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Aborto facile, c’è il via libera del Parlamento Europeo

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Votata la risoluzione Tarabella. Ma un emendamento prova ad arginare la deriva dell’interruzione di gravidanza

L’Aula del Parlamento di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza con 441 si, 205 no e 52 astenuti la relazione curata daMarc Tarabella sulla parità uomo-donna. E’ passata anche la parte più controversa del documento, ovvero quella in cui si sottolinea la necessità di garantire i diritti delle donne anche attraverso un ‘accesso agevole’ alla contraccezione e all’aborto (Ansa, 10 febbraio).

TARABELLA APRE LE PORTE ALL’ABORTO
Un passaggio del documento promosso dal parlamentare socialista belga recita testualmente: «Il Parlamento europeo insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva».

GIA’ BOCCIATA LA RISOLUZIONE ESTRELA
La risoluzione, ha provato a giustificarsi Tarabella, «non è a favore o contro l’aborto. Si tratta di uguaglianza e di diritto di decidere, che è un diritto fondamentale». Il documento si spinge comunque un po’ più in là rispetto a quello già bocciato dal Parlamento nel dicembre del 2013 e presentato dall’eurodeputata socialista portogheseEdite Estrela (Il Post, 8 marzo). La risoluzione Estrela sulla “salute e i diritti sessuali e riproduttivi” prevedeva un’educazione sessuale per bambine e bambini, la prevenzione di gravidanze indesiderate con accesso equo alla contraccezione e il diritto «all’aborto sicuro e legale» in Europa. Quindi non tanto il diritto ad abortire, ma quello a non morire di aborto.

L’OSTRUZIONISMO NON E’ STATO DECISIVO
Quella risoluzione è stata bocciata anche grazie all’astensione di numerosi deputati del Partito Democratico Silvia Costa, David Sassoli, Patrizia Toia, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi e all’assenza di alcuni altri. Le cose però questa volta sono andate diversamente nonostante nel gruppo democratico si siano registrate nuovamente defezioni sul via libera alla risoluzione. L’ostruzionismo non è stato decisivo come con la Estrela.

“SULLA RIPRODUZIONE DECIDONO GLI STATI”
Il compromesso che ha convinto molti di loro a sostenere Tarabella è stato un emendamento, presentato dal Ppe e poi approvato dall’Aula, che inserisce nella relazione la sottolineatura che la legislazione sulla riproduzione è di competenza nazionale. Un emendamento, sottolinea l’Ansa, approvato anche da Silvia Costa. «Con questo emendamento che ribadisce che sanità e diritti sessuali e riproduttivi sono competenza nazionale – comunica lei stessa su Twitter – ho votato a favore della #Tarabella».

LA LAIGA “TRASFORMA” LA LEGGE 194
La Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194/78), aveva scritto una lettera in cui ricorda al segretario del Pd e Presidente del Consiglio Matteo Renzi «che la 194 è l’unica legge sull’aborto al mondo che porti la firma esclusivamente di politici cattolici» chiedendogli anche di «ricordare» ai deputati del suo partito che gli «sono vicini per provenienza politica», la loro storia e «la storia di questo Paese perché non si ripeta la pagina inquietante della risoluzione Estrela» (Repubblica, 4 marzo).

LA CAMPAGNA ANTI-ABORTISTA
Sul fronte antiabortista, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE) si è attivata nei giorni scorsi raccogliendo circa 50mila firme e dichiarando la propria opposizione al testo. «Le donne chiedono aiuti, non aborti», aveva rincarato la Comunità Papa Giovanni XXIII, invitando i Parlamentari Europei a non approvare la risoluzione Tarabella e a promuovere aiuti concreti a sostegno della gravidanza.

AIUTI ALLE GRAVIDANZE, ABORTO GIA’ TUTELATO
«Per abortire la strada è spianata – dichiara il responsabile generale dell’associazione Giovanni Ramonda – l’iter è semplice (normalmente basta un colloquio con un ginecologo), veloce (l’84,5% degli aborti avviene entro 3 settimane dalla certificazione), e completamente gratuito. Viceversa se la donna continua la gravidanza, nella maggior parte dei casi non ha diritto ad aiuti se non a limitate elemosine, non ha una rete di servizi adeguata e subisce di frequente pressioni da un ambiente familiare e sociale ostile alla gravidanza».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Aborto facile, c’è il via libera del Parlamento Europeo

  

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Votata la risoluzione Tarabella. Ma un emendamento prova ad arginare la deriva dell’interruzione di gravidanza

L’Aula del Parlamento di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza con 441 si, 205 no e 52 astenuti la relazione curata daMarc Tarabella sulla parità uomo-donna. E’ passata anche la parte più controversa del documento, ovvero quella in cui si sottolinea la necessità di garantire i diritti delle donne anche attraverso un ‘accesso agevole’ alla contraccezione e all’aborto (Ansa, 10 febbraio).

TARABELLA APRE LE PORTE ALL’ABORTO
Un passaggio del documento promosso dal parlamentare socialista belga recita testualmente: «Il Parlamento europeo insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva».

GIA’ BOCCIATA LA RISOLUZIONE ESTRELA
La risoluzione, ha provato a giustificarsi Tarabella, «non è a favore o contro l’aborto. Si tratta di uguaglianza e di diritto di decidere, che è un diritto fondamentale». Il documento si spinge comunque un po’ più in là rispetto a quello già bocciato dal Parlamento nel dicembre del 2013 e presentato dall’eurodeputata socialista portogheseEdite Estrela (Il Post, 8 marzo). La risoluzione Estrela sulla “salute e i diritti sessuali e riproduttivi” prevedeva un’educazione sessuale per bambine e bambini, la prevenzione di gravidanze indesiderate con accesso equo alla contraccezione e il diritto «all’aborto sicuro e legale» in Europa. Quindi non tanto il diritto ad abortire, ma quello a non morire di aborto.

L’OSTRUZIONISMO NON E’ STATO DECISIVO
Quella risoluzione è stata bocciata anche grazie all’astensione di numerosi deputati del Partito Democratico Silvia Costa, David Sassoli, Patrizia Toia, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi e all’assenza di alcuni altri. Le cose però questa volta sono andate diversamente nonostante nel gruppo democratico si siano registrate nuovamente defezioni sul via libera alla risoluzione. L’ostruzionismo non è stato decisivo come con la Estrela.

“SULLA RIPRODUZIONE DECIDONO GLI STATI”
Il compromesso che ha convinto molti di loro a sostenere Tarabella è stato un emendamento, presentato dal Ppe e poi approvato dall’Aula, che inserisce nella relazione la sottolineatura che la legislazione sulla riproduzione è di competenza nazionale. Un emendamento, sottolinea l’Ansa, approvato anche da Silvia Costa. «Con questo emendamento che ribadisce che sanità e diritti sessuali e riproduttivi sono competenza nazionale – comunica lei stessa su Twitter – ho votato a favore della #Tarabella».

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LA LAIGA “TRASFORMA” LA LEGGE 194
La Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194/78), aveva scritto una lettera in cui ricorda al segretario del Pd e Presidente del Consiglio Matteo Renzi «che la 194 è l’unica legge sull’aborto al mondo che porti la firma esclusivamente di politici cattolici» chiedendogli anche di «ricordare» ai deputati del suo partito che gli «sono vicini per provenienza politica», la loro storia e «la storia di questo Paese perché non si ripeta la pagina inquietante della risoluzione Estrela» (Repubblica, 4 marzo).

LA CAMPAGNA ANTI-ABORTISTA
Sul fronte antiabortista, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE) si è attivata nei giorni scorsi raccogliendo circa 50mila firme e dichiarando la propria opposizione al testo. «Le donne chiedono aiuti, non aborti», aveva rincarato la Comunità Papa Giovanni XXIII, invitando i Parlamentari Europei a non approvare la risoluzione Tarabella e a promuovere aiuti concreti a sostegno della gravidanza.

AIUTI ALLE GRAVIDANZE, ABORTO GIA’ TUTELATO
«Per abortire la strada è spianata – dichiara il responsabile generale dell’associazione Giovanni Ramonda – l’iter è semplice (normalmente basta un colloquio con un ginecologo), veloce (l’84,5% degli aborti avviene entro 3 settimane dalla certificazione), e completamente gratuito. Viceversa se la donna continua la gravidanza, nella maggior parte dei casi non ha diritto ad aiuti se non a limitate elemosine, non ha una rete di servizi adeguata e subisce di frequente pressioni da un ambiente familiare e sociale ostile alla gravidanza».

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