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“A Gaza e in Iraq non si faccia la guerra in nome di Dio”.

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Monito di Francesco all’Angelus contro l’escalation di violenza in Medio Oriente

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“Non si fa la guerra in nome di Dio. Non si porta l’odio in nome di Dio”. Accorato grido d’allarme di Francesco per l’Iraq e per Gaza all’Angelus alla vigilia del suo primo viaggio asiatico. “Lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq – afferma il Pontefice in una piazza San Pietro gremita di fedeli arrivati da ogni angolo del pianeta – Migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; violenze di ogni tipo; distruzione di patrimoni religiosi, storici e culturali”. E “tutto questo offende gravemente Dio e l’umanità”. Jorge Mario Bergoglio ringrazia “coloro che, con coraggio, stanno portando soccorso a questi fratelli e sorelle, e confido che una efficace soluzione politica a livello internazionale e locale possa fermare questi crimini e ristabilire il diritto”.

Inoltre, “per meglio assicurare la mia vicinanza a quelle care popolazioni ho nominato mio inviato personale in Iraq il Cardinale Fernando Filoni”.  Anche “a Gaza, dopo una tregua, è ripresa la guerra, che miete vittime innocenti e non fa che peggiorare il conflitto tra Israeliani e Palestinesi”. “Noi tutti – ha poi detto – pensando a questa situazione a questa gente, facciamo silenzio e preghiamo insieme il Dio della pace, per intercessione della Vergine Maria: Dona la pace, Signore, ai nostri giorni, e rendici artefici di giustizia e di pace”. E “preghiamo anche per le vittime del virus ‘ebola’ e per quanti stanno lottando per fermarlo”.

Da mercoledì prossimo fino a lunedì 18 “compirò un viaggio apostolico in Corea: per favore, accompagnatemi con la preghiera”.

Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice ha ricordato che “il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago”. Dunque “dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva, mentre Lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte”. E “intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Lui li tranquillizza: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura!’. Pietro, col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova. ‘Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque’; e Gesù gli dice ‘Vieni!’. Pietro scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare. Allora grida: ‘Signore, salvami!’, e Gesù gli tende la mano e lo solleva”. Commenta Francesco: “Questo racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce di Gesù che gli dice: ‘Vieni!’, lui riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque”.

Quindi “la risposta fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose straordinarie, invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano”. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. “Nel personaggio di Pietro, con i suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo”, osserva il Papa. Perciò “è molto importante anche la scena finale. ‘Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»’. Sulla barca ci sono tutti i discepoli, accomunati dall’esperienza della debolezza, del dubbio, della paura, della ‘poca fede’. Ma quando su quella barca risale Gesù, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Lui”. Tutti “piccoli e impauriti”, diventano “grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono nel loro maestro il Figlio di Dio”.  Questa è “una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta”. Quello che la salva “non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà”.

La fede “ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci ai pericoli”. Infatti “tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze. Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Gesù, l’unico Signore della nostra vita. A questo ci richiama sempre la nostra Madre, la Madonna. A lei ci rivolgiamo fiduciosi”.

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“Non si fa la guerra in nome di Dio. Non si porta l’odio in nome di Dio”. Accorato grido d’allarme di Francesco per l’Iraq e per Gaza all’Angelus alla vigilia del suo primo viaggio asiatico. “Lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq – afferma il Pontefice in una piazza San Pietro gremita di fedeli arrivati da ogni angolo del pianeta – Migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; violenze di ogni tipo; distruzione di patrimoni religiosi, storici e culturali”. E “tutto questo offende gravemente Dio e l’umanità”. Jorge Mario Bergoglio ringrazia “coloro che, con coraggio, stanno portando soccorso a questi fratelli e sorelle, e confido che una efficace soluzione politica a livello internazionale e locale possa fermare questi crimini e ristabilire il diritto”.

Inoltre, “per meglio assicurare la mia vicinanza a quelle care popolazioni ho nominato mio inviato personale in Iraq il Cardinale Fernando Filoni”.  Anche “a Gaza, dopo una tregua, è ripresa la guerra, che miete vittime innocenti e non fa che peggiorare il conflitto tra Israeliani e Palestinesi”. “Noi tutti – ha poi detto – pensando a questa situazione a questa gente, facciamo silenzio e preghiamo insieme il Dio della pace, per intercessione della Vergine Maria: Dona la pace, Signore, ai nostri giorni, e rendici artefici di giustizia e di pace”. E “preghiamo anche per le vittime del virus ‘ebola’ e per quanti stanno lottando per fermarlo”.

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Da mercoledì prossimo fino a lunedì 18 “compirò un viaggio apostolico in Corea: per favore, accompagnatemi con la preghiera”.

Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice ha ricordato che “il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago”. Dunque “dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva, mentre Lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte”. E “intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Lui li tranquillizza: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura!’. Pietro, col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova. ‘Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque’; e Gesù gli dice ‘Vieni!’. Pietro scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare. Allora grida: ‘Signore, salvami!’, e Gesù gli tende la mano e lo solleva”. Commenta Francesco: “Questo racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce di Gesù che gli dice: ‘Vieni!’, lui riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque”.

Quindi “la risposta fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose straordinarie, invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano”. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. “Nel personaggio di Pietro, con i suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo”, osserva il Papa. Perciò “è molto importante anche la scena finale. ‘Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»’. Sulla barca ci sono tutti i discepoli, accomunati dall’esperienza della debolezza, del dubbio, della paura, della ‘poca fede’. Ma quando su quella barca risale Gesù, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Lui”. Tutti “piccoli e impauriti”, diventano “grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono nel loro maestro il Figlio di Dio”.  Questa è “una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta”. Quello che la salva “non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà”.

La fede “ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci ai pericoli”. Infatti “tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze. Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Gesù, l’unico Signore della nostra vita. A questo ci richiama sempre la nostra Madre, la Madonna. A lei ci rivolgiamo fiduciosi”.

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