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​Comunità di Taizè: una “parabola di comunione”

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La comunità ecumenica che accoglie ogni anno migliaia di giovani celebra i 75 anni dalla fondazione. Gli auguri di papa Francesco

“Era il 20 agosto 1940 quando Roger Schutz arrivò a Taizé, un minuscolo villaggio quasi abbandonato nel cuore della Borgogna, terra d’origine della madre. Da quasi un anno la guerra incendiava l’Europa, ormai sprofondata nell’«ora delle tenebre». Nella prima enciclica il nuovo Papa l’aveva denunciata, dopo aver implorato chi correva verso l’abisso di fermarsi, ricordando in un estremo appello che «nulla è perduto con la pace». Il giovane pastore protestante svizzero arrivò in bicicletta su quella dolce collina, che sembrava avvolta da una pace irreale. La realtà era infatti ben diversa nella Francia invasa e divisa”. Tratteggia così, il direttore de L’Osservatore Romano (20 agosto), Giovanni Maria Vian, l’inizio della straordinaria avventura della Comunità ecumenica di Taizè e del suo fondatore, frere Roger, in occasione dell’intrecciarsi di tre anniversari: il 75° della fondazione (20 agosto), il centenario della nascita (12 maggio) di fratel Roger e il decimo della sua morte per mano di una donna con disturbi psichici il 16 agosto 2005. 

Il piccolo villaggio di Taizé, dove si era stabilito Schutz, era vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia. Sull’esempio di sua nonna che durante la prima guerra mondiale aveva aiutato le persone in pericolo, Schutz, insieme allasorella Geneviève, accolse ebrei e rifugiati e, al termine della guerra, anche prigionieri tedeschi internati in un campo vicino. Tutti condividevano il poco che c’era ma per discrezione Roger, pregava da solo nel bosco, per non creare disagio agli ospiti agnostici o ebrei, invitando ciascuno a pregare per proprio conto. Dopo la guerra alcuni altri giovani si unirono a Schtz che nell’inverno del 1952-53 scrisse la Regola di Taizè, esprimendo per i fratelli “l’essenziale permettendo la vita comune”, un progetto di comunità ecumenica che aiutasse la guarigione delle lacerazioni che dividono i cristiani.

La comunità aveva bisogno di una chiesa per officiare ma c’era solo la chiesetta romanica, cattolica, inattiva dal tempo della Rivoluzione francese. A dare il permesso al gruppo dei fratelli – tutti di fede protestante – intervenne il nunzio apostolico a Parigi, Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII.

Oggi la comunità di Taizè conta un centinaio di fratelli, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da quasi trenta nazioni. I fratelli vivono unicamente del proprio lavoro e non accettano doni. Alcuni di loro si sono stabiliti in piccole fraternità in Asia, Africa e America latina condividendo l’esistenza dei più poveri. Dopo la morte di frere Roger il priore della comunità è Frere Alois.

Nel corso degli anni, e soprattutto nel post-Concilio Vaticano II, a Taizè cominciò ad arrivare un numero sempre maggiore di giovani,attratti dal silenzio e dalla preghiera insieme tra cristiani nella Chiesa della Riconciliazione. Nella Pasqua del 1970 frere Roger convocò il Concilio dei giovani che fu celebrato nel 1974 con 40 mila giovani accolti sotto tendoni. Insieme ai giovani sulla collina di Taizè sono arrivati nel tempo anche uomini di Chiesa: il papa Giovanni Paolo II, quattro arcivescovi di Canterbury, metropoliti ortodossi, quattordici vescovi luterani di Svezia e pastori provenienti da tutto il mondo.

In occasione dell’Incontro europeo organizzato dalla Comunità di Taizé a Roma nel 2012, Papa Benedetto XVI ha definito frère Roger un “testimone instancabile del Vangelo della pace e della riconciliazione, animato dal fuoco di un ecumenismo della santità“. Un fuoco che lo ha spinto a fondare una comunità che può essere considerata una vera “parabola di comunione”.

“Cercando con passione l’unità della Chiesa, Corpo di Cristo – ha scritto papa Francesco nel messaggio per il 75° anniversario della Comunità -, frère Roger si è aperto ai tesori custoditi nelle diverse tradizioni cristiane, senza tuttavia compiere una rottura con la sua origine protestante. Con la perseveranza di cui ha dato prova durante la sua lunga vita, ha contribuito a modificare le relazioni tra cristiani ancora separati, tracciando per molti un cammino di riconciliazione”. 

Non è solo l’ecumenismo la chiave del “successo” di Taizè, ma la capacità di porsi accanto ai giovani.

“Frère Roger – ha scritto ancora papa Francescocapiva le nuove generazioni; aveva fiducia in loro. Egli ha fatto di Taizé un luogo d’incontro dove giovani di tutto il mondo si sentono rispettati e accompagnati nella loro ricerca spirituale“.

“Fratel Roger – ha scritto il Patriarca Bartolomeo in un messaggio alla Comunità di Taizè per il suo anniversario – ha lasciato come testamento spirituale la speranza che è rivolta verso il futuro, vale a dire che è radicata nelle giovani generazioni. Rendiamo omaggio all’importante missione della comunità di Taizé verso questo ecumenismo della vita che trova la sua fonte in uno spirito di scambio fraterno, nella fedeltà alla sacra Scrittura e ai padri della Chiesa”.

Per il segretario generale della Federazione luterana mondiale, Martin Jungenegli ultimi 70 anni, centinaia di migliaia di donne e uomini di tutto il mondo, con diversi percorsi personali ed esperienze di fede differenti, sono stati trasformati dalla spiritualità di Taizé semplice e profondamente radicata nella preghiera di ascolto che apre la via a un incontro ravvicinato con Dio e, attraverso di essa, al servizio verso il prossimo”.

Frère Roger – conclude il messaggio papa Francescoha amato i poveri, i diseredati, quanti, apparentemente, non contano nulla. Ha mostrato, con la sua esistenza e con quella dei suoi fratelli, che la preghiera va di pari passo con la solidarietà umana. Rendo grazie a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per il dono della vita di frère Roger, fino alla sua morte violenta. Possa la Comunità di Taizé mantenere sempre ardenti la testimonianza che ha reso a Cristo risorto e l’appello che ha incessantemente rinnovato a «scegliere di amare»”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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La comunità ecumenica che accoglie ogni anno migliaia di giovani celebra i 75 anni dalla fondazione. Gli auguri di papa Francesco

“Era il 20 agosto 1940 quando Roger Schutz arrivò a Taizé, un minuscolo villaggio quasi abbandonato nel cuore della Borgogna, terra d’origine della madre. Da quasi un anno la guerra incendiava l’Europa, ormai sprofondata nell’«ora delle tenebre». Nella prima enciclica il nuovo Papa l’aveva denunciata, dopo aver implorato chi correva verso l’abisso di fermarsi, ricordando in un estremo appello che «nulla è perduto con la pace». Il giovane pastore protestante svizzero arrivò in bicicletta su quella dolce collina, che sembrava avvolta da una pace irreale. La realtà era infatti ben diversa nella Francia invasa e divisa”. Tratteggia così, il direttore de L’Osservatore Romano (20 agosto), Giovanni Maria Vian, l’inizio della straordinaria avventura della Comunità ecumenica di Taizè e del suo fondatore, frere Roger, in occasione dell’intrecciarsi di tre anniversari: il 75° della fondazione (20 agosto), il centenario della nascita (12 maggio) di fratel Roger e il decimo della sua morte per mano di una donna con disturbi psichici il 16 agosto 2005. 

Il piccolo villaggio di Taizé, dove si era stabilito Schutz, era vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia. Sull’esempio di sua nonna che durante la prima guerra mondiale aveva aiutato le persone in pericolo, Schutz, insieme allasorella Geneviève, accolse ebrei e rifugiati e, al termine della guerra, anche prigionieri tedeschi internati in un campo vicino. Tutti condividevano il poco che c’era ma per discrezione Roger, pregava da solo nel bosco, per non creare disagio agli ospiti agnostici o ebrei, invitando ciascuno a pregare per proprio conto. Dopo la guerra alcuni altri giovani si unirono a Schtz che nell’inverno del 1952-53 scrisse la Regola di Taizè, esprimendo per i fratelli “l’essenziale permettendo la vita comune”, un progetto di comunità ecumenica che aiutasse la guarigione delle lacerazioni che dividono i cristiani.

La comunità aveva bisogno di una chiesa per officiare ma c’era solo la chiesetta romanica, cattolica, inattiva dal tempo della Rivoluzione francese. A dare il permesso al gruppo dei fratelli – tutti di fede protestante – intervenne il nunzio apostolico a Parigi, Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII.

Oggi la comunità di Taizè conta un centinaio di fratelli, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da quasi trenta nazioni. I fratelli vivono unicamente del proprio lavoro e non accettano doni. Alcuni di loro si sono stabiliti in piccole fraternità in Asia, Africa e America latina condividendo l’esistenza dei più poveri. Dopo la morte di frere Roger il priore della comunità è Frere Alois.

Nel corso degli anni, e soprattutto nel post-Concilio Vaticano II, a Taizè cominciò ad arrivare un numero sempre maggiore di giovani,attratti dal silenzio e dalla preghiera insieme tra cristiani nella Chiesa della Riconciliazione. Nella Pasqua del 1970 frere Roger convocò il Concilio dei giovani che fu celebrato nel 1974 con 40 mila giovani accolti sotto tendoni. Insieme ai giovani sulla collina di Taizè sono arrivati nel tempo anche uomini di Chiesa: il papa Giovanni Paolo II, quattro arcivescovi di Canterbury, metropoliti ortodossi, quattordici vescovi luterani di Svezia e pastori provenienti da tutto il mondo.

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“Cercando con passione l’unità della Chiesa, Corpo di Cristo – ha scritto papa Francesco nel messaggio per il 75° anniversario della Comunità -, frère Roger si è aperto ai tesori custoditi nelle diverse tradizioni cristiane, senza tuttavia compiere una rottura con la sua origine protestante. Con la perseveranza di cui ha dato prova durante la sua lunga vita, ha contribuito a modificare le relazioni tra cristiani ancora separati, tracciando per molti un cammino di riconciliazione”. 

Non è solo l’ecumenismo la chiave del “successo” di Taizè, ma la capacità di porsi accanto ai giovani.

“Frère Roger – ha scritto ancora papa Francescocapiva le nuove generazioni; aveva fiducia in loro. Egli ha fatto di Taizé un luogo d’incontro dove giovani di tutto il mondo si sentono rispettati e accompagnati nella loro ricerca spirituale“.

“Fratel Roger – ha scritto il Patriarca Bartolomeo in un messaggio alla Comunità di Taizè per il suo anniversario – ha lasciato come testamento spirituale la speranza che è rivolta verso il futuro, vale a dire che è radicata nelle giovani generazioni. Rendiamo omaggio all’importante missione della comunità di Taizé verso questo ecumenismo della vita che trova la sua fonte in uno spirito di scambio fraterno, nella fedeltà alla sacra Scrittura e ai padri della Chiesa”.

Per il segretario generale della Federazione luterana mondiale, Martin Jungenegli ultimi 70 anni, centinaia di migliaia di donne e uomini di tutto il mondo, con diversi percorsi personali ed esperienze di fede differenti, sono stati trasformati dalla spiritualità di Taizé semplice e profondamente radicata nella preghiera di ascolto che apre la via a un incontro ravvicinato con Dio e, attraverso di essa, al servizio verso il prossimo”.

Frère Roger – conclude il messaggio papa Francescoha amato i poveri, i diseredati, quanti, apparentemente, non contano nulla. Ha mostrato, con la sua esistenza e con quella dei suoi fratelli, che la preghiera va di pari passo con la solidarietà umana. Rendo grazie a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per il dono della vita di frère Roger, fino alla sua morte violenta. Possa la Comunità di Taizé mantenere sempre ardenti la testimonianza che ha reso a Cristo risorto e l’appello che ha incessantemente rinnovato a «scegliere di amare»”.

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