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Home Rubriche Culmen et Fons 10. La formazione delle famiglie liturgiche.

10. La formazione delle famiglie liturgiche.

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Culmen et Fons
Culmen et Fons

 

L’influsso dei grandi centri ecclesiali ha favorito significativamente la formazione delle nuove famiglie liturgiche; inoltre, dopo la svolta costantiniana, l’aspetto teologico-pratico diventa sempre più pregnante. Tuttavia, questa svolta, non riesce a uniformare del tutto la prassi liturgica; al contrario, si assiste alla crescita di nuove modulazioni rituali influenzate sia dalle controversie trinitario-cristologiche sia da fattori etnico-culturali e politici.

Oriente

In Oriente, il centro ecclesiale più antico e predominante era sicuramente Antiochia, capitale della provincia romano-bizantina di Siria. Mentre nel territorio cittadino e costiero le lingue più parlate erano quelle a matrice greca, i territori interni e quelli confinanti con la Persia parlavano i dialetti di origine siro-aramaicia. La prassi liturgica antiochena che viene a formarsi nei primi secoli viene denominata “Liturgia di San Giacomo” a motivo della sua anafora proveniente da Gerusalemme. Tale prassi è documentata nella Didascalia Apostolorum, nelle Costituzioni apostoliche della fine del IV secolo e nelle omelie di San Giovanni Crisostomo (407) e Teodoro di Mopsuestia (428).

Su tale scia vanno fatte ulteriori distinzioni e precisazioni. Vengono designati come Melchiti i cristiani rimasti fedeli all’ortodossia, essi hanno come punto di riferimento Bisanzio e dal XII secolo in poi adotteranno il rito bizantino. I Maroniti del Libano, chiamati così dal monaco Marone, hanno una liturgia di tipo siro-occidentale con peculiarità però tipiche dei siro-orientali. Questa pratica liturgica, dal periodo delle crociate fino all’unione con Roma, venne fortemente latinizzata.

I territori siro-orientali con i centri di Edessa e Nisibi (Mesopotamia = Iraq) dopo il concilio di Efeso (431) aderirono al nestorianesimo. La loro liturgia dunque, detta anche “siro-mesopotamica”, contiene numerosi elementi originari presentando così diversi problemi agli studiosi. Così come la famosissima “Anafora degli apostoli” o dei santi Addai e Mari: molto utilizzata ma priva delle parole dell’istituzione.

Sono designati invece come Caldei, i cristiani di rito siro-mesopotamico uniti a Roma, i quali vivono soprattutto nell’attuale Siria e in Iran (ma anche a Cipro). Ad Alessandria d’Egitto troviamo in un primo momento la cosiddetta liturgia di San Marco, fortemente influenzata dalla Siria. Uno dei pochi documenti rimastici è l’Eucologio di Serapione vescovo di Tmuis (Basso Egitto, metà del IV secolo). Dopo il concilio di Calcedonia (451) il patriarcato aderisce al monofisismo. Da una rielaborazione e traduzione della liturgia di san Marco si svilupperanno anche il rito copto (egiziano) ed etiopico (abissino). I cristiani ortodossi invece, aderiscono più saldamente al rito bizantino e vengono chiamati, come nella Siria occidentale, Melchiti (gli imperiali).

Il polo ecclesiale che tuttavia occuperà la posizione di maggior rilievo nel bacino orientale è certamente Gerusalemme. Secondo il diritto ecclesiastico essa fu elevata a patriarcato solo durante i lavori del concilio di Calcedonia (451); ma il suo collegamento con la storia della salvezza cristiana la fa diventare, specialmente dal IV secolo, il luogo privilegiato di pellegrinaggi nonché vero “centro di devozione”. Costantino fece erigere numerose chiese, veri e propri punti di incontro di numerosi pellegrini e teatri di numerose liturgie. La pellegrina Egeria ci informa dettagliatamente su tali usanze e pratiche attraverso la sua opera “Il Diario di viaggio”. Le celebrazioni liturgiche di Gerusalemme vengono conosciute anche in altri paesi diventando veri e propri punti di riferimento. Importanti informazioni sulla liturgia di Gerusalemme ci sono fornite anche dalle Catechesi mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme e Giovanni. L’anafora di san Giacomo è la più utilizzata e incisiva; con essa anche la preghiera delle Ore e il ciclo delle feste di Gerusalemme divennero determinanti per altre chiese (così la Settimana santa e la celebrazione della Pasqua, l’Ascensione del Signore, Pentecoste e diverse feste mariane).

La maggiore diffusione tra le numerose liturgie orientali, tuttavia, l’ottenne quella bizantina. Le motivazioni furono molteplici: il patriarca di Bisanzio ottiene un rango preminente su tutti gli altri patriarchi dell’Oriente; complice la sua residenza nella città imperiale; gli antichi patriarcati di Antiochia e di Alessandria diventano monofìsiti e cadono ben presto sotto il potere dell’islam. Ulteriore slancio alla liturgia bizantina venne dato dall’attività missionaria dei Santi Cirillo e Metodio, dai quali viene tradotta in paleoslavo (seconda metà del IX secolo) diffondendosi pian piano nell’impero russo (987).

Le sue radici si estendono dapprima verso Antiochia e la Cappadocia, ma anche, con un movimento di ritorno verso Gerusalemme. La liturgia eucaristica più frequentemente utilizzata è quella di San Giovanni Crisostomo (354-407), che però fu completata solo nell’VIII secolo (in dodici giorni all’anno tuttavia, viene celebrata la liturgia di San Basilio).

Infine, è il caso di menzionare la liturgia georgiana, diffusa nell’ambito dell’attuale repubblica sovietica della Georgia. All’origine fortemente dipendente dall’Armenia e dalla Siria, venne più tardi “russificata”, e cioè cadde sotto l’influsso della liturgia bizantino-russa. La chiesa della Georgia è oggi anche membro del Consiglio ecumenico.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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10. La formazione delle famiglie liturgiche.

  

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L’influsso dei grandi centri ecclesiali ha favorito significativamente la formazione delle nuove famiglie liturgiche; inoltre, dopo la svolta costantiniana, l’aspetto teologico-pratico diventa sempre più pregnante. Tuttavia, questa svolta, non riesce a uniformare del tutto la prassi liturgica; al contrario, si assiste alla crescita di nuove modulazioni rituali influenzate sia dalle controversie trinitario-cristologiche sia da fattori etnico-culturali e politici.

Oriente

In Oriente, il centro ecclesiale più antico e predominante era sicuramente Antiochia, capitale della provincia romano-bizantina di Siria. Mentre nel territorio cittadino e costiero le lingue più parlate erano quelle a matrice greca, i territori interni e quelli confinanti con la Persia parlavano i dialetti di origine siro-aramaicia. La prassi liturgica antiochena che viene a formarsi nei primi secoli viene denominata “Liturgia di San Giacomo” a motivo della sua anafora proveniente da Gerusalemme. Tale prassi è documentata nella Didascalia Apostolorum, nelle Costituzioni apostoliche della fine del IV secolo e nelle omelie di San Giovanni Crisostomo (407) e Teodoro di Mopsuestia (428).

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Su tale scia vanno fatte ulteriori distinzioni e precisazioni. Vengono designati come Melchiti i cristiani rimasti fedeli all’ortodossia, essi hanno come punto di riferimento Bisanzio e dal XII secolo in poi adotteranno il rito bizantino. I Maroniti del Libano, chiamati così dal monaco Marone, hanno una liturgia di tipo siro-occidentale con peculiarità però tipiche dei siro-orientali. Questa pratica liturgica, dal periodo delle crociate fino all’unione con Roma, venne fortemente latinizzata.

I territori siro-orientali con i centri di Edessa e Nisibi (Mesopotamia = Iraq) dopo il concilio di Efeso (431) aderirono al nestorianesimo. La loro liturgia dunque, detta anche “siro-mesopotamica”, contiene numerosi elementi originari presentando così diversi problemi agli studiosi. Così come la famosissima “Anafora degli apostoli” o dei santi Addai e Mari: molto utilizzata ma priva delle parole dell’istituzione.

Sono designati invece come Caldei, i cristiani di rito siro-mesopotamico uniti a Roma, i quali vivono soprattutto nell’attuale Siria e in Iran (ma anche a Cipro). Ad Alessandria d’Egitto troviamo in un primo momento la cosiddetta liturgia di San Marco, fortemente influenzata dalla Siria. Uno dei pochi documenti rimastici è l’Eucologio di Serapione vescovo di Tmuis (Basso Egitto, metà del IV secolo). Dopo il concilio di Calcedonia (451) il patriarcato aderisce al monofisismo. Da una rielaborazione e traduzione della liturgia di san Marco si svilupperanno anche il rito copto (egiziano) ed etiopico (abissino). I cristiani ortodossi invece, aderiscono più saldamente al rito bizantino e vengono chiamati, come nella Siria occidentale, Melchiti (gli imperiali).

Il polo ecclesiale che tuttavia occuperà la posizione di maggior rilievo nel bacino orientale è certamente Gerusalemme. Secondo il diritto ecclesiastico essa fu elevata a patriarcato solo durante i lavori del concilio di Calcedonia (451); ma il suo collegamento con la storia della salvezza cristiana la fa diventare, specialmente dal IV secolo, il luogo privilegiato di pellegrinaggi nonché vero “centro di devozione”. Costantino fece erigere numerose chiese, veri e propri punti di incontro di numerosi pellegrini e teatri di numerose liturgie. La pellegrina Egeria ci informa dettagliatamente su tali usanze e pratiche attraverso la sua opera “Il Diario di viaggio”. Le celebrazioni liturgiche di Gerusalemme vengono conosciute anche in altri paesi diventando veri e propri punti di riferimento. Importanti informazioni sulla liturgia di Gerusalemme ci sono fornite anche dalle Catechesi mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme e Giovanni. L’anafora di san Giacomo è la più utilizzata e incisiva; con essa anche la preghiera delle Ore e il ciclo delle feste di Gerusalemme divennero determinanti per altre chiese (così la Settimana santa e la celebrazione della Pasqua, l’Ascensione del Signore, Pentecoste e diverse feste mariane).

La maggiore diffusione tra le numerose liturgie orientali, tuttavia, l’ottenne quella bizantina. Le motivazioni furono molteplici: il patriarca di Bisanzio ottiene un rango preminente su tutti gli altri patriarchi dell’Oriente; complice la sua residenza nella città imperiale; gli antichi patriarcati di Antiochia e di Alessandria diventano monofìsiti e cadono ben presto sotto il potere dell’islam. Ulteriore slancio alla liturgia bizantina venne dato dall’attività missionaria dei Santi Cirillo e Metodio, dai quali viene tradotta in paleoslavo (seconda metà del IX secolo) diffondendosi pian piano nell’impero russo (987).

Le sue radici si estendono dapprima verso Antiochia e la Cappadocia, ma anche, con un movimento di ritorno verso Gerusalemme. La liturgia eucaristica più frequentemente utilizzata è quella di San Giovanni Crisostomo (354-407), che però fu completata solo nell’VIII secolo (in dodici giorni all’anno tuttavia, viene celebrata la liturgia di San Basilio).

Infine, è il caso di menzionare la liturgia georgiana, diffusa nell’ambito dell’attuale repubblica sovietica della Georgia. All’origine fortemente dipendente dall’Armenia e dalla Siria, venne più tardi “russificata”, e cioè cadde sotto l’influsso della liturgia bizantino-russa. La chiesa della Georgia è oggi anche membro del Consiglio ecumenico.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

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Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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