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“Camminare insieme verso la piena comunione”

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Al Santo Sepolcro Francesco incontra il patriarca Bartolomeo I ed esorta tutte le confessioni cristiane a “camminare insieme verso la piena comunione”

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GIACOMO GALEAZZI

GERUSALEMME

Papa Bergoglio esprime la volontà di discutere sul primato petrino. “Tra le Chiese restano le divisioni anche  dopo gli abbracci I cristiani sono perseguitati, esiste l’ecumenismo della sofferenza. Come la pietra del Sepolcro, dobbiamo rimuovere gli ostacoli tra i cristiani”. Francesco e Bartolomeo I si sono abbracciati nello stesso luogo, a 50 anni dallo storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora I. Dopo il pranzo con i poveri nel pensionato «Casanova», papa Francesco ha incontrato nella Delegazione Apostolica di Gerusalemme il patriarca ecumenico di Costantinopoli.

All’importante appuntamento hanno preso parte anche il segretario di Stato Pietro Parolin e il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani, cardinale Kurt Koch. Dopo lo scambio dei doni e il momento di incontro privato, il Papa e il Patriarca ecumenico hanno firmato una Dichiarazione congiunta.  Quello di oggi, hanno affermato in una dichiarazione congiunta, «è stato un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità». E se «l’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Atenagora dopo molti secoli di silenzio prepara la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054», il nuovo abbraccio è servito a «ribadire – spiegano i due capi religiosi – il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità». «Aneliamo – dichiarano insieme Papa e Patriarca – al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico». «Un obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo».

All’inizio, arrivando al Santo Sepolcro da due porte diverse del sagrato, i due capi religiosi hanno scambiato un nuovo abbraccio a beneficio dei fotografi e delle tv. Francesco cede il passo a Bartolomeo nell’entrata al Santo Sepolcro. Con tenerezza si sono poi presi per mano (il Papa ha detto in italiano al patriarca, «attenzione a non scivolare sulle pietre») e hanno varcato insieme l’ingresso della Basilica. Insieme hanno poi venerato la «Pietra dell’unzione», chinandosi a capo scoperto per baciarla (e Francesco è stato poi aiutato dal cerimoniere Guido Marini a rialzarsi). «Desidero rinnovare l’auspicio già espresso dai miei Predecessori, di mantenere un dialogo con tutti i fratelli in Cristo per trovare una forma di esercizio del ministero proprio del Vescovo di Roma che, in conformità con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti», evidenzia papa Bergoglio.

«Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi. Sarà una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare», afferma Francesco. «Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa», aggiunge Francesco. Che a braccio specifica: «Quelli che uccidono i cristiani in odio alla fede non si domandano se si tratta di cattolici e ortodossi. Uccidono e versano sangue cristiano»

Rivolgendosi al patriarca Bartolomeo, il Pontefice ha raccomandato: «Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore e della Verità, per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione». Infatti «non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma». Per Francesco, dunque, «resta da percorrere ancora altra strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa mensa eucaristica, che ardentemente desideriamo». «Ma le divergenze – incoraggia il Papa – non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi». «Sarà – invece – una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare». «Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi – assicura – facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che Cristo è davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce del mattino di Pasqua!».

Il Papa ha concluso a braccio: “Quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, dobbiamo ricordarci che siamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Soltanto sotto il suo manto troveremo la pace. Che Lei ci aiuti a proseguire in questo cammino”.   Una volta conclusi i discorsi i due capi religiosi hanno pregato insieme, per la prima volta in pubblico, il Padre Nostro.

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GIACOMO GALEAZZI

GERUSALEMME

Papa Bergoglio esprime la volontà di discutere sul primato petrino. “Tra le Chiese restano le divisioni anche  dopo gli abbracci I cristiani sono perseguitati, esiste l’ecumenismo della sofferenza. Come la pietra del Sepolcro, dobbiamo rimuovere gli ostacoli tra i cristiani”. Francesco e Bartolomeo I si sono abbracciati nello stesso luogo, a 50 anni dallo storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora I. Dopo il pranzo con i poveri nel pensionato «Casanova», papa Francesco ha incontrato nella Delegazione Apostolica di Gerusalemme il patriarca ecumenico di Costantinopoli.

All’importante appuntamento hanno preso parte anche il segretario di Stato Pietro Parolin e il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani, cardinale Kurt Koch. Dopo lo scambio dei doni e il momento di incontro privato, il Papa e il Patriarca ecumenico hanno firmato una Dichiarazione congiunta.  Quello di oggi, hanno affermato in una dichiarazione congiunta, «è stato un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità». E se «l’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Atenagora dopo molti secoli di silenzio prepara la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054», il nuovo abbraccio è servito a «ribadire – spiegano i due capi religiosi – il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità». «Aneliamo – dichiarano insieme Papa e Patriarca – al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico». «Un obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo».

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All’inizio, arrivando al Santo Sepolcro da due porte diverse del sagrato, i due capi religiosi hanno scambiato un nuovo abbraccio a beneficio dei fotografi e delle tv. Francesco cede il passo a Bartolomeo nell’entrata al Santo Sepolcro. Con tenerezza si sono poi presi per mano (il Papa ha detto in italiano al patriarca, «attenzione a non scivolare sulle pietre») e hanno varcato insieme l’ingresso della Basilica. Insieme hanno poi venerato la «Pietra dell’unzione», chinandosi a capo scoperto per baciarla (e Francesco è stato poi aiutato dal cerimoniere Guido Marini a rialzarsi). «Desidero rinnovare l’auspicio già espresso dai miei Predecessori, di mantenere un dialogo con tutti i fratelli in Cristo per trovare una forma di esercizio del ministero proprio del Vescovo di Roma che, in conformità con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti», evidenzia papa Bergoglio.

«Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi. Sarà una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare», afferma Francesco. «Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa», aggiunge Francesco. Che a braccio specifica: «Quelli che uccidono i cristiani in odio alla fede non si domandano se si tratta di cattolici e ortodossi. Uccidono e versano sangue cristiano»

Rivolgendosi al patriarca Bartolomeo, il Pontefice ha raccomandato: «Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore e della Verità, per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione». Infatti «non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma». Per Francesco, dunque, «resta da percorrere ancora altra strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa mensa eucaristica, che ardentemente desideriamo». «Ma le divergenze – incoraggia il Papa – non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi». «Sarà – invece – una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare». «Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi – assicura – facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che Cristo è davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce del mattino di Pasqua!».

Il Papa ha concluso a braccio: “Quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, dobbiamo ricordarci che siamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Soltanto sotto il suo manto troveremo la pace. Che Lei ci aiuti a proseguire in questo cammino”.   Una volta conclusi i discorsi i due capi religiosi hanno pregato insieme, per la prima volta in pubblico, il Padre Nostro.

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