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6. Il soggetto della Liturgia.

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Culmen et Fons
Culmen et Fons

Come emerso nel capitolo sull’essenza della liturgia, è chiaro che i due soggetti preminenti nel culto cristiano sono Cristo e la chiesa da lui stesso fondata. Nell’atto specifico del celebrare, la chiesa muove tutta la sua azione tramite la comunità reale, vale a dire tramite le singole persone che, riunitesi attorno alla mensa eucaristica, celebrano realmente. In essa assumono un ruolo “specifico” i ministri, costituiti tali in forza del Sacramento dell’Ordine nei suoi tre gradi, ossia i vescovi, i presbiteri e i diaconi. È evidente che, alcune azioni liturgiche, sono riservate esclusivamente a loro, non solo perché giuridicamente si è ritenuto opportuno agire in questa maniera, ma proprio perché la specificità del Sacramento dell’Ordine così prevede. Anche i laici, tuttavia, in forza del loro sacerdozio universale ricevuto in dono nel battesimo e “ravvivato” nella confermazione, sono a tutti gli effetti soggetti della liturgia; costituiscono un vero e proprio «sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio» (1 Pt 2, 5). Ogni singolo battezzato è quindi investito di una vocazione particolare nelle azioni liturgiche: aprirsi alla Parola di Dio, unirsi e collaborare alla preghiera di lode, di ringraziamento e di domanda della comunità; inoltre, essere missionario di Cristo, al fine di annunciare la fede, nella speranza e nella carità.

Il Concilio Vaticano II sottolinea questo atteggiamento attraverso l’espressione “partecipazione attiva (actuosa)”, senza dimenticare però un ulteriore connotazione: “fruttuosa”.  La Sacrosanctum Concilium si cimenta, in almeno 16 passi conclamati, nel puntualizzare questo essenziale atteggiamento dei credenti e lo incanala più esattamente, in un habitus descrivente una partecipazione piena, consapevole, attiva, devota e comunitaria che risiede nella natura stessa della liturgia. Anche se l’intima partecipazione spirituale dell’anima è indispensabile e deve stare in pole, tuttavia essa, essendo l’uomo composto di anima e di corpo, richiede anche un’espressione corporale, visibile e sensibile. L’actuosa participatio può diramarsi secondo diversi snodi e assumere connotati particolari, come, per esempio: acclamazioni, risposte, preghiere e canti di stili diversi in posizioni corrispondenti come inchinarsi, genuflettere e inginocchiarsi, stare in piedi e sedere, in gesti delle mani e azioni esteriori come il presentare i doni eucaristici e le offerte caritative. L’ascoltare e il guardare attentamente – ed eventualmente anche il tacere meditativo – non possono mancare in questo elenco (cfr. SC 30). Senza dubbio è un importante compito pastorale-liturgico rendere possibile ai fedeli tale partecipazione alla liturgia e spiegarne il senso profondo.

Tra i laici, come protagonisti dell’azione sacra, vi sono particolari gruppi che ricoprono ulteriori specificità. SC 29 puntualizza espressamente che «i ministranti, i lettori, i commentatori, e i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico». Si aggiungono a quest’ultimi i ministri straordinari della comunione e gli incaricati di presiedere le celebrazioni in assenza del sacerdote, gli organisti, i cantori e in certo senso anche i sacristi (sacrestani) e gli addetti al culto. Senza dubbio tali servizi presuppongono, accanto alla necessaria conoscenza tecnica, una buona formazione liturgica.

Un particolare significato lo assume anche il “gruppo liturgico” che, in qualità di delegato del consiglio pastorale parrocchiale e in stretta collaborazione con il parroco, si adopera per una “fruttuosa” e “decorosa” riuscita delle azioni liturgiche.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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Come emerso nel capitolo sull’essenza della liturgia, è chiaro che i due soggetti preminenti nel culto cristiano sono Cristo e la chiesa da lui stesso fondata. Nell’atto specifico del celebrare, la chiesa muove tutta la sua azione tramite la comunità reale, vale a dire tramite le singole persone che, riunitesi attorno alla mensa eucaristica, celebrano realmente. In essa assumono un ruolo “specifico” i ministri, costituiti tali in forza del Sacramento dell’Ordine nei suoi tre gradi, ossia i vescovi, i presbiteri e i diaconi. È evidente che, alcune azioni liturgiche, sono riservate esclusivamente a loro, non solo perché giuridicamente si è ritenuto opportuno agire in questa maniera, ma proprio perché la specificità del Sacramento dell’Ordine così prevede. Anche i laici, tuttavia, in forza del loro sacerdozio universale ricevuto in dono nel battesimo e “ravvivato” nella confermazione, sono a tutti gli effetti soggetti della liturgia; costituiscono un vero e proprio «sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio» (1 Pt 2, 5). Ogni singolo battezzato è quindi investito di una vocazione particolare nelle azioni liturgiche: aprirsi alla Parola di Dio, unirsi e collaborare alla preghiera di lode, di ringraziamento e di domanda della comunità; inoltre, essere missionario di Cristo, al fine di annunciare la fede, nella speranza e nella carità.

Il Concilio Vaticano II sottolinea questo atteggiamento attraverso l’espressione “partecipazione attiva (actuosa)”, senza dimenticare però un ulteriore connotazione: “fruttuosa”.  La Sacrosanctum Concilium si cimenta, in almeno 16 passi conclamati, nel puntualizzare questo essenziale atteggiamento dei credenti e lo incanala più esattamente, in un habitus descrivente una partecipazione piena, consapevole, attiva, devota e comunitaria che risiede nella natura stessa della liturgia. Anche se l’intima partecipazione spirituale dell’anima è indispensabile e deve stare in pole, tuttavia essa, essendo l’uomo composto di anima e di corpo, richiede anche un’espressione corporale, visibile e sensibile. L’actuosa participatio può diramarsi secondo diversi snodi e assumere connotati particolari, come, per esempio: acclamazioni, risposte, preghiere e canti di stili diversi in posizioni corrispondenti come inchinarsi, genuflettere e inginocchiarsi, stare in piedi e sedere, in gesti delle mani e azioni esteriori come il presentare i doni eucaristici e le offerte caritative. L’ascoltare e il guardare attentamente – ed eventualmente anche il tacere meditativo – non possono mancare in questo elenco (cfr. SC 30). Senza dubbio è un importante compito pastorale-liturgico rendere possibile ai fedeli tale partecipazione alla liturgia e spiegarne il senso profondo.

Tra i laici, come protagonisti dell’azione sacra, vi sono particolari gruppi che ricoprono ulteriori specificità. SC 29 puntualizza espressamente che «i ministranti, i lettori, i commentatori, e i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico». Si aggiungono a quest’ultimi i ministri straordinari della comunione e gli incaricati di presiedere le celebrazioni in assenza del sacerdote, gli organisti, i cantori e in certo senso anche i sacristi (sacrestani) e gli addetti al culto. Senza dubbio tali servizi presuppongono, accanto alla necessaria conoscenza tecnica, una buona formazione liturgica.

Un particolare significato lo assume anche il “gruppo liturgico” che, in qualità di delegato del consiglio pastorale parrocchiale e in stretta collaborazione con il parroco, si adopera per una “fruttuosa” e “decorosa” riuscita delle azioni liturgiche.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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