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A Natale, la grazia di quel bambino rivelata a un anziano.

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Un altro Natale senza emozioni, per tanti di noi un giorno come altri: certo non si lavora, la famiglia si incontra e si unisce al completo, si sopportano anche le persone meno amabili.
Un altro Natale senza emozioni, per tanti di noi un giorno come altri: certo non si lavora, la famiglia si incontra e si unisce al completo, si sopportano anche le persone meno amabili.

 Ma il Natale non è questo e non è nemmeno una festa solo per bambini, perché al contrario, attorno al Natale, al primo Natale, c’è stata sofferenza, povertà, rifiuto di un bambino e di tanti altri piccoli trucidati di lì a poco da Erode.

Attorno al primo Natale ci sono soprattutto adulti e anziani: tali erano i pastori e i magi. Così, solo poco tempo dopo, la famiglia di Nazareth sulla gradinata del tempio di Gerusalemme, è accolta da due anziani, Simeone e Anna, che prendono tra le loro braccia il bambino Gesù, pronti dopo lunga attesa, a riconoscere e ad accogliere ciò che Dio compie nella storia.

Solo la maturità, consente di interpretare e trasmettere il senso dell’attesa di Dio che viene sempre e che in pari tempo sembra tardare; solo la fedeltà con la pazienza consente di superare le difficoltà della vita, anche in chi crede. Proprio l’esperienza di vita aiuta a riconoscere e ad accogliere il Signore che viene: bisogna aver vissuto molto e conosciuto illusioni e disillusioni, per riconoscere ciò che viene da Dio (non le mode che passano).

Gli anziani svolgono un ruolo prezioso, specie in questi giorni: quello di dare senso e valore a una festa – il Natale – che rischia altrimenti di diventare banale. Bisogna aver vissuto e sofferto molto per conoscere e comunicare la gioia; perché infatti, i bambini possono al massimo essere allegri, gli adulti fermarsi al piacere: solo gli anziani conoscere la gioia.

Possiamo dire, allora, che ai bambini spetta l’apparenza del Natale (ciò che si vede) mentre gli anziani hanno parte nella sostanza, fatta di conversione, di accoglienza reale e vitale di quel Bambino e della sua salvezza.

I pastori lo hanno adorato, il santo vecchio profeta lo ha stretto tra le sue braccia con una pienezza d’amore che è esplosa in canto. Sì la grazia di quel bambino si è rivelata, intimamente, proprio ad un anziano.

Don Roberto Antonucci

R. Antonucci
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2011, è attualmente Parroco delle Parrocchie di Santa Maria ad Nives a Filetto e di San Cristinziano Martire a San Martino sulla Marrucina. Oltre agli studi filosofico-teologici, ha compiuto con successo il curriculum accademico in Giurisprudenza.

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A Natale, la grazia di quel bambino rivelata a un anziano.

  

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Un altro Natale senza emozioni, per tanti di noi un giorno come altri: certo non si lavora, la famiglia si incontra e si unisce al completo, si sopportano anche le persone meno amabili.
Un altro Natale senza emozioni, per tanti di noi un giorno come altri: certo non si lavora, la famiglia si incontra e si unisce al completo, si sopportano anche le persone meno amabili.

 Ma il Natale non è questo e non è nemmeno una festa solo per bambini, perché al contrario, attorno al Natale, al primo Natale, c’è stata sofferenza, povertà, rifiuto di un bambino e di tanti altri piccoli trucidati di lì a poco da Erode.

Attorno al primo Natale ci sono soprattutto adulti e anziani: tali erano i pastori e i magi. Così, solo poco tempo dopo, la famiglia di Nazareth sulla gradinata del tempio di Gerusalemme, è accolta da due anziani, Simeone e Anna, che prendono tra le loro braccia il bambino Gesù, pronti dopo lunga attesa, a riconoscere e ad accogliere ciò che Dio compie nella storia.

Solo la maturità, consente di interpretare e trasmettere il senso dell’attesa di Dio che viene sempre e che in pari tempo sembra tardare; solo la fedeltà con la pazienza consente di superare le difficoltà della vita, anche in chi crede. Proprio l’esperienza di vita aiuta a riconoscere e ad accogliere il Signore che viene: bisogna aver vissuto molto e conosciuto illusioni e disillusioni, per riconoscere ciò che viene da Dio (non le mode che passano).

Gli anziani svolgono un ruolo prezioso, specie in questi giorni: quello di dare senso e valore a una festa – il Natale – che rischia altrimenti di diventare banale. Bisogna aver vissuto e sofferto molto per conoscere e comunicare la gioia; perché infatti, i bambini possono al massimo essere allegri, gli adulti fermarsi al piacere: solo gli anziani conoscere la gioia.

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Possiamo dire, allora, che ai bambini spetta l’apparenza del Natale (ciò che si vede) mentre gli anziani hanno parte nella sostanza, fatta di conversione, di accoglienza reale e vitale di quel Bambino e della sua salvezza.

I pastori lo hanno adorato, il santo vecchio profeta lo ha stretto tra le sue braccia con una pienezza d’amore che è esplosa in canto. Sì la grazia di quel bambino si è rivelata, intimamente, proprio ad un anziano.

Don Roberto Antonucci

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R. Antonucci
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2011, è attualmente Parroco delle Parrocchie di Santa Maria ad Nives a Filetto e di San Cristinziano Martire a San Martino sulla Marrucina. Oltre agli studi filosofico-teologici, ha compiuto con successo il curriculum accademico in Giurisprudenza.

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