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«Accanto ai migranti e ai disoccupati»

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All’Angelus papa Francesco esorta i fedeli ad aiutare «i tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili»

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GIACOMO GALEAZZI
CITTA’DEL VATICANO

Papa Francesco all’Angelus ha rivolto la sua sollecitazione ai fedeli a «dare ristoro» e farsi carico dei problemi delle tante persone che vivono in situazioni disagiate, i «tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili». Il giorno dopo l’intensissima visita in Molise, Francesco parla alle decine di migliaia di fedeli che hanno sfidato il caldo torrido di piazza San Pietro per rafforzare il legame sempre più forte tra i fedeli e un Pontefice molto amato, che in poco più di un anno è riuscito a riavvicinare alla fede tanta gente che negli anni si era allontanata dalla Chiesa.

Accanto all’obelisco una comitiva romagnola racconta com’è nata l’idea di assistere all’Angelus. “Siamo un gruppo di amici che fa volontariato con i bambini in difficoltà: Francesco predica misericordia e per noi è un esempio da seguire – racconta Andrea Binci, 41 anni – Per questo siamo venuti a fargli sentire la nostra vicinanza. Tra noi ci sono anche persone che non sono credenti ma ci accomuna l’ammirazione per papa Bergoglio».

Jorge Mario Bergoglio ha citato quanti vivono «sfiniti sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza», «provati dall’indigenza», «costretti a emigrare dalla loro patria, mettendo a repentaglio la propria vita», o «sfruttati dal sistema economico». «Vorrei salutare in modo particolare e affettuoso tutta la brava gente del Molise: ieri mi hanno accolto nella loro bella terra e anche nel loro cuore. È stata un’accoglienza calda, calorosa. Non la dimenticherò mai. Grazie tante», ha affermato il Pontefice ricordando appunto la sua visita di ieri in Molise, che ha fatto tappa a Campobasso, Castelpetroso e Isernia.

Partendo dal brano evangelico in cui Gesù rivolge l’invito «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro», il Pontefice ha spiegato che «questo invito di Gesù si estende fino ai nostri giorni, per raggiungere tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili e a volte prive di validi punti di riferimento». «Nei Paesi più poveri, ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi – ha sottolineato – si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza». «L’indifferenza – ha aggiunto “a braccio” – quanto male fa ai bisognosi l’indifferenza umana, e peggio quella dei cristiani».

Secondo Francesco, «ai margini della società sono tanti gli uomini e le donne provati dall’indigenza, ma anche dall’insoddisfazione della vita e dalla frustrazione». «Tanti – ha aggiunto – sono costretti a emigrare dalla loro patria, mettendo a repentaglio la propria vita. Molti di più portano ogni giorno il peso di un sistema economico che sfrutta l’uomo, gli impone un “giogo” insopportabile, che i pochi privilegiati non vogliono portare». Gesù, ha spiegato Bergoglio, «promette di dare ristoro a tutti, ma ci fa anche un invito, che è come un comandamento: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore”». «Ma anche lo dice – ha proseguito ancora “a braccio” – a coloro che possiedono tutto, ma il loro cuore è vuoto e senza Dio: anche a loro Gesù rivolge questo invito, “venite a me”. L’invito di Gesù è per tutti, ma in modo speciale per quelli che soffrono di più».

«Il giogo del Signore – ha detto ancora il Pontefice – consiste nel caricarsi del peso degli altri con amore fraterno. Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, a imitazione del Maestro». Per il Papa, «la mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi, le nostre critiche, o la nostra indifferenza».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa Francesco all’Angelus ha rivolto la sua sollecitazione ai fedeli a «dare ristoro» e farsi carico dei problemi delle tante persone che vivono in situazioni disagiate, i «tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili». Il giorno dopo l’intensissima visita in Molise, Francesco parla alle decine di migliaia di fedeli che hanno sfidato il caldo torrido di piazza San Pietro per rafforzare il legame sempre più forte tra i fedeli e un Pontefice molto amato, che in poco più di un anno è riuscito a riavvicinare alla fede tanta gente che negli anni si era allontanata dalla Chiesa.

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Jorge Mario Bergoglio ha citato quanti vivono «sfiniti sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza», «provati dall’indigenza», «costretti a emigrare dalla loro patria, mettendo a repentaglio la propria vita», o «sfruttati dal sistema economico». «Vorrei salutare in modo particolare e affettuoso tutta la brava gente del Molise: ieri mi hanno accolto nella loro bella terra e anche nel loro cuore. È stata un’accoglienza calda, calorosa. Non la dimenticherò mai. Grazie tante», ha affermato il Pontefice ricordando appunto la sua visita di ieri in Molise, che ha fatto tappa a Campobasso, Castelpetroso e Isernia.

Partendo dal brano evangelico in cui Gesù rivolge l’invito «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro», il Pontefice ha spiegato che «questo invito di Gesù si estende fino ai nostri giorni, per raggiungere tanti fratelli e sorelle oppressi da condizioni di vita precarie, da situazioni esistenziali difficili e a volte prive di validi punti di riferimento». «Nei Paesi più poveri, ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi – ha sottolineato – si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza». «L’indifferenza – ha aggiunto “a braccio” – quanto male fa ai bisognosi l’indifferenza umana, e peggio quella dei cristiani».

Secondo Francesco, «ai margini della società sono tanti gli uomini e le donne provati dall’indigenza, ma anche dall’insoddisfazione della vita e dalla frustrazione». «Tanti – ha aggiunto – sono costretti a emigrare dalla loro patria, mettendo a repentaglio la propria vita. Molti di più portano ogni giorno il peso di un sistema economico che sfrutta l’uomo, gli impone un “giogo” insopportabile, che i pochi privilegiati non vogliono portare». Gesù, ha spiegato Bergoglio, «promette di dare ristoro a tutti, ma ci fa anche un invito, che è come un comandamento: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore”». «Ma anche lo dice – ha proseguito ancora “a braccio” – a coloro che possiedono tutto, ma il loro cuore è vuoto e senza Dio: anche a loro Gesù rivolge questo invito, “venite a me”. L’invito di Gesù è per tutti, ma in modo speciale per quelli che soffrono di più».

«Il giogo del Signore – ha detto ancora il Pontefice – consiste nel caricarsi del peso degli altri con amore fraterno. Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, a imitazione del Maestro». Per il Papa, «la mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi, le nostre critiche, o la nostra indifferenza».

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