precedenza il Pontefice aveva avuto un breve e intenso incontro con ivescovi armeni cattolici giunti anche dalla diaspora. Mentre nel pomeriggio insieme al catholicos Karekin II ha solennemente firmato una dichiarazione comune. In essa si ricorda il “genocidio” armeno e si auspica una “soluzione pacifica per il Nagorno-Karabakh”. Si denuncia che in Medio Oriente e altrove “minoranze etniche e religiose sono diventate l’obiettivo di persecuzioni” e che “i martiri appartengono a tutte le Chiese” e la loro sofferenza costituisce un “ecumenismo di sangue”.

Il viaggio di Francesco in Armenia si è concluso con la visita al Monastero di Kohr-Virap, luogo sacro della Chiesa Armena.
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Nessun discorso, ma la preghiera davanti al pozzo che imprigionò San Gregorio Illuminatore e il significativo gesto di liberazione delle colombe verso il biblico Monte Ararat in segno di pace.

Quindi il volo verso Roma dove prima di rientrare in Vaticano, come ormai di tradizione, ha visitato la basilica di santa Maria Maggiore per ringraziare la Vergine della buona riuscita del suo pellegrinaggio.

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