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A scuola di preghiera

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di: Roberto Mela

Cos’è la preghiera? Come si fa a pregare? Ma serve pregare? Io ho pregato, ma Dio non mi ha ascoltato… Sono cose del passato, oggi non servono più…

Il monaco benedettino, esperto anche di psicologia e psicoterapia, pubblica un piccolo libretto, ma molto denso, che raccoglie le indicazioni circa la preghiera che egli stesso fornisce nelle sue meditazioni e nei suoi corsi di spiritualità (con elementi anche autobiografici).

Dapprima Grün invita a porsi alla scuola di preghiera di Gesù, seguendo il Vangelo di Luca (pp. 13-35). Si prega nelle difficoltà, anche se la preghiera può inglobare il pericolo del narcisismo spirituale (vedi il pubblicano di Lc 18,11 che “parla… a se stesso”!).

I salmi (pp. 36-45) forniscono una miniera di situazioni in cui l’orante si rivolge a Dio. Essi esprimono le situazioni più varie e i sentimenti più diversi che proviamo anche noi oggi. I salmi li esprimono per noi. Dio ci fornisce le parole stesse con cui rivolgersi a lui…

I salmi e Gesù ci insegnano ameno sette modi di preghiera (pp. 46-82): la lode, la domanda, il ringraziamento, l’adorazione, il lamento, le giaculatorie, la preghiera di Gesù o la preghiera del cuore. Spesso lasciamo una candela accesa in chiesa per qualche intenzione. La luce perdura a lungo, più del tempo nel quale possiamo fermarci in chiesa. La candela ci rappresenta…

Ho trovato molto interessanti le spiegazioni circa gli atteggiamenti e i gesti di preghiera (pp. 83-122). Aiutano molto a vivere la preghiera. L’atteggiamento orante può esprimersi con le mani aperte, le mani giunte, l’inginocchiarsi, lo stare in piedi, lo stare seduti, lo stendersi per terra, l’inchinarsi più o meno profondamente, tenere le mani al centro del petto, incrociare le mani sul petto, tenere le mani stese davanti al viso, alzare le mani per benedire, fare il segno della croce. Ci si sente custoditi, abbracciati, consolati, benedetti da Dio. Ci rivolgiamo a Dio in piena dignità e, nello stesso tempo, riconosciamo la sua trascendenza. Ci offriamo totalmente a lui, ci abbandoniamo, proteggiamo il silenzio profondo dell’anima dove non penetrano le attese altrui e ci congiungiamo con il nostro Sé più autentico e vero. Ci sentiamo tranquilli, senza l’ossessione di dire parole pie…

La preghiera è un dialogo con Dio, è silenzio, ma soprattutto è incontro (pp. 123-132). Le quattro tappe indicate da Grün sono: l’incontro con se stessi, la domanda su quale Dio io stia incontrando, il dialogo con Dio, il silenzio che protegge e custodisce la profondità dell’anima, anzi che già è presente in essa…

L’autore aiuta a vivere con autenticità anche le preghiere preformate ricevute dalla tradizione (e dalla bocca dei nostri nonni e mamme) (pp. 133-158): Il Padre nostro, l’Ave Maria, il rosario, l’Angelo del Signore, il Gloria al Padre, la preghiera del mattino, quella prima del pasto e quella della sera.

L’ultimo capitolo (pp. 159-180) è dedicato alla preghiera comune: l’esperienza dei primi cristiani. Essa è il fondamento della comunità cristiana, in cui fra l’altro si intercede per altre persone, si esprime la comunione anche nel congedo e nella separazione, smuove il mondo intero. Essa è il vero compito del discepolo di Gesù e convoca l’assemblea nella lode comune.

Una breve bibliografia (pp. 187-188) chiude questo libro molto interessante. Il secondo volume indicato ha per coautori A. Grün e M. Reepen.

 

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Originale: Settimana News
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Dapprima Grün invita a porsi alla scuola di preghiera di Gesù, seguendo il Vangelo di Luca (pp. 13-35). Si prega nelle difficoltà, anche se la preghiera può inglobare il pericolo del narcisismo spirituale (vedi il pubblicano di Lc 18,11 che “parla… a se stesso”!).

I salmi (pp. 36-45) forniscono una miniera di situazioni in cui l’orante si rivolge a Dio. Essi esprimono le situazioni più varie e i sentimenti più diversi che proviamo anche noi oggi. I salmi li esprimono per noi. Dio ci fornisce le parole stesse con cui rivolgersi a lui…

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Ho trovato molto interessanti le spiegazioni circa gli atteggiamenti e i gesti di preghiera (pp. 83-122). Aiutano molto a vivere la preghiera. L’atteggiamento orante può esprimersi con le mani aperte, le mani giunte, l’inginocchiarsi, lo stare in piedi, lo stare seduti, lo stendersi per terra, l’inchinarsi più o meno profondamente, tenere le mani al centro del petto, incrociare le mani sul petto, tenere le mani stese davanti al viso, alzare le mani per benedire, fare il segno della croce. Ci si sente custoditi, abbracciati, consolati, benedetti da Dio. Ci rivolgiamo a Dio in piena dignità e, nello stesso tempo, riconosciamo la sua trascendenza. Ci offriamo totalmente a lui, ci abbandoniamo, proteggiamo il silenzio profondo dell’anima dove non penetrano le attese altrui e ci congiungiamo con il nostro Sé più autentico e vero. Ci sentiamo tranquilli, senza l’ossessione di dire parole pie…

La preghiera è un dialogo con Dio, è silenzio, ma soprattutto è incontro (pp. 123-132). Le quattro tappe indicate da Grün sono: l’incontro con se stessi, la domanda su quale Dio io stia incontrando, il dialogo con Dio, il silenzio che protegge e custodisce la profondità dell’anima, anzi che già è presente in essa…

L’autore aiuta a vivere con autenticità anche le preghiere preformate ricevute dalla tradizione (e dalla bocca dei nostri nonni e mamme) (pp. 133-158): Il Padre nostro, l’Ave Maria, il rosario, l’Angelo del Signore, il Gloria al Padre, la preghiera del mattino, quella prima del pasto e quella della sera.

L’ultimo capitolo (pp. 159-180) è dedicato alla preghiera comune: l’esperienza dei primi cristiani. Essa è il fondamento della comunità cristiana, in cui fra l’altro si intercede per altre persone, si esprime la comunione anche nel congedo e nella separazione, smuove il mondo intero. Essa è il vero compito del discepolo di Gesù e convoca l’assemblea nella lode comune.

Una breve bibliografia (pp. 187-188) chiude questo libro molto interessante. Il secondo volume indicato ha per coautori A. Grün e M. Reepen.

 

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