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7 passi per raggiungere la guarigione dell’anima

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di Ruth Baker

Chiunque abbia visto Will Hunting – Genio ribelle conoscerà la famosa scena “Non è colpa tua” (ma se non doveste aver visto il film non preoccupatevi, questo intenso dialogo è comprensibile lo stesso). All’inizio mette a disagio, ma quando ci si lascia andare al turbine di emozioni che attanagliano Will (Matt Damon) lo si comprende appieno. È crudo e reale. E fa male, perché parla di una situazione che abbiamo vissuto tutti: quel momento in cui la sofferenza è così forte da non permettere a nient’altro di occupare la nostra mente, il momento in cui il nostro cuore è così saturo che rilascia il dolore in qualsiasi modo, persino urlando.

La verità è che nella vita non ci viene insegnato come soffrire. Non ci viene insegnato come soffrire in modo adeguato. E non ci viene neanche insegnato come guarire le nostre ferite. Non siamo creati per la sofferenza, è una tragedia che ci portiamo dallaCaduta dell’uomo. Non è nella nostra natura. E proprio come il personaggio di Will, anche noi spesso soffriamo per cose di cui non abbiamo alcuna colpa. Guarire sembra impossibile, vogliamo soltanto evitare il processo e arrivare direttamente alla parte in cui non sentiamo più alcun dolore.


LEGGI ANCHE: Perché soffriamo?


Ma la sofferenza è un viaggio, non la destinazione finale. E saper soffrire è l’inizio del viaggio verso la guarigione. Fa male doversi rapportare con la sofferenza, ma nella mia esperienza posso dire che fa ancora più male provare ad ignorarla. Questo articolo non ha alcuna pretesa di esaustività, vuole soltanto mostrare la punta dell’iceberg della guarigione interiore. Quest’ultima ha sempre a che fare con Dio, che sia in modo diretto o attraverso altre persone. Confidare che Dio è lì, quando ogni parte di noi pensa l’esatto contrario, è parte del processo. Speriamo che questi sette consigli possano aiutarti. Se in questo momento stai soffrendo, sappi che stiamo pregando per te.

1) Inizia chiedendo

“Vuoi guarire?” (Giovanni 5:6)

“Che vuoi che io ti faccia?” (Marco 10:51)

“Va’, la tua fede ti ha salvato”. In molte circostanze riportate nei Vangeli (Marco 5:34, Marco 10: 52) Gesù usa queste parole verso coloro che Lui ha guarito. Non è stata la loro bontà a guarirli, né tantomeno il loro successo o i loro talenti. Ma è la fede – che li ha spinti a chiedere a Cristo e a credere che Lui li avrebbe guariti – ad averli condotti verso la guarigione. Possiamo avere molti motivi, assolutamente legittimi, per cui ci troviamo nel dolore o nella rabbia; ma la guarigione richiede necessariamente che noi ci spogliamo del nostro orgoglio, del nostro desiderio di risolvere tutto da noi e di ogni potenziale pensiero di vendetta verso chi è causa del nostro male. Bisogna lasciar correre, e non è affatto semplice. Ma almeno, in un certo senso, non dobbiamo fare neanche lo sforzo di essere noi a pensare alla nostra guarigione. Invece di dimenarci come chi sta per affondare in un mare in tempesta, lasciamoci andare e facciamoci cullare dalle onde, permettendo a Dio di operare nel nostro dolore e di arrivare fino a noi. “Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli” (Esodo 14:14).

2) Ci vuole tempo (ma non nel senso che pensi)

C’è un vecchio cliché che continua ad essere propinato: “Il tempo guarisce tutte le ferite”. Sembra offensivamente semplicistica l’idea che basti aggrapparsi al tempo e, spuntando anno dopo anno, le ferite si guariranno da sole, come per magia. Consiglio di guardare lo stesso principio da un’altra prospettiva: la guarigione richiede del tempo. La differenza è sottile, ma determinante. Vuol dire che potresti non guarire immediatamente. Ma questo non deve lasciar intendere che Dio non stia gradualmente operando in te, nella tua situazione, nella tua personalità e nelle persone attorno a te. Vuol dire che, anche se non te ne accorgi, Dio ti sta aiutando a guarire, strato dopo strato. Potresti comprenderlo col senno di poi, ma abbi fiducia che, non importa dove tu ti trovi, Qualcuno sta facendo qualcosaper aiutarti.

The painful quest of fertility junkies - it

3) Non nascondere il tuo dolore

Qualsiasi cammino tu voglia percorrere, non farlo da solo. Permetti ai tuoi sentimenti di trovare una valvola di sfogo. Il silenzio fa marcire ogni dolore. Pronunciare ad alta voce la propria sofferenza ha un potere immenso. Potremmo essere trattenuti dalla vergogna, ma le parole la neutralizzano. L’orgoglio può spingerci a coprire il nostro dolore, ma condividendo la nostra situazione ci farà scoprire che anche altre persone hanno vissuto la stessa cosa. Permettendoci persino di godere della saggezza altrui. Condividi ciò che provi con un amico sincero, trova un terapista affidabile o parlane con un sacerdote.


LEGGI ANCHE: Sartre aveva torto, la sofferenza non è “assurda”


4) Dormi, mangia, bevi acqua, e ripeti da capo

Il dolore ci fa tornare all’essenziale. O perlomeno dovrebbe incoraggiarci a farlo. Se stai attraversando un momento particolarmente difficile, se pensi di aver toccato il fondo, non dimenticarti dell’incredibile connessione tra la mente e il corpo. Quando si tratta dei (forse noiosi) bisogni prioritari della vita dell’essere umano, non risparmiarti affatto. Dopo aver incassato un colpo devastante, riposati. Elimina tutto ciò che non è essenziale. Prova a dormire più di quanto tu non faccia normalmente. Mangia bene e spesso. Bevi più acqua, resta idratato. Fatti un bagno rilassante. Concedi al tuo corpo l’energia di cui ha bisogno per aiutare lo spirito a guarire.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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7 passi per raggiungere la guarigione dell’anima

  

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di Ruth Baker

Chiunque abbia visto Will Hunting – Genio ribelle conoscerà la famosa scena “Non è colpa tua” (ma se non doveste aver visto il film non preoccupatevi, questo intenso dialogo è comprensibile lo stesso). All’inizio mette a disagio, ma quando ci si lascia andare al turbine di emozioni che attanagliano Will (Matt Damon) lo si comprende appieno. È crudo e reale. E fa male, perché parla di una situazione che abbiamo vissuto tutti: quel momento in cui la sofferenza è così forte da non permettere a nient’altro di occupare la nostra mente, il momento in cui il nostro cuore è così saturo che rilascia il dolore in qualsiasi modo, persino urlando.

La verità è che nella vita non ci viene insegnato come soffrire. Non ci viene insegnato come soffrire in modo adeguato. E non ci viene neanche insegnato come guarire le nostre ferite. Non siamo creati per la sofferenza, è una tragedia che ci portiamo dallaCaduta dell’uomo. Non è nella nostra natura. E proprio come il personaggio di Will, anche noi spesso soffriamo per cose di cui non abbiamo alcuna colpa. Guarire sembra impossibile, vogliamo soltanto evitare il processo e arrivare direttamente alla parte in cui non sentiamo più alcun dolore.


LEGGI ANCHE: Perché soffriamo?


Ma la sofferenza è un viaggio, non la destinazione finale. E saper soffrire è l’inizio del viaggio verso la guarigione. Fa male doversi rapportare con la sofferenza, ma nella mia esperienza posso dire che fa ancora più male provare ad ignorarla. Questo articolo non ha alcuna pretesa di esaustività, vuole soltanto mostrare la punta dell’iceberg della guarigione interiore. Quest’ultima ha sempre a che fare con Dio, che sia in modo diretto o attraverso altre persone. Confidare che Dio è lì, quando ogni parte di noi pensa l’esatto contrario, è parte del processo. Speriamo che questi sette consigli possano aiutarti. Se in questo momento stai soffrendo, sappi che stiamo pregando per te.

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1) Inizia chiedendo

“Vuoi guarire?” (Giovanni 5:6)

“Che vuoi che io ti faccia?” (Marco 10:51)

“Va’, la tua fede ti ha salvato”. In molte circostanze riportate nei Vangeli (Marco 5:34, Marco 10: 52) Gesù usa queste parole verso coloro che Lui ha guarito. Non è stata la loro bontà a guarirli, né tantomeno il loro successo o i loro talenti. Ma è la fede – che li ha spinti a chiedere a Cristo e a credere che Lui li avrebbe guariti – ad averli condotti verso la guarigione. Possiamo avere molti motivi, assolutamente legittimi, per cui ci troviamo nel dolore o nella rabbia; ma la guarigione richiede necessariamente che noi ci spogliamo del nostro orgoglio, del nostro desiderio di risolvere tutto da noi e di ogni potenziale pensiero di vendetta verso chi è causa del nostro male. Bisogna lasciar correre, e non è affatto semplice. Ma almeno, in un certo senso, non dobbiamo fare neanche lo sforzo di essere noi a pensare alla nostra guarigione. Invece di dimenarci come chi sta per affondare in un mare in tempesta, lasciamoci andare e facciamoci cullare dalle onde, permettendo a Dio di operare nel nostro dolore e di arrivare fino a noi. “Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli” (Esodo 14:14).

2) Ci vuole tempo (ma non nel senso che pensi)

C’è un vecchio cliché che continua ad essere propinato: “Il tempo guarisce tutte le ferite”. Sembra offensivamente semplicistica l’idea che basti aggrapparsi al tempo e, spuntando anno dopo anno, le ferite si guariranno da sole, come per magia. Consiglio di guardare lo stesso principio da un’altra prospettiva: la guarigione richiede del tempo. La differenza è sottile, ma determinante. Vuol dire che potresti non guarire immediatamente. Ma questo non deve lasciar intendere che Dio non stia gradualmente operando in te, nella tua situazione, nella tua personalità e nelle persone attorno a te. Vuol dire che, anche se non te ne accorgi, Dio ti sta aiutando a guarire, strato dopo strato. Potresti comprenderlo col senno di poi, ma abbi fiducia che, non importa dove tu ti trovi, Qualcuno sta facendo qualcosaper aiutarti.

The painful quest of fertility junkies - it

3) Non nascondere il tuo dolore

Qualsiasi cammino tu voglia percorrere, non farlo da solo. Permetti ai tuoi sentimenti di trovare una valvola di sfogo. Il silenzio fa marcire ogni dolore. Pronunciare ad alta voce la propria sofferenza ha un potere immenso. Potremmo essere trattenuti dalla vergogna, ma le parole la neutralizzano. L’orgoglio può spingerci a coprire il nostro dolore, ma condividendo la nostra situazione ci farà scoprire che anche altre persone hanno vissuto la stessa cosa. Permettendoci persino di godere della saggezza altrui. Condividi ciò che provi con un amico sincero, trova un terapista affidabile o parlane con un sacerdote.


LEGGI ANCHE: Sartre aveva torto, la sofferenza non è “assurda”


4) Dormi, mangia, bevi acqua, e ripeti da capo

Il dolore ci fa tornare all’essenziale. O perlomeno dovrebbe incoraggiarci a farlo. Se stai attraversando un momento particolarmente difficile, se pensi di aver toccato il fondo, non dimenticarti dell’incredibile connessione tra la mente e il corpo. Quando si tratta dei (forse noiosi) bisogni prioritari della vita dell’essere umano, non risparmiarti affatto. Dopo aver incassato un colpo devastante, riposati. Elimina tutto ciò che non è essenziale. Prova a dormire più di quanto tu non faccia normalmente. Mangia bene e spesso. Bevi più acqua, resta idratato. Fatti un bagno rilassante. Concedi al tuo corpo l’energia di cui ha bisogno per aiutare lo spirito a guarire.

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