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5. Ambito della Liturgia.

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Culmen et Fons
Culmen et Fons

La liturgia, intesa come res sacra in cui si perpetra il mutuo scambio dialogico tra uomo e Dio, offre una svariata possibilità di forme espressive. Al centro, a far da padrona, sta la celebrazione del mistero eucaristico con la “ripresentazione” salvifica della Pasqua del Signore. In questa logica, dato che l’evento della redenzione avvenuto tramite la morte e la risurrezione di Cristo costituisce anche il fondamento nonché la fonte di tutta la liturgia, è possibile affermare che, tutte le celebrazioni liturgiche sono in certo modo correlate all’Eucaristia, in essa trovano regola e coronamento e in fine, ne assurgono a punto di riferimento, concentrandosi attorno ad essa come un vero e proprio fuoco di “esplosione”. Il carattere centrale dell’Eucaristia trova riscontro anche nella teologia evangelica di nuovo corso; diversi teologi infatti, tra cui Peter Brunner sottolineano che la celebrazione eucaristica è il centro nascosto e vivente di tutte le celebrazioni e che, se ci si stacca da questo centro nel quale la celebrazione della santa Cena non rimane più il perno che regge l’intera vita liturgica, le celebrazioni, rimarranno esposte all’atrofia e al degrado.

È evidente allora che, attorno all’eucaristia si dispone la celebrazione degli altri sacramenti; primi in ordine di tempo i sacramenti dell’iniziazione cristiana, battesimo e confermazione, i quali sono vero e proprio viatico per il credente, introducendolo alla vita della comunità ecclesiale attraverso la grazia. Il sacramento della penitenza e l’unzione e cura pastorale degli infermi vengono in aiuto poi, del cristiano in particolari situazioni. L’ordine e il matrimonio sono una chiamata e una abilitazione – di volta in volta – a particolari servizi nella chiesa, vengono perciò detti: “sacramenti di stato”. Uno dei settori di maggiore rilevanza nell’ambito liturgico è quello dell’annuncio della parola di Dio, la proclamazione della Parola e l’omelia, sia in relazione stretta alla celebrazione di tutti i sacramenti sia con la liturgia della Parola a sé stante (il Concilio Vaticano II utilizza l’espressione: «mensa della parola di Dio» [SC 51]). Una funzione importante spetta anche alla Liturgia Horarum, quale quotidiano mezzo e liturgia di preghiera e di lettura. Appartengono inoltre alla liturgia anche i sacramentali (soprattutto le diverse benedizioni e la liturgia delle esequie).

Il concilio Vaticano II pone poi delle distinzioni chiare e di natura terminologica, tra la liturgia regolata dal rito romano e altre celebrazioni liturgiche. Ad esempio, va chiarito che forme devozionali, processioni o incontri di preghiera, non regolamentate secondo il rito romano, fanno parte o di «celebrazioni liturgiche delle chiese particolari (sacra exercitia), che vengono compiute per disposizione dei vescovi, secondo le consuetudini o i libri legittimamente approvati» e che, dal punto di vista teologico, si potrebbero indicare come liturgia diocesana, oppure di «pii esercizi del popolo cristiano (pia exercìtia (SC 13). Pertanto, tutte le altre celebrazioni liturgiche devono essere in armonia con la sacra liturgia, la quale però «è per sua natura di gran lunga superiore» (SC 13).

Un controllo centrale della liturgia fin nelle sue più piccole particolarità, come fu a partire dal concilio di Trento, ha certo i suoi lati positivi in quanto aiuta a impedire eccessi ed errori. Tuttavia, il centralismo universale non può essere considerato come principio essenziale della liturgia. Esso è chiaramente contraddetto già dallo sviluppo liturgico nei primi secoli della chiesa. La definizione ufficiale di ciò che può essere considerato liturgia, e quindi preghiera della chiesa, non costituisce un giudizio assoluto sul valore spirituale, ecclesiologico e teologico di altre assemblee liturgiche. Dovunque si raduni una chiesa particolare sotto la guida del suo vescovo o anche una singola comunità o gruppo di battezzati in sintonia con l’insegnamento della chiesa, per l’ascolto della parola di Dio, la preghiera e il canto comunitari, lì è presente Cristo sommo sacerdote (cfr. Mt 18, 20). Per questo anche una tale celebrazione è permeata dal mistero pasquale e comporta la glorificazione di Dio e la salvezza di coloro che vi partecipano. In modo analogo, perciò, anche per una simile celebrazione può essere corretta la designazione di liturgia (Cfr. A. Adam).

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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La liturgia, intesa come res sacra in cui si perpetra il mutuo scambio dialogico tra uomo e Dio, offre una svariata possibilità di forme espressive. Al centro, a far da padrona, sta la celebrazione del mistero eucaristico con la “ripresentazione” salvifica della Pasqua del Signore. In questa logica, dato che l’evento della redenzione avvenuto tramite la morte e la risurrezione di Cristo costituisce anche il fondamento nonché la fonte di tutta la liturgia, è possibile affermare che, tutte le celebrazioni liturgiche sono in certo modo correlate all’Eucaristia, in essa trovano regola e coronamento e in fine, ne assurgono a punto di riferimento, concentrandosi attorno ad essa come un vero e proprio fuoco di “esplosione”. Il carattere centrale dell’Eucaristia trova riscontro anche nella teologia evangelica di nuovo corso; diversi teologi infatti, tra cui Peter Brunner sottolineano che la celebrazione eucaristica è il centro nascosto e vivente di tutte le celebrazioni e che, se ci si stacca da questo centro nel quale la celebrazione della santa Cena non rimane più il perno che regge l’intera vita liturgica, le celebrazioni, rimarranno esposte all’atrofia e al degrado.

È evidente allora che, attorno all’eucaristia si dispone la celebrazione degli altri sacramenti; primi in ordine di tempo i sacramenti dell’iniziazione cristiana, battesimo e confermazione, i quali sono vero e proprio viatico per il credente, introducendolo alla vita della comunità ecclesiale attraverso la grazia. Il sacramento della penitenza e l’unzione e cura pastorale degli infermi vengono in aiuto poi, del cristiano in particolari situazioni. L’ordine e il matrimonio sono una chiamata e una abilitazione – di volta in volta – a particolari servizi nella chiesa, vengono perciò detti: “sacramenti di stato”. Uno dei settori di maggiore rilevanza nell’ambito liturgico è quello dell’annuncio della parola di Dio, la proclamazione della Parola e l’omelia, sia in relazione stretta alla celebrazione di tutti i sacramenti sia con la liturgia della Parola a sé stante (il Concilio Vaticano II utilizza l’espressione: «mensa della parola di Dio» [SC 51]). Una funzione importante spetta anche alla Liturgia Horarum, quale quotidiano mezzo e liturgia di preghiera e di lettura. Appartengono inoltre alla liturgia anche i sacramentali (soprattutto le diverse benedizioni e la liturgia delle esequie).

Il concilio Vaticano II pone poi delle distinzioni chiare e di natura terminologica, tra la liturgia regolata dal rito romano e altre celebrazioni liturgiche. Ad esempio, va chiarito che forme devozionali, processioni o incontri di preghiera, non regolamentate secondo il rito romano, fanno parte o di «celebrazioni liturgiche delle chiese particolari (sacra exercitia), che vengono compiute per disposizione dei vescovi, secondo le consuetudini o i libri legittimamente approvati» e che, dal punto di vista teologico, si potrebbero indicare come liturgia diocesana, oppure di «pii esercizi del popolo cristiano (pia exercìtia (SC 13). Pertanto, tutte le altre celebrazioni liturgiche devono essere in armonia con la sacra liturgia, la quale però «è per sua natura di gran lunga superiore» (SC 13).

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Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

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Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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