20.7 C
Rome
mercoledì, 16 Ottobre 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Fede e Devozione 6 modi per evitare di essere cattolici “furtivi”

6 modi per evitare di essere cattolici “furtivi”

- Advertisement -

Volare al di sotto dei radar non era quello che aveva in mente Gesù

Nel corso degli anni, ho avuto numerose conversazioni con amici e colleghi sul fatto di condividere apertamente la nostra fede cattolica. Resto sempre un po’ sorpreso constatando quanto spesso molti di loro esprimano una forte riluttanza ad essere aperti relativamente alle proprie convinzioni. Tra le ragioni che vengono fornite, ce ne sono molte di cui avrete sentito parlare:

“Non voglio offendere nessuno”

“Non potremmo mai farlo al lavoro”

“Non mi piace discuterne al di fuori della mia parrocchia”

Ci fermiamo mai a riflettere su quanto spesso le nostre azioni e i nostri pensieri sono influenzati da ciò che gli altri pensano della nostra fede cattolica?

Mi chiedo quante volte al giorno perdiamo l’opportunità di metterci dalla parte di Cristo o di condividere la nostra fede. È la conversazione che evitiamo con un collega problematico? È il fatto di tenere testa a qualcuno che sta attaccando la Chiesa? E che dire della persona che ha qualche curiosità sulla fede cattolica e sta solo aspettando un invito per venire a Messa con noi? Troppo spesso una preoccupazione errata per le opinioni di chi ci circonda ci impedisce di abbracciare le nostre responsabilità come cattolici. È perfettamente chiaro, ad ogni modo, che Gesù si aspetta che condividiamo apertamente la nostra fede e siamo suoi aperti testimoni, se leggiamo il Vangelo di Matteo (10, 32-33): “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Cristo ha sempre insegnato la Verità indipendentemente dal pubblico, ed è il più grande esempio di come non ci si debba preoccupare del rispetto altrui. I suoi nemici riconoscevano questo aspetto del suo insegnamento (Matteo 22, 16): “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno”.

Francis Fernandez, autore di In Conversation with God, compie un’osservazione rilevante sul fatto di condividere la verità indipendentemente dalle ripercussioni: “Cristo chiede ai Suoi discepoli di imitarLo in questa pratica. I cristiani dovrebbero promuovere e difendere il loro prestigio professionale, morale e sociale, visto che appartiene all’essenza della dignità umana. Questo prestigio è anche una componente importante del nostro apostolato personale. Non dovremmo dimenticare che la nostra condotta incontrerà l’opposizione di quanti si oppongono apertamente alla moralità cristiana e di quanti praticano una versione annacquata della fede. È possibile che il Signore ci chieda il sacrificio del nostro buon nome, e perfino della vita stessa. Con l’aiuto della Sua grazia, lotteremo per fare la Sua volontà. Tutto ciò che abbiamo appartiene al Signore” (In Conversation with God, vol. 4, pp. 267-268, sezione 44.1).

Mi sento fortemente sfidato dalle parole di questo paragrafo, perché so che siamo tutti chiamati ad avere coraggio e a compiere sacrifici nel Suo nome. Se abbiamo fede e fiducia in Cristo, riceveremo la grazia di cui abbiamo bisogno. Capisco anche che il nostro comportamento sarà per gli altri un chiaro esempio della forza della nostra fede. Molti non credenti o cristiani tiepidi potrebbero essere spinti a una fede più profonda se fossero testimoni del nostro esempio positivo e sincero.

Indipendentemente dal fatto che siate un uomo d’affari, una persona che sta cambiando lavoro o una casalinga, uno studente o un anziano, è probabile che abbiate affrontato questa lotta di preoccuparvi di ciò che gli altri pensano di noi. È una tendenza umana naturale che colpisce me e chiunque conosca. Tutti vogliamo essere amati, rispettati e inclusi. Ma ecco la trappola: non possiamo separare il nostro sé spirituale dal nostro essere fisico. La fede che professiamo è parte di ciò che siamo e non può essere nascosta. “La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo (…) Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna” (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n. 43)

Possiamo tutti concordare sul fatto che essere cattolici “furtivi” non è la risposta? Se è così, ecco sei pensieri su come superare la nostra paura di ciò che gli altri possono pensare di noi quando condividiamo pubblicamente la nostra fede:

• C’è davvero una politica? Ho sentito molte volte che esprimere la propria fede sul posto di lavoro va “contro la politica della compagnia”. Abbiamo realmente visto politiche scritte che riguardano il fatto di farsi il segno della croce e di pregare ai pasti, di pregare in silenzio alla propria scrivania, andare a Messa durante la paura pranzo o portare la cenere sulla fronte il Mercoledì delle Ceneri? So che ci possono essere delle eccezioni, ma permettetemi di sfidare tutti noi a prendere in considerazione la possibilità che buona parte della nostra paura possa essere basata su false percezioni di possibili persecuzioni e non sulla realtà.

• “Predicate il Vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole”. Vi prego di riflettere su queste parole di saggezza attribuite a San Francesco d’Assisi. Ci succede raramente di pensare al nostro percorso di fede, all’esempio che diamo agli altri e alla gioia ispirata da Cristo che dovremmo irradiare come mezzo più efficace per condividere la nostra fede. Permettere agli altri di vedere Gesù Cristo all’opera in noi è una forma potente di testimonianza che attirerà altri che vogliono ciò che abbiamo noi nella nostra vita.

• In primo luogo dovremmo condividere. Perché non essere la persona che rompe il ghiaccio facendo un riferimento alla vostra famiglia, alle sfide che state affrontando, ai progetti per le vacanze, a un libro che avete letto di recente, ecc.? Iniziate condividendo le cose semplici, incoraggiate la reciprocità ponendo domande, e allora è semplice cercare opportunità per condividere la nostra fede. Pregate che lo Spirito Santo dia opportunità per questa condivisione. Se state mangiando con altri, ho sempre pensato che pronunciare una benedizione e farsi il segno della croce sia un catalizzatore eccellente per una conversazione sulla fede. Ho osservato innumerevoli conversazioni “circospette” nel corso degli anni, in cui le persone andavano sul sicuro e sul politicamente corretto. Andate oltre i dialoghi banali e sicuri e siate invece coraggiosi e trasparenti. Se amiamo davvero Cristo e la Sua Chiesa, dobbiamo far sì che questa gioia ispirata dall’amore sia nota a tutti!

• Perseguire il Paradiso vs. essere popolari. Il Paradiso è la nostra destinazione ultima. I nostri critici ci aiuteranno ad arrivarci? Ci sosterranno nei periodi difficili? No, ci spingeranno verso uno stile di vita secolare in cui c’è poco spazio per Dio e il materialismo e la popolarità sono gli idoli alla moda del giorno. Francis Fernandez ha scritto che superare il rispetto umano è parte della virtù della fortezza. Descrive le sfide che affronta un cristiano come “…voci e calunnie, derisione, discriminazione sul lavoro, perdita di opportunità economiche o amicizie superficiali. In queste circostanze disagevoli, ci può essere la tentazione di scegliere la via più semplice e di ‘gettare la spugna’. In questo modo potremmo evitare il rifiuto, l’incomprensione e la ridicolizzazione. Potremmo preoccuparci all’idea di perdere degli amici, di ‘porte chiuse’ che non riusciremo a riaprire. È la tentazione di essere influenzati dal rispetto umano, nascondendo la propria vera identità e rinunciando al nostro impegno a vivere come discepoli di Cristo” (In Conversation with God, volume 4, p. 269, sezione 44.2)

• Perseguire costantemente una vita cattolica integrata. Portiamo la nostra fede con noi al lavoro, ai pasti con gli amici, alle partite di calcio dei nostri figli e agli incontri in piscina con i vicini? O pratichiamo la nostra fede cattolica solo la domenica a Messa? È facile conformarsi alle aspettative secolari, mentre è difficile mostrare pubblicamente il nostro amore per Gesù, vivere le beatitudini, evangelizzare e condurre una vita pienamente integrata. Ho sempre trovato ispirazione a questo proposito nella saggezza dell’esortazione apostolica di papa San Giovanni Paolo II Christifideles Laici: “L’unità della vita dei fedeli laici è di grandissima importanza: essi, infatti, debbono santificarsi nell’ordinaria vita professionale e sociale. Perché possano rispondere alla loro vocazione, dunque, i fedeli laici debbono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di unione con Dio e di compimento della sua volontà, e anche di servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo”.

• Possiamo fare di più. “In realtà, la maggior parte di noi vive sotto il livello della nostra energia. E per essere felici dobbiamo fare di più. Ora possiamo fare di più, spiritualmente e in ogni altro modo… per cui vedete quanto sia importante avere in mente di fare tutto ciò che potete. Lavorare al limite della vostra capacità. Il nostro mondo sta soffrendo davvero per l’indifferenza. L’indifferenza è l’apatia, il non curarsi. Mi chiedo se nostro Signore non soffra più per l’indifferenza di quanto abbia sofferto per la crocifissione” – arcivescovo Fulton Sheen

Dobbiamo pregare per la guida dello Spirito Santo, perché non possiamo fare questo da soli. Nella mia esperienza, è un work-in-progress quotidiano, e non è mai semplice. Dovremmo riconoscere che ci sono altre persone che guardano il nostro esempio che vogliono imparare da noi ed essere ispirate dal nostro coraggio, se solo siamo disponibili a prendere posizione a favore di Cristo. Pensate a quanto siamo fortunati a vivere in un Paese cristiano, malgrado il fatto che le nostre libertà religiose sono sempre più sotto attacco. Contrattaccare e difendere la nostra fede e la libertà religiosa fa parte del nostro dovere e della nostra chiamata. Nella Chiesa delle origini, essere apertamente cristiani significava rischiare una morte da martiri. C’è da riflettere sul fatto che mentre leggete questo post ci sono cristiani che vengono perseguitati e uccisi in Medio Oriente. Siamo preparati ad essere i martiri di domani e a combattere per la nostra fede?

Per quanto possa sembrare difficile, ci è richiesto un sacrificio. Il sacrificio è semplicemente amare Cristo più che del tribunale dell’opinione pubblica. Spero che capiamo quanto poco ci viene chiesto se paragonato a ciò che Gesù ha sopportato per noi sulla croce. Come ho affermato in precedenza, il desiderio di essere amati, rispettati e popolari è normale. A volte combatto con questo, come molti di voi. Malgrado ciò, preghiamo gli uni per gli altri e continuiamo a chiedere a Gesù coraggio, forza e il discernimento per conoscere e seguire la Sua Volontà e non preoccuparci di ciò che gli altri pensano di noi.

—-
Randy Hain è senior editor di The Integrated Catholic Life, dov’è stato pubblicato in origine questo articolo.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

6 modi per evitare di essere cattolici “furtivi”

  

- Advertisement -

Volare al di sotto dei radar non era quello che aveva in mente Gesù

Nel corso degli anni, ho avuto numerose conversazioni con amici e colleghi sul fatto di condividere apertamente la nostra fede cattolica. Resto sempre un po’ sorpreso constatando quanto spesso molti di loro esprimano una forte riluttanza ad essere aperti relativamente alle proprie convinzioni. Tra le ragioni che vengono fornite, ce ne sono molte di cui avrete sentito parlare:

“Non voglio offendere nessuno”

“Non potremmo mai farlo al lavoro”

“Non mi piace discuterne al di fuori della mia parrocchia”

Ci fermiamo mai a riflettere su quanto spesso le nostre azioni e i nostri pensieri sono influenzati da ciò che gli altri pensano della nostra fede cattolica?

- Advertisement -

Mi chiedo quante volte al giorno perdiamo l’opportunità di metterci dalla parte di Cristo o di condividere la nostra fede. È la conversazione che evitiamo con un collega problematico? È il fatto di tenere testa a qualcuno che sta attaccando la Chiesa? E che dire della persona che ha qualche curiosità sulla fede cattolica e sta solo aspettando un invito per venire a Messa con noi? Troppo spesso una preoccupazione errata per le opinioni di chi ci circonda ci impedisce di abbracciare le nostre responsabilità come cattolici. È perfettamente chiaro, ad ogni modo, che Gesù si aspetta che condividiamo apertamente la nostra fede e siamo suoi aperti testimoni, se leggiamo il Vangelo di Matteo (10, 32-33): “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Cristo ha sempre insegnato la Verità indipendentemente dal pubblico, ed è il più grande esempio di come non ci si debba preoccupare del rispetto altrui. I suoi nemici riconoscevano questo aspetto del suo insegnamento (Matteo 22, 16): “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno”.

Francis Fernandez, autore di In Conversation with God, compie un’osservazione rilevante sul fatto di condividere la verità indipendentemente dalle ripercussioni: “Cristo chiede ai Suoi discepoli di imitarLo in questa pratica. I cristiani dovrebbero promuovere e difendere il loro prestigio professionale, morale e sociale, visto che appartiene all’essenza della dignità umana. Questo prestigio è anche una componente importante del nostro apostolato personale. Non dovremmo dimenticare che la nostra condotta incontrerà l’opposizione di quanti si oppongono apertamente alla moralità cristiana e di quanti praticano una versione annacquata della fede. È possibile che il Signore ci chieda il sacrificio del nostro buon nome, e perfino della vita stessa. Con l’aiuto della Sua grazia, lotteremo per fare la Sua volontà. Tutto ciò che abbiamo appartiene al Signore” (In Conversation with God, vol. 4, pp. 267-268, sezione 44.1).

Mi sento fortemente sfidato dalle parole di questo paragrafo, perché so che siamo tutti chiamati ad avere coraggio e a compiere sacrifici nel Suo nome. Se abbiamo fede e fiducia in Cristo, riceveremo la grazia di cui abbiamo bisogno. Capisco anche che il nostro comportamento sarà per gli altri un chiaro esempio della forza della nostra fede. Molti non credenti o cristiani tiepidi potrebbero essere spinti a una fede più profonda se fossero testimoni del nostro esempio positivo e sincero.

Indipendentemente dal fatto che siate un uomo d’affari, una persona che sta cambiando lavoro o una casalinga, uno studente o un anziano, è probabile che abbiate affrontato questa lotta di preoccuparvi di ciò che gli altri pensano di noi. È una tendenza umana naturale che colpisce me e chiunque conosca. Tutti vogliamo essere amati, rispettati e inclusi. Ma ecco la trappola: non possiamo separare il nostro sé spirituale dal nostro essere fisico. La fede che professiamo è parte di ciò che siamo e non può essere nascosta. “La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo (…) Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna” (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n. 43)

Possiamo tutti concordare sul fatto che essere cattolici “furtivi” non è la risposta? Se è così, ecco sei pensieri su come superare la nostra paura di ciò che gli altri possono pensare di noi quando condividiamo pubblicamente la nostra fede:

• C’è davvero una politica? Ho sentito molte volte che esprimere la propria fede sul posto di lavoro va “contro la politica della compagnia”. Abbiamo realmente visto politiche scritte che riguardano il fatto di farsi il segno della croce e di pregare ai pasti, di pregare in silenzio alla propria scrivania, andare a Messa durante la paura pranzo o portare la cenere sulla fronte il Mercoledì delle Ceneri? So che ci possono essere delle eccezioni, ma permettetemi di sfidare tutti noi a prendere in considerazione la possibilità che buona parte della nostra paura possa essere basata su false percezioni di possibili persecuzioni e non sulla realtà.

• “Predicate il Vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole”. Vi prego di riflettere su queste parole di saggezza attribuite a San Francesco d’Assisi. Ci succede raramente di pensare al nostro percorso di fede, all’esempio che diamo agli altri e alla gioia ispirata da Cristo che dovremmo irradiare come mezzo più efficace per condividere la nostra fede. Permettere agli altri di vedere Gesù Cristo all’opera in noi è una forma potente di testimonianza che attirerà altri che vogliono ciò che abbiamo noi nella nostra vita.

• In primo luogo dovremmo condividere. Perché non essere la persona che rompe il ghiaccio facendo un riferimento alla vostra famiglia, alle sfide che state affrontando, ai progetti per le vacanze, a un libro che avete letto di recente, ecc.? Iniziate condividendo le cose semplici, incoraggiate la reciprocità ponendo domande, e allora è semplice cercare opportunità per condividere la nostra fede. Pregate che lo Spirito Santo dia opportunità per questa condivisione. Se state mangiando con altri, ho sempre pensato che pronunciare una benedizione e farsi il segno della croce sia un catalizzatore eccellente per una conversazione sulla fede. Ho osservato innumerevoli conversazioni “circospette” nel corso degli anni, in cui le persone andavano sul sicuro e sul politicamente corretto. Andate oltre i dialoghi banali e sicuri e siate invece coraggiosi e trasparenti. Se amiamo davvero Cristo e la Sua Chiesa, dobbiamo far sì che questa gioia ispirata dall’amore sia nota a tutti!

• Perseguire il Paradiso vs. essere popolari. Il Paradiso è la nostra destinazione ultima. I nostri critici ci aiuteranno ad arrivarci? Ci sosterranno nei periodi difficili? No, ci spingeranno verso uno stile di vita secolare in cui c’è poco spazio per Dio e il materialismo e la popolarità sono gli idoli alla moda del giorno. Francis Fernandez ha scritto che superare il rispetto umano è parte della virtù della fortezza. Descrive le sfide che affronta un cristiano come “…voci e calunnie, derisione, discriminazione sul lavoro, perdita di opportunità economiche o amicizie superficiali. In queste circostanze disagevoli, ci può essere la tentazione di scegliere la via più semplice e di ‘gettare la spugna’. In questo modo potremmo evitare il rifiuto, l’incomprensione e la ridicolizzazione. Potremmo preoccuparci all’idea di perdere degli amici, di ‘porte chiuse’ che non riusciremo a riaprire. È la tentazione di essere influenzati dal rispetto umano, nascondendo la propria vera identità e rinunciando al nostro impegno a vivere come discepoli di Cristo” (In Conversation with God, volume 4, p. 269, sezione 44.2)

• Perseguire costantemente una vita cattolica integrata. Portiamo la nostra fede con noi al lavoro, ai pasti con gli amici, alle partite di calcio dei nostri figli e agli incontri in piscina con i vicini? O pratichiamo la nostra fede cattolica solo la domenica a Messa? È facile conformarsi alle aspettative secolari, mentre è difficile mostrare pubblicamente il nostro amore per Gesù, vivere le beatitudini, evangelizzare e condurre una vita pienamente integrata. Ho sempre trovato ispirazione a questo proposito nella saggezza dell’esortazione apostolica di papa San Giovanni Paolo II Christifideles Laici: “L’unità della vita dei fedeli laici è di grandissima importanza: essi, infatti, debbono santificarsi nell’ordinaria vita professionale e sociale. Perché possano rispondere alla loro vocazione, dunque, i fedeli laici debbono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di unione con Dio e di compimento della sua volontà, e anche di servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo”.

• Possiamo fare di più. “In realtà, la maggior parte di noi vive sotto il livello della nostra energia. E per essere felici dobbiamo fare di più. Ora possiamo fare di più, spiritualmente e in ogni altro modo… per cui vedete quanto sia importante avere in mente di fare tutto ciò che potete. Lavorare al limite della vostra capacità. Il nostro mondo sta soffrendo davvero per l’indifferenza. L’indifferenza è l’apatia, il non curarsi. Mi chiedo se nostro Signore non soffra più per l’indifferenza di quanto abbia sofferto per la crocifissione” – arcivescovo Fulton Sheen

Dobbiamo pregare per la guida dello Spirito Santo, perché non possiamo fare questo da soli. Nella mia esperienza, è un work-in-progress quotidiano, e non è mai semplice. Dovremmo riconoscere che ci sono altre persone che guardano il nostro esempio che vogliono imparare da noi ed essere ispirate dal nostro coraggio, se solo siamo disponibili a prendere posizione a favore di Cristo. Pensate a quanto siamo fortunati a vivere in un Paese cristiano, malgrado il fatto che le nostre libertà religiose sono sempre più sotto attacco. Contrattaccare e difendere la nostra fede e la libertà religiosa fa parte del nostro dovere e della nostra chiamata. Nella Chiesa delle origini, essere apertamente cristiani significava rischiare una morte da martiri. C’è da riflettere sul fatto che mentre leggete questo post ci sono cristiani che vengono perseguitati e uccisi in Medio Oriente. Siamo preparati ad essere i martiri di domani e a combattere per la nostra fede?

Per quanto possa sembrare difficile, ci è richiesto un sacrificio. Il sacrificio è semplicemente amare Cristo più che del tribunale dell’opinione pubblica. Spero che capiamo quanto poco ci viene chiesto se paragonato a ciò che Gesù ha sopportato per noi sulla croce. Come ho affermato in precedenza, il desiderio di essere amati, rispettati e popolari è normale. A volte combatto con questo, come molti di voi. Malgrado ciò, preghiamo gli uni per gli altri e continuiamo a chiedere a Gesù coraggio, forza e il discernimento per conoscere e seguire la Sua Volontà e non preoccuparci di ciò che gli altri pensano di noi.

—-
Randy Hain è senior editor di The Integrated Catholic Life, dov’è stato pubblicato in origine questo articolo.

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
277FansMi piace
838FollowerSegui
13,000FollowerSegui
601FollowerSegui
57IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO