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A Tafida vogliono staccare la spina a Londra. I genitori: sta migliorando, la portiamo al Gaslini

Esplode un altro caso simile a Charlie Gard e Alfie Evans.

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Esplode un altro caso simile a Charlie Gard e Alfie Evans. L’Alta Corte si pronuncia il 9 settembre, ma la madre della piccola, in stato di minima coscienza, sta già preparando il viaggio della speranza in Italia

L’Italia risponde ancora una volta generosamente al dramma umano di due genitori che non vogliono staccare la spina a una bimba che la scienza medica ritiene condannata. Come nel caso di Charlie Gard Alfie Evans, la coscienza collettiva e quella privata si interrogano sul caso della piccola Tafida Raqeeb, 5 anni, figlia di una coppia di inglesi di origine bengalesi alla quale il Royal London Hospital vorrebbe sospendere la respirazione artificiale, pur se la bimba manifesta segni di reattività.

La bimba soffre di una malformazione artero-venosa (MAV), che lo scorso 9 febbraio le ha provocato una devastante emorragia cerebrale, lasciandola in uno stato di minima coscienza. I medici hanno comunicato ai genitori che non c’è speranza possa riprendersi; secondo loro sarebbe opportuno porre fine alla sua vita. I genitori però non si rassegnano e sono ricorsi alle vie legali affinché Rafida possa continuare la sua battaglia.

“Miglior interesse”

Shelina Begum, avvocatessa di 39 anni e il marito Mohammed Raqeeb, 45 anni, consulente edile, sostengono che la figlia Tafida – pur se in coma – nel giro di pochi mesi potrebbe migliorare. Ciò che accomuna Tafida al caso di Charlie e Alfie – i bambini inglesi morti, rispettivamente, nel 2017 e nel 2018 dopo la decisione di un giudice di interrompere le cure a cui erano sottoposti in nome del loro «migliore interesse» – è la battaglia legale tentata dai genitori per vedersi riconoscere la possibilità di portare i propri figli fuori dagli ospedali propensi alla sospensione delle cure, per prendersene cura altrove.

Procedimento in corso

Una sentenza, nel caso di Tafida, non c’è ancora, ma il procedimento legale è stato avviato. Ieri, la famiglia ha depositato un ricorso al tribunale amministrativo della capitale inglese per trasferire la loro piccola in Italia, all’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova, sottraendola così alla volontà del Royal London Hospital di staccargli il respiratore (Corriere, 19 luglio).

La denuncia di Shelina

In questi giorni Shelina, la mamma di Tafida è in Italia. Ha visitato l’ospedale Gaslini dove spera di poter trasferire la figlia. Il 9 settembre è attesa la sentenza dell’Alta Corte. Intanto al Royal London Hospital, in sua assenza, i medici, si legge su Avvenire (28 agosto) hanno appena cercato di sottoporre la sua piccola Tafida a un nuovo esame, senza l’autorizzazione dei genitori e dei giudici. «Vogliono dimostrare che deve morire. Nessuno tocchi nostra figlia», avverte Shelina.

Ad accompagnarla è Filippo Martini, vicepresidente dei Giuristi per la Vita, che fin dall’inizio tiene i rapporti tra la famiglia e l’Italia.

“Vediamo piccoli miglioramenti”

«Tra pochi giorni – prosegue la madre di Tafida – l’Alta Corte deciderà se possiamo, a spese nostre, portare nostra figlia in Italia, dove gli specialisti del Gaslini si sono offerti di curarla: per questo i medici di Londra sono nel panico e oggi hanno provato un colpo di mano. Si stanno comportando male, sono pronti a tutto, ma lo siamo anche noi: io e mio marito da sei mesi viviamo notte e giorno in ospedale con Tafida e sappiamo con certezza che lei riconosce la nostra voce, ci segue con lo sguardo, stringe la nostra mano, afferra i giocattoli. Vediamo piccoli miglioramenti, chiediamo solo di darle il tempo necessario».

Il parere dei medici del Gaslini

I medici del Gaslini le hanno detto che «dal punto di vista scientifico bisogna aspettare, darle tempo, sei mesi sono pochissimi per capire come sta reagendo e cosa si può fare per lei. Sono stupiti del fatto che i medici inglesi abbiano immediatamente optato per la sua morte».

Intanto sono arrivate a 190mila, le firme raccolte da una petizione che chiede all’Alta Corte britannica di lasciare che la piccola Tafida continui a vivere, anche se in coma.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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A Tafida vogliono staccare la spina a Londra. I genitori: sta migliorando, la portiamo al Gaslini

Esplode un altro caso simile a Charlie Gard e Alfie Evans.

  

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Esplode un altro caso simile a Charlie Gard e Alfie Evans. L’Alta Corte si pronuncia il 9 settembre, ma la madre della piccola, in stato di minima coscienza, sta già preparando il viaggio della speranza in Italia

L’Italia risponde ancora una volta generosamente al dramma umano di due genitori che non vogliono staccare la spina a una bimba che la scienza medica ritiene condannata. Come nel caso di Charlie Gard Alfie Evans, la coscienza collettiva e quella privata si interrogano sul caso della piccola Tafida Raqeeb, 5 anni, figlia di una coppia di inglesi di origine bengalesi alla quale il Royal London Hospital vorrebbe sospendere la respirazione artificiale, pur se la bimba manifesta segni di reattività.

La bimba soffre di una malformazione artero-venosa (MAV), che lo scorso 9 febbraio le ha provocato una devastante emorragia cerebrale, lasciandola in uno stato di minima coscienza. I medici hanno comunicato ai genitori che non c’è speranza possa riprendersi; secondo loro sarebbe opportuno porre fine alla sua vita. I genitori però non si rassegnano e sono ricorsi alle vie legali affinché Rafida possa continuare la sua battaglia.

“Miglior interesse”

Shelina Begum, avvocatessa di 39 anni e il marito Mohammed Raqeeb, 45 anni, consulente edile, sostengono che la figlia Tafida – pur se in coma – nel giro di pochi mesi potrebbe migliorare. Ciò che accomuna Tafida al caso di Charlie e Alfie – i bambini inglesi morti, rispettivamente, nel 2017 e nel 2018 dopo la decisione di un giudice di interrompere le cure a cui erano sottoposti in nome del loro «migliore interesse» – è la battaglia legale tentata dai genitori per vedersi riconoscere la possibilità di portare i propri figli fuori dagli ospedali propensi alla sospensione delle cure, per prendersene cura altrove.

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Una sentenza, nel caso di Tafida, non c’è ancora, ma il procedimento legale è stato avviato. Ieri, la famiglia ha depositato un ricorso al tribunale amministrativo della capitale inglese per trasferire la loro piccola in Italia, all’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova, sottraendola così alla volontà del Royal London Hospital di staccargli il respiratore (Corriere, 19 luglio).

La denuncia di Shelina

In questi giorni Shelina, la mamma di Tafida è in Italia. Ha visitato l’ospedale Gaslini dove spera di poter trasferire la figlia. Il 9 settembre è attesa la sentenza dell’Alta Corte. Intanto al Royal London Hospital, in sua assenza, i medici, si legge su Avvenire (28 agosto) hanno appena cercato di sottoporre la sua piccola Tafida a un nuovo esame, senza l’autorizzazione dei genitori e dei giudici. «Vogliono dimostrare che deve morire. Nessuno tocchi nostra figlia», avverte Shelina.

Ad accompagnarla è Filippo Martini, vicepresidente dei Giuristi per la Vita, che fin dall’inizio tiene i rapporti tra la famiglia e l’Italia.

“Vediamo piccoli miglioramenti”

«Tra pochi giorni – prosegue la madre di Tafida – l’Alta Corte deciderà se possiamo, a spese nostre, portare nostra figlia in Italia, dove gli specialisti del Gaslini si sono offerti di curarla: per questo i medici di Londra sono nel panico e oggi hanno provato un colpo di mano. Si stanno comportando male, sono pronti a tutto, ma lo siamo anche noi: io e mio marito da sei mesi viviamo notte e giorno in ospedale con Tafida e sappiamo con certezza che lei riconosce la nostra voce, ci segue con lo sguardo, stringe la nostra mano, afferra i giocattoli. Vediamo piccoli miglioramenti, chiediamo solo di darle il tempo necessario».

Il parere dei medici del Gaslini

I medici del Gaslini le hanno detto che «dal punto di vista scientifico bisogna aspettare, darle tempo, sei mesi sono pochissimi per capire come sta reagendo e cosa si può fare per lei. Sono stupiti del fatto che i medici inglesi abbiano immediatamente optato per la sua morte».

Intanto sono arrivate a 190mila, le firme raccolte da una petizione che chiede all’Alta Corte britannica di lasciare che la piccola Tafida continui a vivere, anche se in coma.

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