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8. Storia della Liturgia: II e III secolo.

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Culmen et Fons
Culmen et Fons

 

Uno dei testi cristiani più antichi appartenente all’era subapostolica è certamente la Didaché (o “Dottrina dei dodici apostoli”); essa fu scoperta solo recentemente – precisamente nel 1873 – ma è uno dei testi cruciali per comprendere la vita liturgica della comunità intorno al 100 d. C.. Ricordiamo per esempio, le informazioni sulla celebrazione del battesimo (cap. 7), sul digiuno e la preghiera (cap. 8) e sulla celebrazione dell’agape e dell’eucaristia (cap. 9s.) specialmente in domenica (cap. 14), designata come “sacrificio” (thysia).

La Lettera poi, di papa Clemente alla comunità di Corinto (96 d. C.), è un esempio dell’uso che si andava diffondendo: accogliere nella celebrazione quotidiana testi di preghiera ebraici (1 Clem. 59-61).

A questa si aggiungono le sette Lettere del vescovo Ignazio di Antiochia (110 d. C.), le quali lasciano intendere con chiarezza la preoccupazione di salvaguardare la liturgia da adulterazioni da parte di eretici. Dunque, sia il battesimo sia l’eucaristia, l’agape e il matrimonio vanno celebrati nel solo accordo con il vescovo: «Quello che egli approva è gradito a Dio, perché tutto ciò che si fa sia legittimo e sicuro» (ai cristiani di Smirne). Per Ignazio inoltre, il segno caratteristico degli eretici consiste nella non partecipazione all’eucaristia e alla preghiera, ma nella lettera alla comunità di Efeso ammonisce i cristiani di radunarsi più frequentemente per l’eucaristia e per la preghiera di lode, perché così «le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella concordia della fede», un avvertimento sintomo di un’iniziale indifferenza e rilassatezza nella frequenza alla liturgia.

La Lettera del proconsole Plinio il Giovane dalla Bitinia all’imperatore Traiano (112 d. C.), riferisce di due momenti liturgici dei cristiani, tra l’altro, in un giorno stabilito. Una di queste ha luogo ancor prima del sorgere del sole; in essa vengono innalzati dei canti di lode a Cristo “come Dio”, impegnandosi poi, con il giuramento di osservare i comandamenti. Giunta la sera, essi si radunano ancora per consumare “un pasto”. Alcuni studiosi suppongono che la prima riunione sia dedicata alla celebrazione dell’eucaristia e la seconda ad un’agape fraterna. Altri ancora interpretano la celebrazione del mattino come una liturgia della Parola o anche una liturgia battesimale, mentre il pasto della sera come l’eucaristia.

Preziose conoscenze sulla liturgia cristiana verso l’anno 150 d. C. ci sono trasmesse dalla Prima Apologia del martire Giustino. Accanto all’esposizione sul battesimo (cap. 61), i capp. 65-67 descrivono proprio la celebrazione eucaristica. All’inizio c’è una liturgia della Parola, durante la quale vengono lette le “memorie degli apostoli” – si intendono i vangeli – e gli scritti dei profeti. Seguono l’omelia del presidente e la preghiera dei fedeli. Dopo la preparazione dei doni (pane, vino e acqua), il presidente pronuncia la “preghiera di ringraziamento”, alla quale il popolo risponde con il grande Amen.

Testi liturgici preziosi si trovano, per la prima volta, nella cosiddetta Traditio Apostolica attribuita ad Ippolito (II secolo); i suoi testi si riferiscono al battesimo, all’eucaristia, ai tre gradi dell’ordine, alle benedizioni, alle preghiere e all’agape. Tra essi si trova anche una “preghiera eucaristica”, che dopo il Concilio Vaticano II fu accolta nel Messale Romano del 1970 (con alcuni adattamenti) costituendo la Preghiera eucaristica II, anche se va detto che, in gran parte, questi furono concentrati nel suo prefazio. Nella Traditio viene espressamente affermato che i testi presentati “non sono vincolanti” e che il vescovo è autorizzato a una libera formulazione di questi (n. 9).

In sintesi si può affermare che, per i primi tre secoli, pur con tutta la varietà nella formulazione dei testi e nei singoli riti, c’è tuttavia nella chiesa una complessiva struttura unitaria della liturgia stessa. Le differenze riscontrate non sono decisive, consistono piuttosto in accentuazioni; si è parlato per lungo tempo di uno “schema di Giustino” che è alla base delle celebrazioni eucaristiche della maggior parte delle liturgie fino ad oggi. Si comprende così, come il vescovo Policarpo di Smirne nella sua visita a Roma nell’anno 154 d. C., possa celebrare l’eucaristia e come questo gesto di comunione venga raccomandato anche dalla Didascalia siriaca (250 d. C.) per casi simili.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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Uno dei testi cristiani più antichi appartenente all’era subapostolica è certamente la Didaché (o “Dottrina dei dodici apostoli”); essa fu scoperta solo recentemente – precisamente nel 1873 – ma è uno dei testi cruciali per comprendere la vita liturgica della comunità intorno al 100 d. C.. Ricordiamo per esempio, le informazioni sulla celebrazione del battesimo (cap. 7), sul digiuno e la preghiera (cap. 8) e sulla celebrazione dell’agape e dell’eucaristia (cap. 9s.) specialmente in domenica (cap. 14), designata come “sacrificio” (thysia).

La Lettera poi, di papa Clemente alla comunità di Corinto (96 d. C.), è un esempio dell’uso che si andava diffondendo: accogliere nella celebrazione quotidiana testi di preghiera ebraici (1 Clem. 59-61).

A questa si aggiungono le sette Lettere del vescovo Ignazio di Antiochia (110 d. C.), le quali lasciano intendere con chiarezza la preoccupazione di salvaguardare la liturgia da adulterazioni da parte di eretici. Dunque, sia il battesimo sia l’eucaristia, l’agape e il matrimonio vanno celebrati nel solo accordo con il vescovo: «Quello che egli approva è gradito a Dio, perché tutto ciò che si fa sia legittimo e sicuro» (ai cristiani di Smirne). Per Ignazio inoltre, il segno caratteristico degli eretici consiste nella non partecipazione all’eucaristia e alla preghiera, ma nella lettera alla comunità di Efeso ammonisce i cristiani di radunarsi più frequentemente per l’eucaristia e per la preghiera di lode, perché così «le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella concordia della fede», un avvertimento sintomo di un’iniziale indifferenza e rilassatezza nella frequenza alla liturgia.

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La Lettera del proconsole Plinio il Giovane dalla Bitinia all’imperatore Traiano (112 d. C.), riferisce di due momenti liturgici dei cristiani, tra l’altro, in un giorno stabilito. Una di queste ha luogo ancor prima del sorgere del sole; in essa vengono innalzati dei canti di lode a Cristo “come Dio”, impegnandosi poi, con il giuramento di osservare i comandamenti. Giunta la sera, essi si radunano ancora per consumare “un pasto”. Alcuni studiosi suppongono che la prima riunione sia dedicata alla celebrazione dell’eucaristia e la seconda ad un’agape fraterna. Altri ancora interpretano la celebrazione del mattino come una liturgia della Parola o anche una liturgia battesimale, mentre il pasto della sera come l’eucaristia.

Preziose conoscenze sulla liturgia cristiana verso l’anno 150 d. C. ci sono trasmesse dalla Prima Apologia del martire Giustino. Accanto all’esposizione sul battesimo (cap. 61), i capp. 65-67 descrivono proprio la celebrazione eucaristica. All’inizio c’è una liturgia della Parola, durante la quale vengono lette le “memorie degli apostoli” – si intendono i vangeli – e gli scritti dei profeti. Seguono l’omelia del presidente e la preghiera dei fedeli. Dopo la preparazione dei doni (pane, vino e acqua), il presidente pronuncia la “preghiera di ringraziamento”, alla quale il popolo risponde con il grande Amen.

Testi liturgici preziosi si trovano, per la prima volta, nella cosiddetta Traditio Apostolica attribuita ad Ippolito (II secolo); i suoi testi si riferiscono al battesimo, all’eucaristia, ai tre gradi dell’ordine, alle benedizioni, alle preghiere e all’agape. Tra essi si trova anche una “preghiera eucaristica”, che dopo il Concilio Vaticano II fu accolta nel Messale Romano del 1970 (con alcuni adattamenti) costituendo la Preghiera eucaristica II, anche se va detto che, in gran parte, questi furono concentrati nel suo prefazio. Nella Traditio viene espressamente affermato che i testi presentati “non sono vincolanti” e che il vescovo è autorizzato a una libera formulazione di questi (n. 9).

In sintesi si può affermare che, per i primi tre secoli, pur con tutta la varietà nella formulazione dei testi e nei singoli riti, c’è tuttavia nella chiesa una complessiva struttura unitaria della liturgia stessa. Le differenze riscontrate non sono decisive, consistono piuttosto in accentuazioni; si è parlato per lungo tempo di uno “schema di Giustino” che è alla base delle celebrazioni eucaristiche della maggior parte delle liturgie fino ad oggi. Si comprende così, come il vescovo Policarpo di Smirne nella sua visita a Roma nell’anno 154 d. C., possa celebrare l’eucaristia e come questo gesto di comunione venga raccomandato anche dalla Didascalia siriaca (250 d. C.) per casi simili.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

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Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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